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TENSIONI 30 Ottobre Ott 2014 1156 30 ottobre 2014

Israele, chiusa la Spianata delle moschee

Il presidente della Palestina Abu Mazen: «È una dichiarazione di guerra».

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Il presidente palestinese Abu Mazen.

Lo Stato di Israele ha deciso di chiudere la Spianata delle moschee a Gerusalemme. A riferirlo è stato il presidente palestinese Abu Mazen, citato dall'agenzia ufficiale Wafa, che ha parlato di un'autentica «dichiarazione di guerra» contro il popolo della Palestina.
Successivamente la polizia israeliana ha deciso di riaprire il 31 ottobre la Spianata ai fedeli islamici per le preghiere del venerdì.
«SITUAZIONE PERICOLOSA». «Riteniamo il governo israeliano responsabile per la pericolosa escalation a Gerusalemme occupata dovuta alla chiusura odierna della Spianata delle moschee», si legge nel comunicato letto da un portavoce della presidenza palestinese. «La decisione di chiudere la Spianata per la prima volta è una sfida sfrontata e un comportamento pericoloso che causerà più tensione e instabilità, creando in città un'atmosfera negativa e pericolosa. Lo Stato di Palestina», prosegue il comunicato, «prenderà tutte le misure legali necessarie perché Israele risponda di questa decisione e metta fine a queste ripetute aggressioni».
«LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE DEVE INTERVENIRE». Abu Mazen si è infine rivolto alla «comunità internazionale» perché «prenda immediate misure per far cessare questo attacco». Il presidente ha concluso sostenenendo che «la continuazione dell'aggressione e della pericolosa escalation israeliana è come un annuncio di guerra contro il popolo palestinese e i suoi luoghi santi, e contro l'intera comunità arabo-islamica».
NETANYAHU: «VIOLENZE DEGLI ISLAMICI RADICALI». Ugualmente dure, ma in direzione opposta, le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Dietro le violenze a Gerusalemme Est, ha dichiarato, «c'è una ondata di incitamento da parte di elementi islamici radicali e del presidente dell'Anp Abu Mazen, che ha dichiarato che occorre impedire con tutti i mezzi agli ebrei di entrare nel Monte del tempio», riferendosi al termine ebraico della Spianata delle moschee.
FERITO IL RABBINO YEHUDA GLICK. Il primo ministro israeliano ha fatto riferimento all'attentato del 29 ottobre nei confronti rabbino Yehuda Glick, un attivista dei Fedeli del Monte del tempio, ferito a colpi d'arma da fuoco da un uomo vestito da motocliclista. Lo schieramento nazional-religioso israeliano ha immediatamente accusato i palestinesi. Glick è un noto attivista dell'ultradestra, protagonista di diverse incursioni sulla Spianata delle moschee di Gerusalemme; l'agguato è avvenuto a Ovest di Gerusalemme dopo che Glick aveva partecipato con altri oratori, inclusi deputati della destra nazionalista ed esponenti del governo Netanyahu, a un dibattito sulle rivendicazioni ebraiche riguardo al Monte del tempio.
UCCISO PRESUNTO ATTENTATORE DEL RABBINO. Poche ore dopo l'attentato a Glick, la notte del 30 ottobre, un palestinese è stato ucciso e nella propria abitazione a Gerusalemme Est da una unità speciale della polizia israeliana. Secondo la Radio militare israeliana la vittima era il principale sospettato del ferimento del rabbino. Secondo la radio, il palestinese, che era armato, ha opposto resistenza alla cattura e gli agenti sono stati costretti a sparare.

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