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TRATTATIVA 24 Ottobre Ott 2014 1235 24 ottobre 2014

Processo Stato-mafia, l'avvocato di Riina può interrogare Napolitano

Ok della Corte per le domande dell'avvocato del boss. Ma serve il via libera del capo dello Stato.

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Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Svolta nel processo sulla trattativa Stato-mafia. La Corte d'Assise ha deciso che l'avvocato del boss Totò Riina potrà interrogare, il 28 ottobre, il capo dello Stato Giorgio Napolitano.
I giudici, infatti, hanno accolto l'istanza del legale Luca Cianferoni stabilendo che potrà porre domande al presidente della Repubblica su temi nuovi rispetto a quelli originariamente stabiliti dai giudici, ovvero la lettera in cui il suo ex consigliere giuridico Loris D'Ambrosio gli rappresentava timori e dubbi su possibili «indicibili accordi» avvenuti tra il 1989 e il 1993.
ACQUISITI I DOCUMENTI. La richiesta della nuova prova, fatta dal legale di Riina, segue il deposito di documenti riservati del Sismi, fatto dai magistrati, su un allarme attentati, del 1993, allo stesso Napolitano e all'allora presidente del Senato, Giovanni Spadolini.
I documenti sono stati acquisiti dalla corte al fascicolo del dibattimento.
CHIARIRE I FATTI DEL '93-'94. Per il legale l'ingresso nel processo del rapporto dei Servizi renderebbe inevitabile porre al capo dello Stato domande su cosa accadde tra il 1993 e il 1994, periodo in cui ci fu l'allarme attentati. Secondo la corte «la nuova prova non è né manifestamente superflua, né irrilevante». E, riferendosi ad anni in cui Napolitano non era capo dello Stato, non rientrerebbe nei limiti della sentenza della Corte costituzionale che, risolvendo il conflitto di attribuzioni tra il Colle e la procura di Palermo, ha riconosciuto una serie di prerogative al capo dello Stato.
SERVE L'OK DI NAPOLITANO. I giudici, tuttavia, hanno ricordato, pure ammettendo la richiesta dell'avvocato di Riina, che, proprio per le prerogative costituzionali di cui gode il presidente della Repubblica, la sua deposizione «non può prescindere dalla disponibilità del capo dello Stato, di cui la corte non potrà che prendere atto».
Inoltre i giudici hanno fatto notare che la legge stabilisce che a sentire prima i testi sia il pm, poi le parti civili, poi i legali degli imputati. Quindi in teoria, martedì 28 ottobre, il legale di Riina potrebbe sentire il capo dello Stato solo in controesame rispetto alle domande del pm e non facendogli domande sul suo articolato di prova, possibilità questa che slitterebbe al suo turno di esame, quindi approssimativamente tra un anno.
A meno che le parti non si accordino (ma la procura non sarebbe propensa a farlo) per consentire all'avvocato di fare contestualmente controesame ed esame del testimone.
POSSIBILE CHE LA PROCURA FACCIA DOMANDE SUGLI ATTENTATI. I giudici non hanno detto esplicitamente se la procura possa inserire l'allarme attentati tra gli interrogativi da porre a Napolitano. Ma, vista l'ammissione dei documenti, la possibilità concreta c'è, nonostante la corte ricordi che spetta sempre al presidente del collegio decidere l'ammissibilità delle domande.
Nell'ordinanza dei giudici non manca una bacchettata all'avvocatura dello Stato, che il 23 ottobre aveva obiettato l'impossibilità di fare al capo dello Stato domande nuove. La corte ha ricordato infatti che Napolitano, come tutti i testi, non può sapere prima cosa gli verrà chiesto né chiedere che il suo esame sia limitato.
STAMPA ESCLUSA DALL'UDIENZA. Resta il fatto, però, che il presidente della Repubblica non è un teste qualunque, perché la sua deposizione non è coercibile e perché gode di una serie di prerogative costituzionali: ne deriva che potrebbe in ogni momento revocare la sua disponibilità a rendere la testimonianza. Rigide le regole fissate dal Quirinale per l'udienza: off limits a cellulari, pc e strumenti di registrazione. I giornalisti, quindi, non possono assistere alla deposizione neppure in videoconferenza.

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