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RIVELAZIONI 16 Ottobre Ott 2014 1932 16 ottobre 2014

Mafia, per il Sismi Napolitano rischiò un attentato

L'attuale capo di Stato sarebbe finito nel mirino di Cosa Nostra nell'estate 1993.

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Giorgio Napolitano.

Nell'agosto del 1993 il Sismi informò Viminale, Difesa, carabinieri, Guardia di finanza e Sisde che esisteva un rischio attentati nei confronti di Giorgio Napolitano e Giovanni Spadolini, all'epoca presidenti di Camera e Senato.
La procura di Palermo ha ora depositato la nota con cui gli 007 comunicarono l'allarme al processo sulla trattativa Stato-mafia.
UNA FONTE CONFIDENZIALE. A comunicare al Sismi il pericolo fu una fonte confidenziale: il 29 luglio del 1993 in una nota interna riservata, il Servizio militare mise per iscritto il rischio attentato a Spadolini e Napolitano indicando anche il periodo in cui si sarebbe dovuto compiere e cioè tra il 15 e il 20 agosto di quell'anno.
ALLARME AI MINISTERI. Dopo qualche giorno, il 4 agosto, verificata l'attendibilità della fonte confidenziale di cui non è stato indicato il nome, l'allarme venne diramato ai due ministeri, agli organi di polizia e al Sisde. A fine mese dello stesso anno il Sismi tornò a parlare della vicenda, dicendo che altri riscontri avrebbero confermato l'attendibilità del confidente e precisando che solo il potenziamento del sistema di sicurezza predisposto per le due personalità politiche, avrebbe evitato gli attentati.
Le note del Servizio, depositate al processo, seguirono le bombe di Firenze, Milano e Roma. Nella Capitale la mafia, il 28 luglio 1993, fece attentati nelle chiese di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano. I pm stanno cercando di capire se ci sia un nesso tra i luoghi di culto scelti, che portano il nome di San Giorgio e San Giovanni, e il progetto attentati a Napolitano e Spadolini.

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