STRAGE 27 Ottobre Ott 2014 1441 27 ottobre 2014

Roma, due bimbi e la madre morti in appartamento

Un terzo lotta per sopravvivere. La donna si è impiccata in bagno.

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Un terribile fatto di sangue, due bambini massacrati a colpi di mannaia, un terzo che lotta tra la vita e la morte, la loro madre morta nella vasca da bagno con una ferita al collo, dopo essersi impiccata. È «un mattatoio», quello che si è presentato davanti agli occhi dei poliziotti che sono entrati in un appartamento via Carlo Felice, nel quartiere romano di San Giovanni, il 27 ottobre 2014.
In casa sono state trovate due mannaie sporche di sangue probabilmente usate per uccidere i bimbi.
La polizia si è messa subito alla ricerca del padre dei bambini, trovato in ospedale, dove era ricoverato dalla notte precedente per una ferita all'addome.
«FERITO IN UNA RAPINA». Idris Jeddou, 43 anni, ha spiegato di essere stato ferito «nel corso di un tentativo di rapina». Ma non è così che è andata.
A colpirlo, ha spiegato poi agli inquirenti, è stata la moglie, Khadia Fatkhani. Lui è andato a farsi medicare e lì ha cercato di coprirla. Più tardi ha provato a chiamare a casa, ma nessuno ha risposto. Ha chiesto a un amico di andare a vedere, e ha scoperto quello che è successo.
Il racconto di Jeddou è considerato attendibile anche dal pm. «Volevo proteggerla, non immaginavo questo», ha detto piangendo.
Sarebbe stata lei a uccidere i figli per poi impiccarsi nel bagno con una cinta, che che con il peso avrebbe provocato una profonda ferita al collo e poi avrebbe ceduto facendo cadere il corpo nella vasca da bagno.
Per gli inquirenti si è trattato di una 'tragedia familiare'. La 42enne marocchina, durante una lite con il marito, l'avrebbe accoltellato all'addome e più tardi quando l'uomo era andato in ospedale a medicarsi avrebbe sfogato la sua rabbia sui tre figli.
HANNO TENTATO DI SCAPPARE. I bimbi morti, 3 e 9 anni, hanno molte ferite di arma da taglio così come l'unica sopravissuta, una bimba di 5 anni, ricoverata in gravi condizioni all'ospedale San Giovanni.
La morte di madre e figli risale alla notte tra il 26 e il 27 ottobre.
Gli investigatori hanno iniziato a interrogare i vicini di casa.
I bambini sono stati trovati in diverse stanze delle casa, come se avessero tentato di scappare.
Davanti ai soccorritori vere scene dell'orrore e nelle stanze dove sono stati trovati i cadaveri dei bambini c'era sangue ovunque.

VITTIME DI ORIGINE MAROCCHINA. Le vittime sono tutte di nazionalità marocchina e i corpi sono stati trovati in un palazzo occupato da circa 10 anni da famiglie di immigrati.
Al piano terra dell' edificio, la cui facciata è semicoperta da una impalcatura, si affacciano i locali del centro sociale occupato Sans Papiers.
La famiglia viveva al quarto piano, secondo quanto riferito da altri occupanti che si trovano ora all'esterno dell'edificio.
OCCUPAVANO L'EDIFICIO DA ANNI. Tra loro sudamericani, nordafricani, immigrati dall'Est Europa. Secondo la testimonianza di una donna, la famiglia, che comprende anche il marito della donna trovata impiccata, occupava l'edificio da diversi anni.
Tra i migranti c'è poca voglia di parlare e tutti appaiono molto scossi da quello che è successo.«Ancora non credo a quel che è successo», ha detto Mataz, un elettrauto siriano con l'officina sul retro del palazzo. «Lui usciva presto la mattina, consegnava e montava mobili per 'Mondo convenienza'. Era in Italia da tanti anni. La moglie passava di qua con i bambini, a volte gli gonfiavo le gomme delle bici. A lui facevo piccole riparazioni sulla Ford Mondeo. Una famiglia non troppo religiosa, moderna come la mia».
UNA VICINA: «ERANO GENTILI». Una loro vicina ha commentato: «Non ci risulta che lei avesse problemi psichici. Erano gentili». Nessuno nel palazzo sembra aver sentito nulla. O forse c'è troppa paura di parlare. Paura di venire sgomberati.
E sul posto è intervenuta una portavoce di Action, il movimento per la casa che ha compiuto l'occupazione nel 2003. «Non strumentalizzate quello che è successo, qui vivono oltre 35 famiglie normali che lavorano», ha detto Giovanna Cavallo. «La convivenza è sempre stata pacifica».

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