Armi Chimiche Siria 141022162805
MINACCE 23 Ottobre Ott 2014 0600 23 ottobre 2014

Isis, armi chimiche in mano ai jihadisti

Assad ha fatto distruggere l'arsenale non convenzionale. Ma non interamente. E lo Stato islamico ha messo le mani sui vecchi gas di Saddam.

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Occhi arrossati e respiro difficile. Lacrime e labbra gonfie. Per i curdi che furono gassati, a migliaia, durante il regime di Saddam Hussein, i sintomi sono quelli inequivocabili delle armi chimiche.
Ma i medici di Kobane, la città curdo-siriana sotto assedio da un mese dell'Isis, vogliono vederci chiaro: solo i test avvaloreranno la diagnosi o, come accaduto, sveleranno falsi allarmi.
Nulla di confermato, ma il sospetto c'è. Anche perché la presenza di armi chimiche in Siria e in Iraq - agenti tossici di diversa provenienza - è certa.
LE FABBRICHE ASSALTATE IN SIRIA. Nonostante l'ok alla distruzione (circa 1.300 tonnellate) di Bashar al Assad, la Siria non è stata totalmente bonificata: prima della consegna degli agenti alle autorità internazionali, al regime erano sfuggiti di mano impianti per il confezionamento e lo stoccaggio di armi chimiche.
I depositi di armi convenzionali, sparsi un po' in tutto il Paese, sono stati tra i primi target degli assalti dei gruppi qaedisti, confluiti in parte nell'Is. Prima della riconquista dall'esercito, nel 2012, la base militare di al Safira, vicino ad Aleppo, per esempio, con magazzini, fabbriche e anche un centro di ricerca per la produzione dei gas, è stata attaccata e razziata dagli estremisti islamici.

Le foto diffuse dalla Regione autonoma di Rojava sulle vittime di presunti attacchi chimici a Kobane (Twitter).  

Ripreso il controllo delle strutture, fonti dell'opposizione siriana hanno riferito dell'arresto del regime di 28 ingegneri. Altri scienziati sarebbero stati licenziati e le loro case confiscate, con l'accusa di aver passato le informazioni alle intelligence straniere.
LA DENUNCIA DELL'OPAC. Dall'Opac (l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) che ha guidato il disarmo è inoltre piovuta, nel settembre scorso, la grave denuncia che «Assad continua a usare gas ripetutamente e sistematicamente». E questo ottobre l'inchiesta del New York Times (decine le testimonianze raccolte e i documenti desecretati) ha identificato un arsenale chimico di circa 5 mila armi arrugginite, scoperto in Iraq dagli Usa tra il 2004 e il 2011. Ma anche, si teme, finito nelle mani di quei terroristi di Abu Bakr al Baghdadi.

