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CHIESA 20 Ottobre Ott 2014 1155 20 ottobre 2014

Isis, papa Francesco: «Rispondere al terrorismo»

Appello del pontefice alla comunità internazionale per risolvere la crisi in Medio Oriente.

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Papa Francesco.

Papa Francesco lancia la sfida ai terroristi islamici. E lancia un'appello alla comunità internazionale perché reagisca.
Secondo il pontefice, infatti, in Iraq e Siria, il terrorismo ha toccato «dimensioni prima inimmaginabili» e i cristiani «sono perseguitati e hanno dovuto lasciare le loro case in maniera brutale, purtroppo nell'indifferenza di tanti». Per questo Francesco, che considera «questa situazione ingiusta» e «molto preoccupante» ha richiesto «un'adeguata risposta della comunità internazionale».
AIUTARE I CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE. «Non possiamo rassegnarci a pensare al Medio Oriente senza i cristiani, che da 2 mila anni vi confessano il nome di Gesù», ha spiegato il papa durante il Concistoro con i cardinali e i patriarchi dedicato alla situazione nell'area nel mirino di terroristi dell'Isis e all'impegno della Chiesa per la pace nella regione.
DESIDERIO DI PACE E STABILITÀ. «Ho voluto dedicare questo Concistoro a un'altra questione che mi sta molto a cuore, ovvero il Medio Oriente e, in particolare, la situazione dei cristiani nella regione», ha esordito il pontefice salutando i presenti, secondo quanto ha riportato la Radio Vaticana.
«Ci accomuna», ha continuato Francesco, «il desiderio di pace e di stabilità nella regione e la volontà di favorire la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo, la riconciliazione e l'impegno politico. Nello stesso tempo, vorremmo dare il maggiore aiuto possibile alle comunità cristiane per sostenere la loro permanenza in Medio Oriente».
SIRIA E IRAQ, SITUAZIONE GRAVE. Quindi, a proposito degli scontri in Iraq e Siria, il papa ha sottolineato che si tratta di «avvenimenti molto preoccupanti»: «Assistiamo a un fenomeno di terrorismo di dimensioni prima inimmaginabili. Tanti nostri fratelli sono perseguitati e hanno dovuto lasciare le loro case anche in maniera brutale. Sembra che si sia persa la consapevolezza del valore della vita umana, sembra che la persona non conti e si possa sacrificare ad altri interessi. E tutto ciò, purtroppo, nell'indifferenza di tanti».
Ecco perché «oltre alla costante preghiera» serve «un'adeguata risposta anche da parte della comunità internazionale».

Parolin: «La comunità internazionale deve agire»

Da sinistra Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano, con il suo predecessore Tarcisio Bertone.

La linea del Vaticano è stata confermata dal il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin: «Nel caso specifico delle violazioni e degli abusi commessi dal cosiddetto Stato islamico, la Comunità internazionale, attraverso le Nazioni unite e le strutture che si sono date per simili emergenze, dovrà agire per prevenire possibili e nuovi genocidi e per assistere i numerosi rifugiati».
COINVOLGERE GLI STATI DELLA REGIONE. Nella relazione di Parolin al Concistoro sul Medio Oriente, si aggiunge: «Sembra opportuno che gli Stati della Regione siano direttamente coinvolti, assieme al resto della Comunità internazionale, nelle azioni da intraprendere con la consapevolezza che non si tratta di proteggere l'una o l'altra comunità religiosa o l'uno o l'altro gruppo etnico, ma delle persone che sono parte dell'unica famiglia umana e i cui diritti fondamentali sono sistematicamente violati».
Il segretario di Stato vaticano ha avertito ancora: «La Comunità internazionale non può rimanere inerte o indifferente di fronte alla drammatica situazione attuale e sembra che ci siano voluti dei fatti così tragici, come quelli a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi per richiamarne l'attenzione».
«RICONOSCERE GLI ERRORI DEL PASSATO». Di fronte alle sfide che si presentano, «essa deve andare alla radice dei problemi, riconoscere anche gli errori del passato e cercare di favorire un avvenire di pace e di sviluppo per la Regione».
Secondo il cardinale, «l'esperienza ha mostrato che la scelta della guerra, invece del dialogo e del negoziato, moltiplica la sofferenza di tutta la popolazione mediorientale. La via della violenza porta solo alla distruzione; la via della pace porta alla speranza e al progresso. Il primo passo urgente per il bene della popolazione della Siria, dell'Iraq, e di tutto il Medio Oriente è quello di deporre le armi e di dialogare. La distruzione di città e villaggi, l'uccisione di civili innocenti, di donne e bambini, di giovani reclutati o forzati a combattere, la separazione di famiglie, ci dicono che è un obbligo morale di tutti dire basta a tanta sofferenza e ingiustizia».

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