Ucraina Cluster Bomb 141021181929
DENUNCIA 22 Ottobre Ott 2014 0603 22 ottobre 2014

Ucraina, i crimini nell'Est del Paese

Bombe a grappolo. Esecuzioni sommarie. Possibili crimini di guerra. Cosa sta succedendo a Donetsk, nel Paese tra i primi 10 esportatori di armi al mondo.

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Resti delle munizioni di un razzo Uragan in un campo vicino a Novomykhailivka, territorio sotto controllo del governo di Kiev.

La finestra le è esplosa in faccia, mentre il marito la pensava a riposare. Le lastre di vetro le hanno tagliato la carotide. Il 24 agosto, Raisa Laftova è morta così, mentre guardava il cortile dalla sua casa di Starobesheve, cittadina a 35 chilometri a sud est di Donetsk, Ucraina dell'Est.
PROVATO L'USO DI BOMBE A GRAPPOLO. Dodici giorni dopo, le forze governative di Kiev e i ribelli filo russi hanno proclamato il cessate il fuoco. Ma il fuoco non è mai cessato. E ancora il 2 ottobre, secondo le indagini sul campo dell'organizzazione non governativa Human Rights Watch, Laurent DuPasquier, operatore svizzero della Croce Rossa internazionale è stato ucciso allo stesso modo: da una bomba a grappolo, capace di scagliare nell'aria centinaia di schegge pronte a raggiungere corpi e veicoli nel raggio di centinaia di metri.
CIVILI NEL MIRINO. Dopo una settimana di indagini sul campo, il 20 ottobre l'organizzazione umanitaria ha pubblicato un report in cui accusa soprattutto il governo ucraino di aver utilizzato le bombe cluster, probabilmente per colpire i quartier generali dei ribelli, finendo per uccidere i civili.
Mentre Amnesty international in un altro report ha smentito l'esistenza di fosse comuni denunciate dai filogovernativi. Ma ha confermato la pratica delle esecuzioni sommarie. Nella guerra di propaganda tra i due fronti, le organizzazioni non governative stanno provando a ricostruire qualche pezzo di verità. E piuttosto scomodi.

Sul governo di Kiev l'ombra di esecuzioni sommarie»

Un soldato dell'esercito ucraino a Mariupol, 21 ottobre 2014.