Dall'ex centrale chimica di Samarra a Raqqa

In Iraq non c'erano le armi di distruzione di massa sbandierate dalla Cia per rovesciare Saddam, ma un ammasso di vecchi gas tossici e letali, impiegati durante la guerra con l'Iran (1980-1988) e per ripulire, fino al 1990, le campagne del Nord dai partigiani curdi.
L'ARSENALE DELL'ORRORE. In totale, sono stati denunciati 50 mila morti nella comunità, 5 mila solo nel 1988, nell'eccidio alla città curda di Halabja. Quel che è rimasto dell'arsenale dell'orrore, interamente risalente a prima del 1991, è in larga parte un'eredità occidentale. Molte delle testate imbottite degli agenti tossici sono infatte state progettate e costruite in Occidente.
Gli agenti, importati dalle compagnie di Paesi europei come la Germania e la Gran Bretagna, arrivavano anche dagli Stati Uniti, dove le amministrazioni repubblicane di Ronald Reagan e di Bush senior avevano autorizzato, in chiave anti-iraniana, la vendita all'Iraq di materiali per la fabbricazione di armi chimiche.
L'ETÀ D'«ORO» DELL'IRAQ. Negli Anni '80, l'Iraq era stimato il maggiore importatore di armamenti al mondo: un regime che ha fatto crescere le democrazie occidentali, fino a quando, con esiti deleteri, gli Stati Uniti non hanno deciso che era il momento di staccargli la spina.
Proprio dal nord di Baghdad, secondo una recente e accurata inchiesta della Middle East Revew of International Affairs (Meria Journal), proverrebbero i gas tossici che i curdi di Kobane hanno denunciato essere stati sganciati, già il 12 luglio scorso, in un primo tentativo di assedio. Una squadra sanitaria è al lavoro per gli accertamenti sui corpi di alcuni caduti delle forze di autodifesa curde (Ypg), con «bruciature e macchie bianche» ma senza ferite visibili da pallottole.
IL COMPLESSO DI MUTHANNA. Le sostanze, compresi i gas letali mostarda (iprite) e sarin (nervino), sarebbero state saccheggiate dall'Is in un assalto, nel giugno scorso, al grande complesso abbandonato di al Muthanna, nella provincia di Samarra, a circa 60 chilometri a nord della capitale.
Da lì, testimoni oculari considerati attendibili hanno raccontato che il materiale sarebbe stato trasportato in una struttura nella roccaforte jihadista di Raqqa, in Siria.
BAGHDAD LANCIA L'ALLARME. Tra le autorità irachene la presa di al Muthanna, cuore della produzione chimica di Saddam, ha destato particolare preoccupazione, per il noto contenuto di due bunker.
Nel 2003, usciti dal complesso, gli ispettori delle Nazioni Unite registravano infatti, da smaltire, «2.500 granate “chimiche” d'artiglieria riempite con il sarin, e circa 180 tonnellate di cianuro sodio, componente molto tossico e precursore dell'agente bellico del tabun», altro nervino usato in guerra, per la prima volta, nel conflitto tra Iraq e Iran.

Armi e agenti chimici dall'Occidente: le responsabilità di Usa ed Europa

Supporter dei ribelli siriani manifestano a Parigi, contro l'uso di armi chimiche.

I diplomatici di Baghdad hanno fatto presente il rischio all'Onu, precisando di non essere più in grado di distruggere l'arsenale chimico del passato. Ma gli Usa, prima della riesplosione dell'allarme dei gas tossici a Kobane, hanno minimizzato, sostenendo che si trattava di «residui chimici ormai largamente degradati», «difficili, se non impossibili, da impiegare a scopi militari e anche da spostare».
Con altrettanto ottimismo, ad agosto, il Pentagono aveva derubricato come «terminata» la distruzione in alto mare di «tutte le armi chimiche siriane a bordo della nave americana Cape Ray».
Da neutralizzare, per gli Stati Uniti, restavano una dozzina di impianti residui in Siria. Operazione che Damasco ha iniziato a ottobre.
ATTACCHI COL GAS CLORO. Invece la questione è più complessa e non solo perché l'Opac, nel frattempo, ha appurato che in Siria gli attacchi con il «gas cloro» proseguono, «con l'uso di elicotteri che ha in mano solo il regime» e con «forti somiglianze a quelli, ormai accertati, della primavera scorsa».
Oltre alla strage di Ghouta, nei sobborghi di Damasco, che il 21 agosto 2013 ha fatto tra i 281 e 1.429 morti - i numeri variano significativamente, anche tra le intelligence alleate, la prima stima è francese, la seconda americana -, sono stati segnalati decine di altri impieghi, talvolta smentiti, altri confermati. Con «prove evidenti» dell'uso dei gas chimici e indizi che, dal 2011, gli ispettori dell'Onu hanno rilevato sia a carico dei ribelli sia di Assad.
LO SHOPPING DI DAMASCO. Le armi, alla fine, sono le stesse dell'Iraq, solo un po' più moderne. Negli anni, il regime siriano ha acquistato agenti e segreti industriali, illegalmente e anche legalmente, da Paesi europei come Germania, Francia, Olanda e anche Svizzera. Ancora fino al 2012 (a guerra civile in corso), secondo un'inchiesta dell'inglese Independent, Damasco avrebbe avuto il permesso per acquistare, da una compagnia britannica, ambigui precursori chimici «dual use» (a uso doppio).
In passato, si è anche speculato di parte dell'arsenale chimico iracheno trasferito da Saddam in Siria a prezzo di favore, prima della guerra americana del 2003.
Per i curdi, un tragico, eterno ritorno.

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