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TENSIONE 23 Ottobre Ott 2014 1026 23 ottobre 2014

Bari, protesta degli immigrati al Cie: bruciati materassi

La scintilla è scattata dopo il rimpatrio di un albanese. Avviato anche lo sciopero della fame.

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La polizia in tenuta anti sommossa.

Un gruppo di immigrati ospiti del Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Bari ha dato fuoco nella notte tra il 22 e il 23 ottobre a materassi accatastati in uno dei moduli del centro per protestare contro l'intervento delle forze dell'ordine nei confronti di un cittadino albanese che è stato rimpatriato.
Gli immigrati sostengono che l'albanese, un uomo di 31 anni che era da dieci giorni all'interno del Cie, sarebbe stato «preso con la forza dalle forze dell'ordine per essere portato in una stanza e picchiato».
Lo hanno denunciano all'Ansa, in una telefonata alcuni degli autori dell'incendio di cui, hanno detto «siamo tutti responsabili». Tra loro c'è il tunisino Fatì che, nei giorni scorsi, si era cucito le labbra per protesta.
INTERVENUTI I POMPIERI. «Sentivamo le sue urla disperate», raccontano, «diceva in albanese 'per favore aiutatemi, mi stanno pestando'. I ragazzi che condividevano il modulo con lui, dicono che «si tratta di un padre di famiglia che è da 15 anni in Italia dove ha anche un figlio».
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno spento l'incendio. Secondo quanto riferito dalla polizia, la protesta sarebbe partita quando un gruppo di cittadini albanesi ha sentito le urla del connazionale che era stato raggiunto da un ordine di rimpatrio. Diversa la ricostruzione degli immigrati del Cie, secondo cui l'albanese «ha fatto richiesta di protezione internazionale ed era in attesa dell'esito dalla Commissione territoriale». «Stasera, però», raccontano, «sono venuti nel modulo e all'improvviso l'hanno preso con la forza e, dopo averlo picchiato, l'hanno rimpatriato».
LE CRITICHE DEGLI IMMIGRATI. «Noi», sottolineano, «dopo aver sentito le sue urla abbiamo perso la ragione e abbiamo dato fuoco a materassi e lenzuola nel nostro modulo dove ci sono 24 persone che provengono da Sri Lanka, India, Cina, Albania, Georgia, Montenegro, Egitto e Tunisia. Uno di noi», proseguono, «è andato a parlare con un ispettore delle forze dell'ordine per chiedere spiegazioni ma questi gli ha risposto che 'quando vogliamo prendiamo uno di voi e lo facciamo sparire: cos'è questa se non mafia?'», si chiedono i trattenuti nel Cie.
SCIOPERO DELLA FAME. Gli immigrati raccontano di una situazione insostenibile dentro il Cie: «Ci sono tre ragazzi che si sono tagliati in diverse parti del corpo perché non ce la fanno più a stare qui e ad essere presi in giro», raccontano, «sono stati imbottiti di farmaci e messi in stanze che qui chiamano di sicurezza. Ma non sappiamo cosa accade là dentro».
I 24 stranieri del modulo 7 in cui è avvenuta la protesta hanno annunciato che uno sciopero della fame «finché non saranno rispettati i nostri diritti: non abbiamo commesso nessun reato per essere detenuti qui», concludono, «e vogliamo che il nostro grido disperato arrivi a qualcuno là fuori».

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