Omicidio Milano 141018094443
TRAGEDIA 18 Ottobre Ott 2014 0815 18 ottobre 2014

Milano, uccide figlio 16enne e poi si suicida

Il folle gesto di un filippino che ha ferito anche la moglie e la figlia di 20 anni.

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L'entrata dello stabile di Largo Caccia Dominioni dove è avvenuto l'omicidio.

Omicidio-suicidio all'alba di sabato 18 ottobre a Milano. Un filippino di 43 anni ha ucciso il figlio 16enne a coltellate ferendo anche la moglie e la figlia di 20 prima di togliersi la vita. Sul posto sono intervenuti gli agenti di polizia per le indagini e i rilievi scientifici.
GRAVI LE CONDIZIONI DELLA RAGAZZA. La tragedia è avvenuta poco prima delle 6, e a dare l'allarme è stata la donna, colpita dal marito con alcuni fendenti alla schiena, e trasportata in codice giallo all'ospedale Fatebenefratelli di Milano. Non è in pericolo di vita. Più gravi le condizioni della ragazza, ferita da una coltellata all'addome, che è stata portata in codice rosso alla clinica Humanitas di Rozzano (Milano) dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico.
IL COLTELLO CONFICCATO NELLA GOLA. Quando i soccorritori sono arrivati nell'appartamento in largo Caccia Dominioni si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante, con l'uomo già deceduto, sul letto, che ancora stringeva un coltello conficcato nella sua stessa gola. Ai suoi piedi, riverso a terra, il figlio, anch'egli privo di vita, con la gola tagliata. Dai primi accertamenti investigativi è emerso che il 43enne aveva precedenti penali. Secondo la ricostruzione della dinamica dell' omicidio-suicidio, l'uomo ha colpito il figlio e poi la figlia, ma questa è riuscita a rifugiarsi dai vicini, mentre la madre, ferita di striscio, è riuscita a telefonare per dare l'allarme. Nello stesso luogo, il 10 ottobre 2010, fu ucciso il tassista Luca Massari dopo aver investito per errore il cane di una ragazza. Fu ammazzato a calci e pugni e il caso destò grande scalpore.
IL CONDOMINIO ABITATO DA MOLTI IMMIGRATI. A ricordare il giovane ucciso ci ha pensato l'amico Iden: «Billy voleva diventare uno chef. Studiava all'alberghiero, aveva iniziato anche lo stage in un albergo. Eravamo come fratelli. L'ho conosciuto perché sua madre mi faceva da baby-sitter. Sognava di diventare chef e di tornare nel suo Paese. Non mi ha parlato di problemi in casa ma ultimamente l'ho visto triste - ha raccontato -. Era un ragazzo riservato che viveva con la sua famiglia in un appartamento piccolo, ma non si lamentava» Il palazzo dove è avvenuta la tragedia, nella zona Sud di Milano, fa parte di un condominio popolare abitato da molti immigrati tra cui tanti cittadini provenienti dal Sud-Est asiatico.

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