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DOPO L'ALLUVIONE 23 Ottobre Ott 2014 1049 23 ottobre 2014

Genova, Doria ai contestatori: «Io non mollo»

Il sindaco: «Andarmene sarebbe come abbandonare la nave. E io devo dare risposte».

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ll capo del Dipartimento di Protezione Civile, il prefetto Franco Gabrielli, il sindaco di Genova Marco Doria e il governatore Claudio Burlando.

Marco Doria non molla. Il sindaco di Genova, in un'intervista a Repubblica ha dichiarato: «Come uomo e come sindaco di una comunità ferita, penso continuamente a chi ha perso la vita e a chi è stato colpito. Non credo che le cause di questi eventi siano da ricercarsi in quanto fatto dal Comune nei due anni della mia amministrazione, ma, come sindaco, mi assumo la mia parte di responsabilità per quello che le istituzioni tutte non hanno saputo fare in anni e anni».
«NON MI DIMETTO». «I genovesi che mi hanno contestato», ha proseguito, «tra cui De Andrè e Baccini, li capisco. Ma dimettermi è l'unica cosa che sono sicuro di non fare in questo momento, anche a costo di prendere degli insulti. Sarebbe come abbandonare la nave in tempesta. E io devo stare qui per dare delle risposte ai miei concittadini».
Sulla vicenda dei dirigenti che sono stati premiati, Doria ha spiegato: «Quel denaro non è una tantum, ma una voce automatica della retribuzione: per evitarla, va cambiata la legge».
LA POLEMICA SULLE FERIE. Sulle contestate ferie, invece, il primo cittadino di Genova ha affermato: «Dopo nove giorni di emergenza assoluta avevo bisogno, e credo, il diritto, di passare mezza giornata con la mia famiglia. Ma ho capito che il problema non era questo, era il luogo, Courmayeur. Se fossi andato a Ovada, nessuno avrebbe avuto da eccepire».
Intervistato anche dal Secolo XIX, Doria ha spiegato la sua ricetta per dare sicurezza ai genovesi contro le alluvioni: i lavori su Fereggiano e Bisagno. «Nell'attesa la città non può rinunciare alle sue attività, anche quando si svolgono in zone esondabili, né garantire un'azione di prevenzione 24 ore su 24 perché tra i 5.600 dipendenti del Comune non ce ne sono abbastanza in grado per capacità e mansioni di coprire il servizio».

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