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ATTUALITÀ 19 Ottobre Ott 2014 0830 19 ottobre 2014

Caso Iacolare, se la mamma difende un criminale

Da Cutolo a Genny a carogna, passando per Iacolare. Quando i genitori difendono senza se e senza ma i figli. Anche se sono stupratori o omicidi.

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L'autolavaggio 'Sprint' in via Padula nel quartiere Pianura di Napoli il 14enne è stato seviziato.

Bravi guaglioni. Buoni, «come il pane». Anzi, come piezze ‘e core. E perciò vanno protetti, difesi, nascosti (e giustificati) perfino se si macchiano dei reati più efferati.
Per Giampaolo Pansa, giornalista e scrittore, «i genitori permissivi con i figli che sbagliano vanno aboliti per legge».
«La parola castigo è diventata una bestemmia. Hanno gettato la spugna», avverte, «si limitano a finanziare i pargoli per non avere la rabbia in casa».
Domenica 12 ottobre, ora di pranzo: nello studio dell’Arena (il programma di RaiUno del pomeriggio) sta parlando la mamma “negazionista” di Vincenzo Iacolare, il giovanotto (24 anni, è già papà di un bimbo) che nel pomeriggio del 7 ottobre ha spappolato con un compressore l’intestino di un ragazzo che lavorava con lui e con altri (che hanno filmato la scena sul telefonino) in un autolavaggio di Pianura, desolato quartiere a Nord di Napoli.
LA TORTURA? UN «EPISODIO BANALE». La donna, davanti alle telecamere, minimizza l’accaduto: «È stato uno scherzo finito male», sentenzia. Poi, contestata, prova a correggersi: «No, non è stato uno scherzo ma un episodio banale».
Banale? Perfino il pubblico in studio, avvezzo al peggiore horror da tivù trash, sobbalza quasi indignato. La donna ora è in difficoltà, incalzata dal conduttore Massimo Giletti. Ma più tenta di correggere l’obbrobrio, più suona intollerabile la gravità delle sue parole.
«SERVE LA SEDIA ELETTRICA». Il peggio è che alla stessa ora, ma su Canale 5, vanno in onda i familiari della vittima di Pianura che nel corso di Domenica live, il programma di intrattenimento condotto da Barbara D’Urso, sentenziano severi: «Nessun perdono, qui ci vuole la sedia elettrica». E glissano sul dettaglio che al povero Vincenzo, 14 anni,il ragazzino seviziato col compressore, la famiglia ha consentito di abbandonare la scuola e di mettersi a lavorare in quel maledetto autolavaggio.
Genitori distratti, inetti, inesistenti, giustificazionisti oltre ogni pudore, perfino di fronte alle peggiori malefatte. Per le vittime, mai una parola di pietà o misericordia. E figuriamoci di scuse.

Furti, vandalismi, bullismo: se lo fa tuo figlio è una bravata

Una banda di bulli minaccia un ragazzo.

Il fenomeno non è inedito, ma ora - ampliato dall’atrocità irrefrenabile dei misfatti giovanili - sta esplodendo in tutta la sua ferocia.
Nel 2010 un papà ha denunciato la preside di una scuola di Padova che aveva punito gli alunni sporcaccioni obbligandoli per un giorno a pulire i bagni. Ad Agnone, il vicesindaco ha definito “fasulli” i genitori che hanno difeso i loro figli che avevano vandalizzato un giardino comunale.
A Bra, in provincia di Cuneo, i tre minori che rubavano biciclette per rivenderle nei paesini circostanti hanno trovato nei genitori i loro difensori più accaniti.
A Palanzano, in provincia di Parma, altri genitori hanno definito «una bravata» la devastazione di nove villette da parte dei loro pargoli «in cerca di un po’ di adrenalina».
A Cinisello Balsamo, a ottobre 2013, i genitori dei ragazzi che hanno massacrato di botte una coetanea che faceva da paciere l’hanno definita con disprezzo «una puritana».
In America, racconta chi sa sempre tutto, «hanno inventato una pillola che tiene tranquilli gli adolescenti». Come se davvero possa bastare una pillola, per prevenire la maleducazione.
Roberto Vecchioni, cantautore e prof che ha visto una festa di compleanno di sua figlia rovinata dall’incursione di una baby gang, ha scritto che «chi non si mette in mente che alla nascita di un figlio la propria vita si dimezza non è un buon padre». E ancora: «Chi difende i propri figli definendo ragazzate i loro reati in realtà difende se stesso dalla paura di aver sbagliato tutto».
Alessandro Meluzzi, psicoterapeuta abituato ai salotti televisivi, ha detto che «è letteralmente assurdo» definire «una goliardata» quel che è accaduto a Pianura. E ha aggiunto: «Chiedere pietà per i propri congiunti ci può stare, negare l’evidenza dei fatti no».
Per don Tonino Palmese, uno dei leader dell’associazione Libera, «tra i giovani di Napoli e le loro famiglie si è consolidata una sensazione distorta di ciò che è Bene e ciò che è Male».
Tutti d’accordo, dunque, sul cortocircuito in atto e sul colpevole lassismo di mamma e papà.
Evviva gli scappellotti, allora? E qualche cinghiata che aiuta a imparare come si sta al mondo? Il dibattito ferve.

