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STUDIO 17 Ottobre Ott 2014 2001 17 ottobre 2014

Matera Capitale europea della cultura 2019: gli effetti sull'economia

Budget medio di 64 milioni, ma dall'Ue solo briciole. Ricadute positive sul turismo: +11%.

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La città di Matera ha conquistato il titolo di Capitale europea della cultura 2019. Un risultato che promette di avere un forte impatto sulla città lucana, non solo in termini simbolici e di prestigio, ma anche economici.
Uno studio realizzato dal Parlamento europeo nel 2013 sulle Capitali europee della cultura, infatti, ha evidenziato come questo riconoscimento sia in grado di incrementare il turismo nei centri poco visitati, mentre gli effetti in termini di sviluppo urbanistico sono risultati molto più variabili.
PROGRAMMA NATO NEL 1985. Il programma delle capitali europee della cultura è nato nel 1985 e si è nel tempo espanso attraversando tre fasi distinte. Le istituzioni europee hanno già in cantiere un'ulteriore fase, per il perido compreso tra il 2020 e il 2033. L'Italia è stata finora rappresentata da Firenze nel 1986, Bologna nel 2000, Genova nel 2004. Nel 2019 sarà invece la volta di Matera.
PIÙ FONDI AI CENTRI PIÙ POPOLATI. Per quanto riguarda il budget, lo studio ha mostrato l'esistenza di una notevole differenza tra gli stanziamenti, in base alle caratteristiche delle città vincitrici. Normalmente i centri più popolosi sono riusciti a ottenere più fondi. Dal 2005 al 2013 il budget medio si è attestato intorno ai 64 milioni di euro, mentre partendo dal 1985 la media si attesterebbe sui 37 milioni.
I RECORD DI ISTANBUL E TALLIN. Istanbul nel 2010 e Liverpool nel 2008 hanno tuttavia superato di gran lunga la media, raggiungendo i 100 milioni di euro. Sul fronte opposto, città come Cork (2005), Sibiu (2007), Vilnius (2009) e  Tallinn (2011) hanno potuto contare su una dotazione inferiore ai 20 milioni. Genova, nel 2004, ha ottenuto circa 35 milioni.
L'UE FINANZIA SOLO IL 4%. Ma da chi provengono i finanziamenti? Generalmente sono quelli pubblici a prevalere, erogati da enti nazionali o locali entrambi con una media del 34% sul totale. Gli interventi dell'Unione europea sono stati invece marginali e hanno inciso solo per il 4%, mentre le sponsorizzazioni hanno pesato per il 15%.
SPESE PRINCIPALI PER LA PROGRAMMAZIONE. I fondi sono stati storicamente spesi soprattutto per la programmazione, anche artistica. Ma una quota non irrilevante è stata assorbita dalla macchina organizzativa, per fare comunicazione e per il marketing. A partire dal 1996, poi, sono cresciute le spese per le infrastrutture, soprattutto nelle grandi città.
TURISMO: IN UN ANNO +11%. Le città elette hanno visto crescere i pernottamenti nell'anno di designazione a Capitale europea della cultura in media dell'11%. Un effetto benefico particolarmente sensibile e incisivo, soprattutto per le località meno frequentate. La crescita è dimostrata nel breve e medio termine, ma si possono avere effetti benefici anche a lungo termine.
IMPULSO AL RESTAURO DEGLI EDIFICI. A partire dalla metà degli Anni 90, le capitali della cultura sono state protagoniste anche di uno sviluppo infrastrutturale, spesso legato al restauro degli edifici esistenti. Solo un quinto delle città, finora, ha avuto però un grande programma infrastrutturale legato all'evento. Città storiche come Salonicco, Oporto, Genova, Istanbul non hanno avuto impatti urbanistici rilevanti.

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