Cgil Manifestazione Nazionale 141025125928
LA MODA CHE CAMBIA 26 Ottobre Ott 2014 1643 26 ottobre 2014

La dolce vita dei cigiellini

Sindacalisti in festa a Roma: «Ragazzi, stasera dove andiamo a cena?»

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Roma: un momento della manifestazione della Cgil (25 ottobre 2014).

Saranno stati sicuramente un milione come ha detto il loro segretario Susanna Camusso, magari anche di più ed evviva. Perché mai come in questo week end di cortei contro il Jobs Act di Matteo Renzi, i romani o chi a Roma trascorreva il finesettimana si è goduto il centro città. Per una volta bisogna proprio ringraziare il sindaco Ignazio Marino, il ministero degli Interni (essì, proprio Angelino Alfano che nessuno ha mai cuore e voglia di ringraziare) e l’Arma. Un lavoro fantastico.
VIA LE AUTO, AVANTI IL CORTEO. Tutti i corteioli che sciamavano (oddìo, non proprio tutti, come vedremo), e polizia e carabinieri attentissimi a bloccare le auto ipoteticamente dirette verso un qualunque punto del percorso, lasciando di conseguenza per una volta sgombre aree solitamente massacrate dal rombo e dal puzzo dei motori: vuota via Arenula, bloccato corso Vittorio, e - meraviglia delle meraviglie, neanche ad Alberto Sordi era riuscito di ottenerlo per le riprese dei suoi film - perfettamente vuota piazza Venezia. I turisti la attraversavano incantati, esclamando garruli «gorgeous, gorgeous», mentre i romani si riappropriavano dei mercati di Traiano, per una volta non invasi dalle masse, e dei Fori.
SINDACALISTI A SPASSO PER ROMA. Non erano i soli: dal corteo, tanti giunti a Roma per la manifestazione si guardavano attorno, negli occhi la voglia matta e disperatissima di godersi la giornata di sole senza dover trascinare striscioni in quanto pagati dalla Camusso come comparse, dunque permettetemi di raccontarvi la piccola odissea di quattro sindacalisti che, per uno di quei casi del destino, non hanno fatto altro che incontrare a loro insaputa la stessa giornalista (eh sì, io) per due giorni di fila.

Un paio di weekend così e l'economia riparte

Roma: un momento della manifestazione della Cgil (25 ottobre 2014).