Corona, Genny a carogna, Cutolo: per i genitori tutti santi

Milano: Fabrizio Corona in tribunale con la mamma Gabriella (17 ottobre 2012).

Eppure, di genitori e familiari negazionisti a ogni costo restano affollate le cronache.
Negli Anni 80 Rosetta Cutolo, la sorella del boss Raffaele, detto ‘o professore, capo della Nuova camorra organizzata, raccontava emozionata le gesta «di quel grande benefattore di mio fratello, che ruba ai ricchi per aiutare i deboli».
NEGLI ANNI 60 C'ERA 'O PAZZO. Negli Anni 60, i genitori di Agostino ‘o pazzo, il giovanotto che per mesi tenne in scacco polizia e carabinieri apparendo di notte nelle strade come un romantico Zorro a bordo della sua moto lanciata a razzo sui marciapiede, si mostravano ammirati per le sue spettacolari bravate.
Più di recente, ha colpito l’opinione pubblica la foga con cui il papà barista ha sempre difeso Genny ‘a carogna, il capo ultras diventato famoso prima della famigerata finale di coppa Italia costata la vita al giovane Ciro Esposito.
BIFOLCO? «AMMAZZATO DA DELINQUENTI». C’è chi indica tra le «arringhe genitoriali» più sconcertanti quelle di Gabriella, la mamma di Fabrizio Corona, che ha sempre definito il figlio fotografo (ora in carcere) la vittima sacrificale «di una ingiusta persecuzione giudiziaria».
C’è chi cita tra i più eccessivi mentori dei propri figli i genitori di Davide Bifolco, il minorenne ammazzato al rione Traiano a Napoli da un carabiniere dopo aver disubbidito all’alt di un posto di blocco: «Era un bravo ragazzo, il delinquente è chi gli ha sparato», hanno chiarito mamma e papà al sindaco Luigi de Magistris, che ha affidato loro la cura dell’aiuola su cui il ragazzo in fuga ha trovato la morte.

Urla, pianti, insulti: il teatrino delle durante gli arresti dei pargoli

Napoli: una mamma in lacrime.

Ipocrisia, fantasia, spudoratezza, un’inventiva fervida e malriposta: pur di assolvere i figli e negare l’evidenza c’è chi alla vista dei poliziotti fa finta di sentirsi male, di cadere in preda a cristi isteriche, di essere diventato improvvisamente cieco, o paralitico, o pazzo.
Non sono mancati episodi di autolesionismo, come accadeva ai soldati durante la Prima guerra mondiale.
Nella cameretta del figlio, ben custoditi in un armadietto, c’erano nascosti coltelli e armi di ogni genere: la mamma del minore arrestato per aver accoltellato un coetaneo in piazza del Gesù a Napoli la sera del 12 ottobre ha detto agli inquirenti di non saperne nulla. «Forse appartengono a mio figlio», ha ammesso, «mi sembra che ne faccia collezione».
I BIMBI DI SCAMPIA, VEDETTE DEI CLAN. Le mamme dei bambini che a Scampia “lavorano” come vedette per la camorra che spaccia droga non pronunciano mai parole di condanna nei loro confronti.
Anzi, ostentano gratitudine per chi offre loro “lavoro” e per quelle creature che, sebbene così piccine, «già portano i soldi a casa».
Nei vicoli del centro antico di Napoli non sono rare le reazioni scomposte (ma ordite con sapiente regia) dalle mamme dei delinquenti alla vista dei carabinieri. Basta un cenno alle vicine, e dai balconi volano in strada piatti, sedie vecchie, frigoriferi e tutto quanto possa ostacolare l’arresto «della creatura».
CIRO ESPOSITO UCCISO IN UN RISSA. La sceneggiata continua poi davanti alla sede della questura, quando i baci lanciati al giovane delinquente in manette si sommano alle urla strazianti e ai saluti a squarciagola.
Il cantautore Pino Daniele, che ben conosce i napoletani, ha scritto una canzone intitolata Ogni scarrafone (scarafaggio, ndr) è bello 'a mamma soja. Traduzione: il figlio è figlio. Anche se ruba, spaccia, stupra, fa rapine e uccide.
È diventata un simbolo di compostezza e dignità la mamma di Ciro Esposito, il tifoso ucciso da un ultras romanista la sera della finale di coppa Italia a Roma. Però - perfino nel suo caso - si preferisce non ricordare che quella sera la vittima stava partecipando a uno scontro armato tra due gruppi contrapposti. Cioè - con tutto il rispetto - a un’azione violenta, esecrabile, illegale.

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