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CHIESA 18 Ottobre Ott 2014 2045 18 ottobre 2014

Il Sinodo si spacca su unioni gay e divorziati

Sì a maggioranza alla relazione finale. Non c'è il quorum sui temi più spinosi.

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Papa Francesco durante il sinodo.

Il Sinodo si è spaccato sull'accoglienza delle coppie omosessuali e sulla controversa questione della comunione ai divorziati risposati. Nella giornata di domenica 19 ottobre si è celebrata la messa conclusiva celebrata da Papa Francesco, cha ha beatificato Paolo VI. Ma già nella serata di sabato i vescovi hanno approvato a maggioranza la Relatio synodi (leggi il pdf), il documento finale della riunione consultiva sulla famiglia convocata dal pontefice. In merito ai due temi più delicati è fallito il quorum dei due terzi, la maggioranza «qualificata» adottata come soglia per considerare il passaggio specifico come «espressione del sinodo».
Il testo, fortemente emendato con 470 modifiche totali rispetto al documento intermedio, è stato votato in ogni suo paragrafo: i vescovi e gli altri membri del Sinodo si sono espressi su ciascuno dei 62 punti, con un voto elettronico che prevedeva soltanto l'opzione «placet» o «non placet».
Il paragrafo sulla questione più dibattuta, la possibilità di cambiare la disciplina sull'ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati, non ha raggiunto il quorum dei due terzi, attestandosi a 104 favorevoli e 74 contrari. Stessa sorte è toccata al testo sulle famiglie omosessuali, che ha ottenuto 118 placet e 62 non placet.
DIVORZIATI: «DISTINZIONI TRA PECCATO E ATTENUANTI». Il paragrafo 52, sulla possibilità che divorziati e risposati accedano ai sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia, ha suscitato le maggiori divergenze. Nel passo si sottolinea che va tenuta «ben presente la distinzione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti», ma per la decisione definitiva i padri hanno di fatto rimandato al Sinodo che si terrà nell'ottobre 2015, in attesa di risolvere la frattura tra coloro che «hanno insistito a favore della disciplina attuale» e quanti si sono espressi per un'accoglienza «non generalizzata».
Particolarmente critico anche il paragrafo successivo, nel quale viene sollecitato «un approfondimento» sulla teoria sostenuta da alcuni padri, che si sono domandati perché le persone conviventi non possano ricorrere alla comunione sacramentale, dato che la Chiesa li ammette a quella «spirituale».
«NESSUNA ANALOGIA TRA UNIONI GAY E FAMIGLIA». È scomparso, invece, nella relazione finale, il passaggio del documento intermedio in cui si prendeva atto che nelle unioni omosessuali «vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner». Parole sparite nella Relatio finale, segno di una decisa frenata sull'argomento. Il paragrafo 55 si è limitato invece a raccomandare un'accoglienza «con rispetto e delicatezza» per le persone gay, ribadendo che «è del tutto inaccettabile che i pastori della Chiesa subiscano pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all'introduzione di leggi che istituiscano il matrimonio fra persone dello stesso sesso». E ancora: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia».
SOSTEGNO A «SCELTE PASTORALI CORAGGIOSE». Il Sinodo, comunque, continua a sostenere «la necessità di scelte pastorali coraggiose», e per quanto riguarda convivenze e unioni di fatto, «tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo», accogliendole e accompagnandole «con pazienza e delicatezza».
È previsto che la Relatio Synodi, dopo un'ulteriore consultazione con le diocesi, diventi la base di discussione per il Sinodo ordinario, convocato da papa Francesco per l'ottobre 2015. E lì, tra un anno, si giocherà la partita decisiva. In quest'assemblea straordinaria, caratterizzata da scontri accesi e forti polemiche, il fronte conservatore è riuscito comunque a tamponare le aperture più che ventilate nella prima settimana di lavori, tanto che uno dei cardinali che si erano più lamentati, come il sudafricano Wilfrid Fox Napier, ora canta vittoria e parla del raggiungimento di «una visione comune».
IL PAPA: «DIBATTITO CON FRANCHEZZA E CORAGGIO». Al termine della seduta. in un discorso salutato con cinque minuti di standing ovation da parte dei padri sinodali, papa Francesco ha detto che si sarebbe «molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni», «se tutti fossero stati d'accordo o taciturni in una falsa e quietista pace», citando come «tentazioni» quelle dell'«irrigidimento ostile» o del «buonismo distruttivo», di trasformare «la pietra in pane» o «il pane in pietra«. Il dibattito, ha sottolineato, si è sviluppato con «franchezza» e «coraggio», «senza mettere mai in discussione le verità fondamentali del sacramento del matrimonio: l'indissolubilità, l'unità, la fedeltà e la procreatività, ossia l'apertura alla vita». Secondo Bergoglio, inoltre, «tanti commentatori, o gente che parla, hanno immaginato di vedere una Chiesa in litigio dove una parte è contro l'altra»: ma «era necessario vivere tutto questo con tranquillità, con pace interiore anche perché il Sinodo si svolge cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti».

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