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INDAGINI 28 Ottobre Ott 2014 0645 28 ottobre 2014

'Ndrangheta, 13 arresti tra Lombardia e Calabria

L'ombra dell'infiltrazione della criminalità organizzata negli affari dell'Expo. Contatti con politici milanesi. Raffica di arresti.

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Un'auto dei carabinieri.

Appalti, Expo e criminalità. Nuova tegola sull'esposizione prevista a Milano per il 2015, con un'altra operazione delle forze dell'ordine, dopo gli arresti domiciliari per l'ex responsabile del Padigilione Italia Antonio Acerbo.
I carabinieri hanno eseguito in Lombardia e Calabria 13 arresti, su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Milano, nei confronti di altrettanti indagati per associazione di tipo mafioso, in un'indagine diretta dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini.
Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Milano, Como, Monza-Brianza, Vibo Valentia e Reggio Calabria. I 13 indagati sono accusati di associazione di tipo mafioso, detenzione e porto abusivo di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro di provenienza illecita, abuso d'ufficio, favoreggiamento, minacce e danneggiamento mediante incendio.
CONNESSIONI CON EXPO 2015. Al centro delle indagini del Ros dei Carabinieri due gruppi della 'ndrangheta radicati nel Comasco, con infiltrazioni nel tessuto economico lombardo. Accertati, secondo le indagini, gli interessi delle cosche in speculazioni immobiliari e in subappalti di grandi opere connesse ad Expo 2015.
I RAPPORTI CON LA POLITICA. Gli arrestati, secondo quanto si è saputo, avevano contatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale e bancario da cui ottenevano vantaggi, notizie riservate e finanziamenti. In particolare avevano rapporti con un agente di polizia penitenziaria, un funzionario dell'Agenzia delle Entrate, un imprenditore immobiliare, attivo anche nel mondo bancario e con dei consiglieri comunali di comuni nel Milanese.
Al centro delle indagini del Ros - è stato precisato in una nota - due sodalizi della 'ndrangheta radicati nel comasco «con diffuse infiltrazioni nel tessuto economico lombardo. Accertati, tra l'altro, gli interessi delle cosche in speculazioni immobiliari e in subappalti di grandi opere connesse ad Expo 2015».
DUE PROVVEDIMENTI IN CALABRIA. In Calabria sono stati emessi provvedimenti a carico di due persone. A San Costantino, nel vibonese, è stato arrestato Antonio Denami, 34 anni, ritenuto in contatto con la famiglia Galati, originaria del vibonese ma da tempo stanziata a Como.
L'uomo è accusato di associazione per delinquere semplice, porto abusivo di armi, minacce e danneggiamenti. Il secondo provvedimento è stato notificato ad un altro vibonese, attualmente detenuto nel carcere di Reggio Calabria per esigenze processuali.
AZIENDE INTRODOTTE NEGLI APPALTI. Inquietanti i dettagli emersi durante la conferenza stampa, dove Ilda Boccassini ha spiegato i dettagli dell'operazione. «Un'impresa di Giuseppe Galati, presunto boss della 'ndrangheta in Lombardia, tra i destinatari delle misure cautelari eseguite stamani, ha avuto la certificazione antimafia», ha sottolineato il procuratore, «per lavorare in due subappalti del valore di 450 mila euro per la tangenziale esterna di Milano».
Secondo Boccassini, «è difficile pensare che 'si poteva non sapere a chi si davano quei subappalti'».
Inoltre, un arrestato, presunto boss della famiglia Galati, avrebbe «ordinato dal carcere di bruciare l'auto di un vigile urbano che l'aveva visto transitare su una macchina in compagnia di un pregiudicato e aveva steso un rapporto che gli era costato la revoca della semi-libertà».

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