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TECNOLOGIA 29 Ottobre Ott 2014 2158 29 ottobre 2014

Suicidi, una app per prevenirli su Twitter

Un sistema consente di individuare i messaggi che nascondono disagi. E lanciare l'allarme.

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Gran Bretagna, in arrivo un'app per sventare i suicidi.

Setacciare Twitter a caccia di quei segnali, anche minimi, nascosti o camuffati, che potrebbero celare un disagio, un sos lanciato sul social network che, colto in tempo, può contribuire a sventare suicidi e a salvare vite. È ora possibile grazie a una nuova app lanciata dalla fondazione britannica Samaritans che opera proprio nella prevenzione dei suicidi e che è stata chiamata non a caso 'Radar'.
RICERCA DI PAROLE CHIAVE. Con il vastissimo utilizzo dei social network, soprattutto da parte dei giovani che ne hanno fatto la loro piazza virtuale, ma anche un luogo di sfogo, uno strumento così specifico che fungesse da antenna in effetti mancava. Sviluppato dall'agenzia Jam che si occupa di tecnologia digitale, il sistema dà la possibilità di analizzare il flusso dei tweet alla ricerca di frasi e parole chiave che possano segnalare un rischio suicidio. Come «Sono stanco di essere solo», «Mi odio», «Sono depresso», «Ho bisogno di aiuto».
ALLARME INOLTRATO A UN AMICO. Una volta intercettato, l'allarme viene poi inoltrato a un amico dell'utente, che deve essere registrato al sito 'Samaritans radar' e che riceverà consigli su come intervenire. Una sorta di social network nel social network, quindi, ma che costituisce una possibile rete di protezione e un setaccio per quelle molte richieste di aiuto che il web altrimenti rischia di inghiottire. «Quello che sappiamo è che chi è in difficoltà spesso va su Internet in cerca di sostegno» - ha spiegato al Guardian Joe Ferns di Samaritans. «Quello su cui ancora c'è molto da imparare è invece perché ciò accade e cosa possiamo fare per rendere il web un ambiente più sicuro per le persone più vulnerabili».
OBIETTIVO 15 MILIONI. L'obiettivo è raggiungere i 15 milioni di utenti di Twitter nel regno Unito e in particolare la fascia di età tra i 18 e i 35 anni, quella comunque più attiva online e sui social network. E anche se Radar non è ancora tecnicamente perfetto, si spiega sullo stesso sito, il fatto che esista è già un primo passo e un messaggio chiaro: «il sito non è molto elaborato e probabilmente non sarà ineccepibile ogni volta. Ma dà la possibilità di fornire un Feedback, per poter migliorare di volta in volta».

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