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GRANDI OPERE 16 Ottobre Ott 2014 0558 16 ottobre 2014

Venezia, grandi navi: due progetti in lizza

Il Contorta ha goduto dell'iter accelerato. Casson: «Rischiamo un altro scandalo».

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da Venezia

Lo spettro della vicenda Mose continua ad aggirarsi lungo i canali della laguna di Venezia.
Ma stavolta i guai si addensano intorno alla questione delle grandi navi da crociera.
In particolare, al centro della questione, c'è la scelta tra due progetti antagonisti: lo scavo del nuovo Canale Contorta e la costruzione di un terminal da posizionare nella Bocca di Porto del Lido. Si tratta di progetti nati per rispondere al divieto del passaggio degli enormi battelli davanti a Piazza San Marco, veto introdotto con il decreto Clini-Passera all’indomani del naufragio della Concordia.
CASSON: «MOSE BIS? RISCHIO CONSISTENTE». «Il rischio di vedere replicato lo scandalo del Mose è molto consistente», avverte il senatore Pd Felice Casson parlando con Lettera43.it, «soprattutto finché si ignora la normativa vigente».
L’unica salvezza, continua il politico di centrosinistra, «è quella di seguire le procedure indicate dal Senato e dal Comune di Venezia», ovvero confrontare tutte le soluzioni possibili, sottoponendole a corrette procedure di valutazione di impatto sul territorio e al confronto pubblico.
ITER ACCELERATO PER IL CANALE CONTORTA. Invece per una di queste, quella del Contorta, si è schiacciato sull’acceleratore, concedendo 30 giorni invece di 60 per le osservazioni, richiamandosi al codice dei contratti e non al codice dell’ambiente che prevede tempi più lunghi e un dibattito pubblico.
Tanto che la commissione Via (Valutazione impatto ambientale) della Regione Veneto ha dovuto scrivere una lettera al governo per chiedere conto della cosa.

L'itineriario del Canale Contorta.

Canale Contorta: pronto in 19 mesi, costa 148 milioni

Il primo progetto a essere depositato è stato quello proposto dall’Autorità Portuale, guidata da Paolo Costa, ed è lo scavo del Canale Contorta-Sant’Angelo, benedetto lo scorso agosto dal Comitatone, che riunisce ministri competenti, enti locali e soggetti coinvolti.
Si tratta di un canale lungo cinque chilometri per 100 metri di larghezza e 10,5 di profondità, un’opera che Costa presenta come «adeguamento della via d’acqua di accesso alla Marittima».
«ADEGUAMENTO? NO, NUOVA OPERA». Ma gli ambientalisti su questo hanno molto da dire: non è un adeguamento ma una nuova opera, sostengono. Ora infatti il Contorta è solo una via d’acqua larga pochi metri e profonda appena per far passare imbarcazioni lagunari.
Costa chiama in causa un altro aspetto legato al suo progetto, e cioè le opere di salvaguardia: con i fanghi scavati dal canale saranno costruite velme e barene ai lati, strutture artificiali che, sottolinea, saranno importanti per arrestare il problema di erosione dei fondali, molto grave in questa zona centrale della laguna perché già compromessa dopo lo scavo negli Anni 60 del Canale dei Petroli per far arrivare petroliere e navi merci nella zona industriale di Porto Marghera.
INDOTTO DA MEZZO MILIARDO. L’opera Contorta costerà 148 milioni di euro, di cui 43 per lo scavo del canale, 71 per velme e barene, 34 per il riposizionamento dei sottoservizi. In 19 mesi il canale sarà pronto.
Dice Costa: «Questo è l’unico progetto capace di soddisfare i due obiettivi di togliere le navi dal Bacino di San Marco e mantenere l’eccellenza dell’avanzato terminal crocieristico della Marittima». Al suo fianco ci sono i lavoratori del porto, trasbagagli, piloti del porto, lavoratori spaventati dall’idea di perdere il posto e organizzati nel Comitato Cruise Venice. Del resto si parla di 5 mila posti e un indotto economico di mezzo miliardo.
I NO GRANDI NAVI INSORGONO. Lo schieramento opposto è occupato dal gruppo ambientalista No Grandi Navi i cui sono confluiti parte dei No Mose, preoccupati per le ricadute su idrodinamica ed ecosistema lagunare che lo scavo avrà. Contrari anche Andreina Zitelli, ex membro della commissione Via nazionale, autrice della prima osservazione presentata contro il Contorta, dove sostiene che il progetto sta seguendo una procedura illegittima. E il Gruppo 25 aprile, il cui portavoce, Marco Gasparinetti, ha già spedito una diffida ai ministeri di Ambiente, Infrastrutture e Beni culturali: contesta la competenza dell’Autorità Portuale come proponente del progetto, e il ricorso a procedure accelerate. Costa alle accuse replica così: «Chi ritiene che la forma di un procedimento sia violata faccia ricorso al Tar, è la comunità internazionale a chiederci di fare presto, qualunque progetto venga scelto andrà inserito in legge obiettivo (che prevede una procedura accelerata, ndr), è questione di buonsenso».

Il progetto Venis Cruise 2.0.

Venis Cruise 2.0: pronto in due anni, costa 128 milioni

Il secondo progetto al vaglio si chiama Venis Cruise 2.0, un terminal crocieristico all’avanguardia da posizionare nella bocca di Porto del Lido.
Lo hanno presentato nel disegno definitivo solo a inizio ottobre l’ex viceministro dei Trasporti del secondo governo Prodi, Cesare De Piccoli, e la società internazionale di ingegneria con sede a Genova, la Duferco Engineering. Può ospitare cinque navi da crociera, su un pontile di quasi un chilometro, largo 34 metri, su tre piani (a terra i magazzini, al primo piano una galleria munita di tapis roulant e al terzo i gate sul modello degli aeroporti). Sei motonavi con motori elettrici porteranno ciascuna 1.200 passeggeri dal check in al terminal. Anche merci e valigie viaggeranno via acqua, su chiatte galleggianti.
DE PICCOLI: «DUE PESI, DUE MISURE». Pronto in due anni, con una spesa di 128 milioni di euro, è capace di movimentare fino a 24 mila crocieristi al giorno. Piace agli ambientalisti perché è reversibile. La domanda a questo punto è: è sostenibile per le compagnie di navigazione che dovranno vedersela con costi maggiori dovuti a una rottura di carico? De Piccoli replica: «Si attivi un tavolo tecnico ministeriale». E lancia a Costa un appello: «Smettiamola con le furbizie procedurali, basta con le forzature sulle procedure di Via, ma avviamo un confronto, è un’anomalia che ci siano due progetti sullo stesso piano ma che per valutarli si usino due procedure diverse».
L'IPOTESI DI UNA PARTNERSHIP PUBBLICO-PRIVATO. L’amministrazione delegato della Duferco Antonio Gozzi lancia l’idea di una partnership pubblico-privato, e spiega a Lettera43.it: «È un progetto complesso, serve un privato per gestirlo, si faccia il pontile, opera demaniale che sorge su terreno demaniale a carico della finanza pubblica, e quello che ci sta sopra a spese di un privato che naturalmente salderà la concessione».
Il 17 ottobre intanto scade il termine per la presentazione delle osservazioni al progetto Contorta. Anche le agenzie marittime e turistiche chiedono di fare presto, perché data la situazione incerta già le ammiraglie di Msc sono state spostate su Genova e Civitavecchia. «Se non si trova una soluzione», assicura Filippo Olivetti, amministratore delegato dell’agenzia Bassani, «salta l’industria crocieristica non solo di Venezia ma a catena di tutta Italia».

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