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MAMBO 24 Ottobre Ott 2014 1657 24 ottobre 2014

Leopolda e Cgil, due sinistre e nessuna idea

La kermesse di Renzi è autoreferenziale. La manifestazione del sindacato inutile.

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Matteo Renzi e Susanna Camusso.

Ci saranno due eventi del weekend tra il 25 e il 26 ottobre che potranno cambiare la storia della sinistra ma che sono obiettivamente incomprensibili.
Il primo evento si chiama «manifestazione della Cgil».
Non sarà solo una manifestazione sindacale, perché l'obiettivo degli organizzatori è di portare in piazza tutto il dissenso di sinistra contro Matteo Renzi.
Se i toni della protesta saranno alti e demonizzanti verso il premier-segretario del Pd, il dado sarà tratto e la ferita inguaribile.
CGIL INCOMPRENSIBILE. L'incomprensibilità dell'evento sta in due aspetti: da un lato la Cgil di Susanna Camusso non è interessata a fare cose con le altre sigle sindacali e sottovaluta anche le perplessità nel suo seno (per esempio quelle Spi-Cgil). Dall'altro lato è debole di contenuti e prospetta solo la ritirata strategica del governo su quel che resta dell'articolo 18.
Siamo di fronte, cioè, a un mix di massimalismo sindacale e di uso politico del sindacato.
L'altro evento si svolge a Firenze, alla stazione Leopolda, dove si raduna il renzismo in carriera.
Anche qui non si comprende quale sia l'obiettivo. I contenuti? Ma può un premier fare un convegno con i suoi amici per stabilire contenuti che spettano al suo Consiglio dei ministri e al suo partito? Boh! Diciamo la verità: sembrano tutti matti.
L'idea, anche nel caso della Leopolda, è tutta politica: dire alla sinistra interna che la ricreazione è finita, che la 'ditta' è sciolta, che il partito si fa liquido se non gassoso (ma finite le bollicine anche il miglior champagne diventa sgradevole).
LA SOLITA GUERRA TRA SINISTRE. Piazza di Roma e Leopolda sono due facce di una stessa realtà, il centro-sinistra, in cui è appena iniziata un'altra grande e inutile guerra.
Vista dall'esterno (ed è difficile guardare dall'interno uno scontro che si preannuncia carico di ideologismi più che in tutti gli scontri a sinistra del passato), la situazione è paradossale.
La sinistra, posta di fronte alla débâcle della destra, invece di trovare una strada comune si incammina lungo quella della reciproca criminalizzazione.
Se non fossero in campo scelte strategiche che possono segnare la storia italiana dei prossimi anni, ci sarebbe da ironizzare su primi attori e comprimari di questa ulteriore sceneggiata a sinistra.
Invece siamo costretti a prender tutto sul serio perché Renzi sta facendo una cosa seria e discutibile che travolge ab origine la storia della sinistra, facendo nascere un partito del Paese che aspira a diventare la forza centrale senza connotazioni 'ideologiche'.
Gli si oppone una sinistra lavorista che nulla sa proporre se non il partito-ditta. Il dramma è che sia Renzi sia i suoi avversari si muovono esclusivamente nel recinto della politica-politica e non in quello della economia reale.
FINORA NESSUNA IDEA CONCRETA PER IL PAESE. Renzi, più dei suoi avversari, ha chiaro in testa cosa deve distruggere (oggi tocca ai santuari europei). I suoi avversari invece non indicano nessun nemico se non il capitale finanziario, disinvolto e imprendibile, contro il quale però non si azzarda alcuna ipotesi rivoluzionaria (per fortuna).
Questo è lo stato dell'arte. Due sinistre, nemiche fra di loro come quelle le passato, ma con nessuna idea per il Paese.
Renzi e la sua gioventù in carriera dovrebbero evitare di imboccare la strada dell'autoreferenzialità come unica strategia comunicativa. Provino a dirci quale Italia hanno in testa. E gli avversari del premier, se proprio devono far valere il passato, pensino a Giuseppe Di Vittorio.
C'è stata una sinistra di classe, nazionale, produttivista, utile per il Paese. C'è stata.

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