Consulta 140115143030
GIUSTIZIA 22 Ottobre Ott 2014 2000 22 ottobre 2014

Vittime nazismo, Consulta: legittime le richieste di risarcimento alla Germania

Per la Corte «incostituzionali» le norme che impediscono di agire in giudizio contro Berlino.

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Giudici della Corte costituzionale.

La Consulta ha dichiarato incostituzionali le norme che impediscono di agire in giudizio contro la Germania e quindi, per le vittime italiane del nazismo, di ottenere i risarcimenti. Il principio dell'immunità degli Stati dalla giurisdizione civile degli altri Stati non opera per crimini di guerra e contro l'umanità, ha stabilito la Corte.
STABILITA LA COMPETENZA DEL GIUDICE ITALIANO. Con la decisione odierna la Corte ha stabilito la competenza del giudice italiano sulle richieste di risarcimento per i danni conseguenti ai crimini commessi in Italia dal Terzo Reich. È previsto che la sentenza, di cui è relatore il giudice e presidente uscente della Corte, Giuseppe Tesauro, venga depositata la sera del 22 ottobre.
Nell'odierna Camera di consiglio, la Consulta - ha spiegato una nota - ha dichiarato che il principio dell'immunità degli Stati dalla giurisdizione civile degli altri Stati, generalmente riconosciuto nel diritto internazionale, non opera nel nostro ordinamento, qualora riguardi comportamenti illegittimi di uno Stato qualificabili e qualificati come crimini di guerra e contro l'umanità, lesivi di diritti inviolabili della persona garantiti dalla Costituzione. Pertanto, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme di diritto interno che impediscono al giudice italiano di accertare l'eventuale responsabilità civile di un altro Stato per tali gravissime violazioni, commesse nel territorio nazionale a danno di cittadini italiani. Queste norme, precisamente perché impediscono l'accertamento giurisdizionale di tale responsabilità e dell'eventuale diritto al risarcimento dei danni subiti dalle vittime, sono state giudicate lesive dei principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale sanciti dagli artt. 2 e 24 della Costituzione.

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