A fine settembre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov aveva denunciato il ritrovamento di 400 corpi in fosse comuni che, secondo la stampa russa, si sarebbero trovate nei villaggi di Komunar e Nyzhnya Krynka, prima occupati dalle truppe filogovernative.
LA GUERRA DI PROPAGANDA. Gli attivisti di Amnesty hanno però scoperto che le centinaia di cadaveri, sbattute sulle prime pagine dei giornali, non erano mai esistite. La propaganda di Mosca aveva cercato di fare della battaglia per l'Est un genocidio da portare all'attenzione del mondo.
Alcuni cadaveri in compenso c'erano: a Komunar hanno trovato due fosse, una adiacente all'altra, con nove corpi: cinque civili, sulla cui uccisione non si hanno risposte, e quattro soldati separatisti, ammazzati dalle forze filo governative. Altre esecuzioni sommarie sono state perpetrate dai ribelli a danno di attivisti filo ucraini, studenti e membri veri o presunti del partito Patria.
VIOLENZE IN CARCERE. Nel carcere di Severodonetsk, dove i separatisti detenevano i prigionieri di guerra, le porte delle celle si aprivano nel cuore della notte. Se eri fortunato ti portavano via, se eri sfortunato ti ammazzavano «come», ha raccontato un testimone, «in una roulette russa».
Le ricerche di Human Rights Watch provano invece che le cluster bomb sono state utilizzate in più di una decina di scontri, nel centro di Donetsk, a Makiivka, a Hruzka-Lomivka, a Ilovaisk e a Novosvitlivka. In tutti i luoghi dei combattimenti, si trova almeno un cratere scavato da esplosioni riconducibili alle bombe a grappolo.
LE PROVE SUL CAMPO. Ma tra i campi e vicino al fronte della battaglia, gli attivisti hanno trovato anche 16 cargo che portavano missili Hurricane e Tornado, in grado di sganciare nell'aria un totale di oltre 900 submunizioni. Cioè bombe 9N235 e 9N210 che a loro volta contengono centinaia di frammenti metallici pronti a esplodere. Solo il modello 9N210 contiene 370 cilindri esplosivi dal peso di due grammi l'uno. Quando il cluster si apre, le bombe al suo interno esplodono in una zona grande come un campo da calcio. Se l'impatto non c'è , si trasformano di fatto in mine anti-uomo: restano sul terreno, pronte ad ammazzare al primo contatto.
Per molti attacchi non è stato possibile definire chiaramente la responsabilità dell'uno o dell'altro fronte, è spiegato nel report di Human Rights Watch. Tuttavia gli operatori umanitari affermano di avere le prove che il governo di Kiev si è macchiato di molti attacchi con cluster bomb avvenuti nell'area di Donetsk e partiti dal villaggio di Novomykhailivka, sotto controllo governativo.
IL GOVERNO UCRAINO NEGA. L'esecutivo di Kiev ha smentito nettamente. «L'esercito ucraino», ha detto il portavoce del consiglio di sicurezza, Andrii Lisenko, «non ha usato armi vietate a livello internazionale».
Eppure gli attivisti hanno documentato almeno 12 episodi. E a ottobre ben cinque razzi con bombe a grappolo hanno colpito il centro della città. In quel momento in teoria era in vigore il cessate il fuoco seguito agli accordi di Minsk. In realtà i combattimenti attorno all'aeroporto proseguivano. E la maggioranza dei razzi sono stati sparati verso un edificio governativo occupato dai ribelli, muniti di artiglieria anti-aerea, e in altre zone della città dove erano localizzati dormitori usati dai separatisti.

Usa, Russia e Ucraina non hanno firmato la convenzione di Ottawa

Ribelli filorussi all'aeroporto Sergey Prokofiev di Donetsk.

La comunità internazionale, secondo Human Rights Watch, dovrebbe pretendere che il governo di Kiev e di conseguenza anche i ribelli rinuncino all'uso delle cluster bomb, il cui utilizzo potrebbe portare dritti all'accusa di crimini di guerra di fronte a un tribunale internazionale. La diplomazia russa ha chiesto agli ispettori dell'Osce, l'organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa destinata a coordinare la futura missione di pace e la messa in sicurezza dell'Ucraina dell'Est, di aprire un'indagine ufficiale. Eppure, solo l'Unione europea potrebbe prendere una posizione forte contro questo tipo di armi.
IL BUSINESS DELLE ARMI. Kiev e Mosca, divise nella guerra, sono infatti unite dalla volontà di proseguirla. Quella degli armamenti è una delle più fiorenti industrie ucraine che riforniva soprattutto i vicini russi.
Secondo il database dell'istituto per la pace di Stoccolma, tra 2009 e 2013, il Paese è stato l'ottavo maggiore esportatore di armi al mondo. E la Russia il quarto per acquisti.
DAL BUSINESS ALLA BATTAGLIA. Fino all'attuale conflitto, Mosca importava da Kiev i motori dei suoi elicotteri, le attrezzature per il sistema missilistico e i sottomarini. Persino metà del suo arsenale nucleare dipende dalle fabbriche ucraine, concentrate proprio nell'Est del Paese. Le armi che prima venivano commerciate tra le due nazioni, insomma, ora vengono scaricate sul campo di battaglia.
Inoltre, né la Russia, né l'Ucraina hanno sottoscritto la convenzione di Ottawa contro le bombe a grappolo e le mine anti-uomo. Poco male. All'intesa, siglata da oltre 110 Stati, mancano altre firme di peso: quella della Cina e anche degli Stati Uniti. E manca dunque l'adesione della maggioranza dei membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Alla faccia dei diritti umani.

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