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CRIMINALITÀ 17 Ottobre Ott 2014 1130 17 ottobre 2014

Tangenti all'Agenzia delle entrate di Roma: tre arresti

L'accusa è di tentata concussione. Chiedevano denaro in cambio della riduzione delle sanzioni.

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Scandalo tangenti all'Agenzia delle entrate di Roma.

Tre ordinanze di custodia cautelare, due in carcere e una ai domiciliari, sono state eseguite venerdì 17 ottobre dalla guardia di finanza di Roma nei confronti di due ispettori dell'agenzia delle Entrate e di un cugino di uno di questi. L'accusa è di tentata concussione in relazione a promesse di riduzioni di sanzioni in cambio di denaro.
TRE PERSONE ARRESTATE. I provvedimenti, emessi dal giudice per l'indagine preliminare Simonetta D'Alessandro su richiesta del pubblico ministero Mario Palazzi, sono stati notificati agli ispettori Giuseppe Costantini, già destinatario di un analogo provvedimento il 29 luglio, e Alberto Mario Gloria.
A entrambi, finiti a Regina Coeli, si contestano due tentativi di concussione.
Gli arresti domiciliari sono stati disposti per Antonio Beltri, cugino di Costantini, ritenuto un intermediario. L'operazione è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione della direzione generale del Lazio dell'Agenzia delle entrate.
TANGENTE DA 50 MILA EURO. Da quanto si è appreso, nel mirino è finita una tangente da 50 mila euro per 'sistemare' la verifica fiscale in corso ed evitare contestazioni.
Secondo quanto ricostruito da investigatori e inquirenti, Costantini - già arrestato ad agosto con un'accusa analoga - e Gloria avrebbero chiesto il denaro a un ristoratore romano. I due si sono presentati per un controllo fiscale e, dopo i primi accertamenti, hanno sostenuto che sulla base dei loro calcoli stavano emergendo maggiori ricavi non dichiarati per 1 milione.
SOLDI PER EVITARE I RILIEVI. Quando il commerciante ha sottolineato che ciò era impossibile, ha scritto il gip nell'ordinanza di arresto, «Gloria faceva presente che sarebbe stato possibile abbattere il rilievo, e anche escluderlo», qualora il ristoratore «avesse corrisposto loro una somma di 25 mila euro, successivamente lievitata a 50 mila» perché, «a detta del Gloria, doveva essere successivamente divisa in ufficio con altre persone». Costantini infatti «aveva un capo a cui fare riferimento».
PROSIEGUO DELL'INDAGINE. L'indagine che ha portato in carcere i due ispettori è il prosieguo di quella che già a luglio aveva consentito al gip di emettere un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dello stesso Costantini e di un altro funzionario dell'Agenzia delle entrate.
Anche in quel caso a denunciare l'episodio fu un ristoratore al quale i funzionari pubblici avevano rivolto un'analoga richiesta di denaro per sistemare le verifiche fiscali.
«Le indagini successive», ha scritto il giudice nel provvedimento di arresto per Costantini e Gloria, «hanno confermato quanto emergeva dai primi accertamenti e cioè come, tenuto conto delle peculiari modalità dell'agire concussivo, quell'episodio rappresentasse solo la 'punta di un iceberg' di una più diffusa condotta infedele da parte di funzionari appartenenti all'Agenzia dell'entrate».

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