Condannata Morte Iran 140929215111
DIRITTI UMANI 15 Ottobre Ott 2014 1427 15 ottobre 2014

Iran, nessun perdono per Reyhaneh Jabbari

La donna ha ucciso un uomo per difendersi da un tentativo di stupro.

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La 26enne Reyhaneh Jabbari.

Nessun perdono per Reyhaneh Jabbari, la giovane iraniana che ora rischia l'impiccagione per l'uccisione di un uomo che avrebbe tentato una violenza sessuale. In un ultimo incontro i familiari della vittima, prima di negare il perdono, avevano chiesto inutilmente a Reyhaneh di smentire la sua versione. Lo ha reso noto il sito notonemoreexecution.org.
La sentenza era stata sospesa l'8 ottobre in attesa che la famiglia dell'uomo ucciso si pronunciasse sulla richiesta della donna.
Il perdono è parte integrante del diritto iraniano, che prevede che il condannato paghi alla famiglia della vittima «un prezzo del sangue» (diyeh) se questa acconsente alla revoca della pena capitale.
RIFIUTA DI SMENTIRE L'ACCADUTO. Ma il figlio della vittima ha negato il perdono perchè vuole che la ragazza smentisca il tentativo di violenza, restituendo così l'onore alla memoria del padre. Una smentita che però la ragazza non ha voluto dare.
Il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz ha scritto una lettera al presidente del parlamento iraniano Ali Larijani, esprimendo la «grave preoccupazione» dell'assemblea. Nella missiva Schulz ha chiesto per la giovane «un trattamento umano nel rispetto del diritto internazionale».
Secondo l'autorevole quotidiano moderato Hamshari, quello reso noto mercoledì 15 ottobre è il secondo di due incontri tra i familiari della vittima e quelli di Reyhaneh, e stavolta era presente anche la stessa giovane. Ma il giudice, interpellato dal quotidiano, ha riferito che proseguono ancora i tentativi per ottenere il perdono.
ESPONENTI DEL GOVERNO PRESENTI ALL'INCONTRO. La vicenda è stata complicata da una serie di falsità che sarebbero state pubblicate sul caso e da un clima antigovernativo alimentato da alcuni siti. All'incontro, ha confermato al sito di Radio Vaticana Taher Djafarizad, portavoce dell'organizzazione 'Neda Day', erano presenti due esponenti del governo iraniano, i genitori e l'avvocato di Reyhaneh, e il figlio maggiore della vittima.
La madre di Reyhaneh ha supplicato l'uomo di perdonare la figlia, ma questa, ha sottolineato Djafarizad, «preferisce essere impiccata che dire una bugia». Reyhaneh era stata arrestata nel luglio 2007, quando aveva 19 anni, per aver ucciso con una coltellata alla schiena l'ex funzionario dell'intelligence Morteza Sarbandi, che l'avrebbe condotta in un appartamento disabitato.
Per la sua salvezza è partita una campagna su Facebook che ha raccolto 200 mila adesioni, si sono mobilitate organizzazioni come Amnesty international e vi è anche l'attenzione dell'Onu e della Ue, mentre il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha di recente auspicato che la sentenza sia riesaminata nel rispetto delle procedure iraniane.
LA FAMIGLIA DI LEI HA PROPOSTO UN EVENTO INTITOLATO ALLA VITTIMA. Nel sostenere che «la repentina accelerazione» degli eventi «è sicuramente motivata» dalla volontà di Teheran di mettere l'opinione pubblica internazionale di fronte al fatto compiuto, il senatore del Partito democratico Lodovico Sonego ha dichiarato in una nota che «è decisivo» proseguire la «mobilitazione internazionale» anche «in queste ore».
In un ultimo tentativo di convincere la famiglia dell'ucciso al perdono, i parenti di Reyhaneh - la cui madre è una nota attrice di teatro - avevano promesso di istituire una fondazione intitolata alla vittima e di radunare i personaggi dell'arte e dello spettacolo in un evento pubblico in sua memoria. La stessa ragazza aveva scritto una lettera alla famiglia di Sarbandi, chiedendo perdono per il dolore arrecato a ciascuno di loro. Ma la contropartita richiesta dai familiari, evidentemente, è per lei troppo alta.

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