Obama_Casa Bianca
STRATEGIA 14 Ottobre Ott 2014 2344 14 ottobre 2014

Isis, vertice negli Usa, Obama: «Sarà una guerra lunga»

In America i generali di 22 Stati della coalizione. Verso un maggior impegno.

  • ...

Barack Obama.

I raid su Iraq e Siria sono solo il primo capitolo di una lunga guerra. A ribadirlo, il 14 ottobre, è stata la Casa Bianca, aggiungendo che la strategia contro l'Isis «sta funzionando».
Forse, però, non basta. Barack Obama lo sa bene, e per questo ha convocato un vero e proprio 'vertice di guerra' della coalizione internazionale contro i jihadisti, mentre si continua a combattere duramente per impedire agli uomini del 'califfo' al Baghdadi di impadronirsi della città siriana di Kobane e dell'aeroporto di Baghdad.
APPELLO DI OBAMA AL MONDO. «Sarà una campagna molto lunga. Ci saranno periodi in cui si faranno progressi e periodi in cui ci saranno battute d'arresto», ha ammesso lo stesso presidente americano, invocando una coalizione che coinvolga «il mondo intero» e lanciando un appello agli alleati a «restare uniti» in quella che ha descritto come «una battaglia non solo militare ma anche ideologica».
Nella base di Andrews, in Maryland (quella dell'Air Force One), si sono ritrovati i generali di 22 Paesi occidentali e arabi, compresa l'Italia rappresentata dal capo di stato maggiore, l'ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. Presente anche un alto ufficiale dell'esercito dell'Iraq, mentre non è stata invitata l'opposizione siriana.
Obiettivo: fare il punto della situazione sul campo e valutare ulteriori opzioni in grado di rendere più efficace l'azione degli alleati, ha spiegato la Casa Bianca. Prima che sia troppo tardi.
NON SI FERMA L'AVANZATA DELL'ISIS. Appare chiaro a tutti, infatti, che a due mesi dall'inizio dei raid aerei l'avanzata dell'esercito dello stato islamico non si sia fermata. Con i bombardamenti che nelle ultime ore vengono condotti a un ritmo senza precedenti, come ha informato lo stesso Pentagono. Ma, nonostante le perdite inflitte ai jihadisti e i danni provocati a centinaia di mezzi e infrastrutture che erano nelle loro mani, i fatti rischiano di precipitare.
La conquista di Kobane, al confine della Turchia e dunque alle porte della Nato, acquisterebbe per l'Isis innanzitutto un enorme significato simbolico. La presa dell'aeroporto di Baghdad, invece, sarebbe un vero e proprio disastro, e per evitarlo, con i militanti dell'Isis oramai giunti a poco più di 12 chilometri, la sensazione è che gli Usa e i loro alleati siano pronti a tutto.

Consiglieri militari Usa pronti a intervenire

Segretario di Stato americano John Kerry.

Gli americani hanno in Iraq già 1.600 'consiglieri militari', la maggior parte nella capitale. Di fatto uomini delle unita' speciali delle forze armate, come i Berretti verdi, i Delta force e i Navy seals, pronti a intervenire.
Finora Obama ha ribadito con fermezza la linea del no boots on the ground, vale a dire nessun soldato impegnato in missioni di combattimento.
AL FIANCO DEGLI IRACHENI. Ma sono in molti a credere che le forze irachene - incapaci da sole di contenere l'esercito jihadista, nonostante il sostegno dei raid - presto e almeno in alcune occasioni possano essere affiancate in prima linea da commando americani.
Non sarebbe un coinvolgimento militare come nella precedente guerra in Iraq, ma il confine diverrebbe sempre più labile. E le prospettive sul futuro ruolo delle truppe Usa sempre più incerte. Con Obama combattuto tra l'esigenza di fare di più per fermare l'Isis e il rischio - come ha scritto qualcuno - di un nuovo Vietnam.
MASSIMO RISERBO SUL SUMMIT. Sul summit alla base di Andrews, chiaramente, vige il massimo riserbo e la massima segretezza. Ma è chiaro che questi siano stati gli argomenti sul tavolo, oltre alla discussione su come rafforzare e rendere più efficace il coordinamento tra tutti gli alleati, anche quelli che non partecipano ai bombardamenti aerei.
E nonostante il portavoce del Consiglio sulla sicurezza nazionale della Casa Bianca dica che la riunione non è destinata a produrre «annunci spettacolari» nei prossimi giorni, quasi tutti gli osservatori ed esperti si attendono un imminente cambio di rotta.
A partire, probabilmente, da un'ulteriore accelerazione dei raid, a cui potrebbero aderire un numero maggiore di alleati. Intanto, una mano è in arrivo anche dalla Russia: il segretario di Stato Usa John Kerry e il suo omologo russo Sergey Lavrov hanno concordato a Parigi di intensificare lo scambio di informazioni sull'Isis.

Correlati

Potresti esserti perso