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LA MODA CHE CAMBIA 19 Ottobre Ott 2014 1644 19 ottobre 2014

Milano adesso lasci i ghisa nelle strade

Dopo il vertice Asem, la città è tornata nell'incuria.

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Un automobilista alle prese con la polizia municipale.

La mattina di sabato 18 ottobre, i milanesi che partivano per un weekend ai laghi o in direzione Sankt Moritz hanno incrociato le ultime auto blu delle delegazioni straniere intervenute al vertice Asem che, precedute e seguite dalle vetture della polizia, percorrevano corso Sempione a sirene spiegate alla volta di Malpensa. Passato il primo momento di fastidio per quello spiegamento un po’ arrogante di forze (i milanesi mal tollerano la protervia istituzionale a cui i romani sono abituati: tutto sommato il capoluogo lombardo è piccolo, fai minga il bauscia e mettiti in coda come gli altri), è subentrato lo sgomento di vedere la città tornare di colpo alla sua normalità pre-vertice, sempre che di normalità si possa parlare. Auto parcheggiate in doppia fila, sporcizia, accattonaggio molesto, senzatetto accampati agli angoli delle strade e sotto i portoni, quest’ultima una delle sgradevoli novità introdotte dall’era Pisapia, perché fino alla sua elezione qualunque Giunta, persino quella leghista di Formentini che è tutto dire, aveva gestito l’assistenza sociale e le emergenze con il decoro e la sollecitudine che per Milano è da secoli una tradizione, oltre che un impegno diretto e quotidiano per una parte non trascurabile della cittadinanza, invece di evitare di occuparsene in nome di quel genere di tolleranza che si potrebbe facilmente sostituire con la definizione di incuria.
LA RICOMPARSA DEI VIGILI. Come nel 1938 della visita di Hitler a Roma, quando le strade che avrebbero ospitato il passaggio del corteo vennero ripulite e, nei casi estremi, coperte di teli dipinti a simulare una grandeur inesistente, per tre giorni il centro di Milano ha mostrato un volto dimenticato sotto un inatteso e frettoloso maquillage: ordinato, pulito, sotto controllo. Sono ricomparsi i vigili e le forze dell’ordine, per esempio, i famosi ghisa della tradizione storica, letteraria e cinematografica che facevano dannare Totò e Peppino in piazza del Duomo sotto il cappello rigido: nei giorni pre-vertice, l’amministrazione milanese ha dichiarato che ne sarebbero stati messi 2 mila a controllare e regolare ogni incrocio, ogni passaggio, ogni tombino, ogni stazione del metro potenzialmente sensibile ad attacchi. Vederli ricomparire, in divisa e in massa, per certi versi è stato uno choc. Non vi eravamo più abituati.
FUNZIONI AFFIDATE AD AUSILIARI. Da anni, le loro funzioni, e neanche tutte, sono state affidate ad ausiliari: di solito sono quelle signore che si vedono girare col libretto delle contravvenzioni in mano e una fascia bianca al braccio e dopo anni non si è capito bene a che titolo comminino multe, essendo affatto impreparate. I vigili non si vedono invece più. Come dice uno dei baristi del centro, «arrivano solo col metro a controllare se per caso sedie e tavolini occupino uno spazio del marciapiede maggiore rispetto a quello consentito». In pratica, dei geometri, e in effetti l’ultimo contratto collettivo firmato non li ha resi molto diversi da capicantiere stanziali, o per meglio dire da burocrati aventi funzione di vigilanza. Non più obbligati al servizio per le strade, trascorrono gran parte del tempo in ufficio, molti dalle parti del palazzone di competenza di piazza Beccaria dove chi lavora in zona lega la bicicletta per darsi una speranza di ritrovarla la sera, anche a costo di fare poi un chilometro a piedi.
LA LORO PRESENZA È UN DETERRENTE. In effetti nei giorni scorsi i vigili milanesi parevano tanto spaesati e stupiti, così in divisa, fermi agli incroci, quanto i milanesi di vederli lì. Si è visto di tutto. Vigilesse che fumavano chiacchierando tranquillamente all’angolo di corso Garibaldi quasi fossero alla macchinetta del caffè in ufficio (e lì, in tutta evidenza, era rimasto il loro spirito), capannelli amabili ai bar e di concerto assoluta noncuranza per i ciclisti che sfrecciavano sui marciapiedi, o per eventuali incidenti sfiorati fra moto e auto ai semafori. Eppure, nonostante l’apatia sfoggiata in ogni momento ad eccezione dell’eventuale passaggio di un’auto blu col lampeggiante acceso, quando sembravano perdere quell’aria da marionette abbandonate a terra da un burattinaio distratto per sbracciarsi improvvisamente impettiti, la loro sola presenza è stata sufficiente a garantire una parvenza di ordine e di disciplina, ad agire da deterrente, a ricordare che esiste una regola del vivere civile. E allora lasciateceli per un po’, quei ghisa impigriti dall’ultimo giro sindacale. Anche l’effetto placebo, a volte, è utile. Magari, nelle pieghe di quel geniale contratto, c’è anche l’obbligo allo svolgimento delle funzioni a cui sarebbero chiamati. Vigilare.

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