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TENSIONE 28 Ottobre Ott 2014 0854 28 ottobre 2014

Ucraina, Mosca pronta a riconoscere il voto dei filorussi

Il Cremlino avalla le elezioni nel Donbass del 2 novembre. Ma Kiev non ci sta: «È una minaccia al processo di pace».

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Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo.

Lo spoglio delle schede sulle elezioni legislative è ormai prossimo alla conclusione e il risultato troverà, come assicurato dal Cremlino, il riconosciemnto ufficiale di Mosca. Ma la Russia si è detta intenzionata a certificare anche l'esito del voto voto di domenica 2 novembre nelle Regioni di Donetsk e Lugansk. Una consultazione convocata unilateralmente dai separatisti nell'Est dell'Ucraina e sulla quale il governo di Kiev ha già posto il veto.
LAVROV: «ELEZIONI IMPORTANTI». «Noi speriamo che le elezioni si terranno come convenuto, e noi riconosceremo senz'altro i loro risultati», ha dichiarato il capo della diplomazia russa. Serghiei Lavrov, in una intervista a Izvestia. «Noi speriamo che le elezioni si terranno come convenuto, e noi riconosceremo senz'altro i loro risultati», ha dichiarato il capo della diplomazia russa. «Speriamo anche che l'espressione del popolo sia libera e che nessuno tenti di minarla dall'esterno», ha proseguito.
A suo avviso le elezioni del 2 novembre «saranno molto importanti per legittimare le autorità» locali.
«Noi riteniamo che sia uno degli orientamenti più importanti degli accordi di Minsk» del 5 settembre. Kiev ha convocato le elezioni locali nelle due regioni per il 7 dicembre e ritiene che il voto auto organizzato dai ribelli sia illegittimo.
KIEV: «VOTO SEPARATISTA MINACCIA LA PACE». «Il voto separatista fissato per il prossimo 2 novembre nelle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk minaccia il processo di pace», è stata le replica di Sviatoslav Tsegolko, portavoce del presidente ucraino Petro Poroshenko, citato dall'agenzia Ria Novosti.
Le «pseudo-elezioni» nelle regioni separatiste - ha dichiarato il portavoce di Poroshenko - «non saranno mai riconosciute dal mondo civile» e «non hanno niente a che vedere con il protocollo di Minsk», ma al contrario ne «violano in modo rozzo lo spirito».

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