Spuntavano ovunque, talvolta da soli, in altri casi in gruppo più numeroso, e facevano perfino tenerezza, nella loro ansia di spassarsela lontano da mogli e mariti a spese altrui, cioè del sindacato che a occhio e croce dev’essere ancora più ricco di quanto si dica: qualche anno fa L’Espresso stimava il giro d’affari della sigla in un miliardo di euro, fra quote di iscrizione, proventi per i Caf, corsi e altre iniziative a pagamento di questo sindacato così simile a una spa.
Ma torniamo ai nostri quattro, di cui uno dichiaratamente impiegato, o per meglio dire impegnato in altre mansioni nella più famosa azienda di carte da gioco del Nord Italia. Salgono venerdì 24 sul Frecciarossa Milano Centrale – Roma Termini delle ore 13; carrozza 3, cioè prima classe, dunque con un biglietto-base a 116 euro: subito e manifestamente gradiscono la disposizione e la comodità della carrozza emettendo grugniti flautati di soddisfazione, come il Francesco Paolo figlio del Gattopardo di fronte al timballo di maccheroni. Saggiata la pelle dei sedili 'della prima', il quartetto, tre uomini e una donna dal piglio camussiano e forte di membra, tirano fuori dalla borsa un mazzo di carte nuovo («Qui, se si deve giocare, si fa sul serio») e si mettono a smazzare.
DAL BURRACO ALLA CENA. Tre ore di smazzate di burraco senza una sola pausa se non per gradire lo spumante offerto e i salatini («Ah bè, se è già pagato»), inframmezzate da strilli di entusiasmo, scatti di stizza, strepiti, turpiloquio, tutti incuranti degli avvisi del capotreno ad «abbassare la voce per non disturbare gli altri viaggiatori». D’altronde, bisogna capirli: vanno a Roma a manifestare per le masse, e se qualcuno in quel momento sta lavorando, lo sta facendo in prima classe, dunque avrà di certo qualcosa da farsi perdonare, quindi stia zitto e subisca. Il sindacato è presenza e monito. Anche se di lavoro, quei quattro non parlano mai. Ma proprio mai.
Risolta alle porte di Roma la logistica della mattina successiva («Ma dove sarà questa piazza della Repubblica dove dobbiamo trovarci?», sbotta il turpiloquente. Lei, spavalda: «Be’, ce lo facciamo dire stasera dal portiere dell’albergo») il problema vero da risolvere si dimostra subito un altro: «Dove andiamo a cena stasera». Già, dove? Questione vitale, sulla quale lasciamo i nostri impegnatissimi fra iphone e tablet alla discesa del treno, certe di non ritrovarli più e, nonostante l’esiguità del campione, parecchio in dubbio sugli scopi ultimi di questo raduno.
LUNGO LE VIE RADICAL CHIC. Tre ore dopo, complice il solito destino cinico e baro, i quattro riappaiono in via dei Banchi Vecchi, strada radical chic alle spalle di piazza Farnese, fiancheggiata di piccoli antiquari e rigattieri. Osservano, commentano, comparano. Vetri, argenti, piccoli quadri. Il turpiloquente che, lo avrete capito, è il leader del gruppo, mira schifato una vecchia bici in vetrina: «Che vecchiume. Ah, se penso alla mia, coi cerchi in lega…Un fulmine. L’ho pagata una fortuna». Gli altri annuiscono, totalmente d’accordo. Vecchiumi, per carità.
Al bivio con via di Monserrato, svoltano verso corso Vittorio Emanuele, altrimenti si correrebbe il rischio di ritrovarseli pochi metri avanti da Pierluigi, ristorante di pesce dei politici agiati e dei modaioli. Chissà dove avranno prenotato. In zona, per stare nello standard presumibile del signor 'cerchi in lega', con meno di 35 euro a testa non si mangia.
Sabato mattina, finiti corteo e comizio, mentre cittadini e turisti entusiasti della città vuota escono dalle Scuderie del Quirinale dove s’è da poco aperta una splendida mostra dedicata a Memling, eccoli ancora una volta, inconsapevolmente puntuali al nostro incontro, con gruppone di compagni talmente allegri da non sembrare i pensionati che certamente sono, ma scolaretti in vacanza.
Scendono lungo via della Dataria, costeggiando la sede dell’Ansa. Portano bandiere e fazzoletti rossi avvolti attorno al capo (fa caldo) o a mo’ di cintura. Baldanzosi, e pronti a far bisboccia. Si danno sulla voce da un capo all’altro della strada: cercano un altro ristorante, prima di ripartire.
VIVA I CORTEI PER USCIRE DALLA CRISI. Verrebbe voglia di unirsi a loro, perché non ci sono dubbi che sceglieranno per il meglio. Resta da domandarsi se avrà fatto bene i conti, il Giornale, quando un paio di giorni fa ha calcolato in 40 milioni di euro il costo di questa esibizione di muscoli da parte della Camusso. Il collega del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti aveva calcolato una media di 40 euro di trasferta a testa. Almeno in questi caso, ha esagerato senza dubbi per difetto.
Questi quattro, benissimo che sia andata e sempre che non abbiano dormito tutti nella stessa camera, fra treni in prima classe, albergo, cena e colazione sono costati ai loro iscritti almeno duemilacinquecento euro. Taxi esclusi e trasporti di città esclusi. I commercianti di Roma attendono senza dubbio con ansia un nuovo raduno, l’esecutivo anche. Un paio di altri week end così, e l’economia riparte.

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