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DIRITTI CIVILI 16 Ottobre Ott 2014 1724 16 ottobre 2014

Bologna, chiede riconoscimento adozione gay: no della procura

È una italiana sposata negli Usa. Attesa la decisione del tribunale dei minori.

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Un'aula di tribunale.

Una insegnante universitaria, di origine americana ma con cittadinanza italiana, ha chiesto il riconoscimento dell'adozione della figlia della moglie presso il tribunale dei minori dell'Emilia-Romagna.
ADOZIONE NEGLI USA. Negli Stati Uniti le due donne sono diventate entrambe madri, con la fecondazione da donatore anonimo. Poco dopo le nascite di una bimba e di un bimbo, ciascuna ha ottenuto l'adozione del figlio dell'altra, con sentenze di tribunali americani che hanno attribuito ad entrambe le responsabilità genitoriali.
COPPIA SPOSATA NEL 2013. Nel 2013 la coppia si è sposata e nello stesso anno alla professoressa è stata attestata la cittadinanza italiana per discendenza: la donna ha preso quindi la residenza a Bologna, dove la famiglia si è trasferita, e ha chiesto al tribunale che venga riconosciuta anche in Italia l'adozione della figlia.
Nel frattempo all'altro bambino della coppia è stata attribuita la cittadinanza italiana per discendenza dalla madre cittadina, mentre l'altra madre e la figlia godono di permesso di soggiorno europeo concesso nel 2013 dalla questura di Bologna per ragioni familiari, in virtù dell'accertamento di un valido nucleo familiare costituito all'estero.
PER LA PROCURA SI VIOLA LA LEGGE. Conclusa la fase istruttoria, si sta attendendo la decisione del collegio dei giudici, con il parere negativo e già depositato della procura, dove si sottolinea come un accoglimento sarebbe contrario alla legge italiana.
L'avvocato Claudio Pezzi, che assiste l'insegnante, ha presentato ricorso richiamandosi ai principi della Convenzione di Strasburgo sui diritti umani e alla giurisprudenza europea formatasi attorno ad essi.
«TUTELARE IL DIRITTO ALLA VITA FAMILIARE». Pezzi ha fatto notare come la richiesta «che è espressa anche nell'interesse della minore, si fonda sull'esigenza di tutelare il diritto alla vita familiare della figlia», che fin dalla nascita vive «in un rapporto di filiazione con entrambe le madri (la madre biologica e la madre adottiva) e nella relazione con il fratello».
«DISCRIMINAZIONE RISPETTO AL FRATELLO». Il ricorso ha fatto inoltre notare «il grave ed oggettivo vulnus» per la minore, che deriverebbe dal mancato riconoscimento dell'adozione.
In questa ipotesi, infatti, la bambina si vedrebbe privata oltre che dei legami familiari anche «del diritto di cittadinanza italiana e europea, che le deriva quale figlia di cittadina italiana» e sarebbe vittima di «un'incomprensibile discriminazione» rispetto al fratello.

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