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SICUREZZA 31 Ottobre Ott 2014 1335 31 ottobre 2014

Ebola, Usa: infermieri in sciopero per avere più protezioni

Protesta dopo il contagio di due operatrici sanitarie. Polemiche per la quarantena imposta ai volontari.

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L'infermiera Kaci Hickox, tornata negli Stati Uniti dopo aver curato i malati di Ebola in Sierra Leone.

Gli infermieri americani non ci stanno.
Vogliono maggiori protezioni per curare i malati di ebola e quindi hanno deciso di organizzare uno sciopero per il 12 novembre.
Gli operatori sanitari chiedono «misure di sicurezza più decise» nella gestione dell'epidemia.
Il Nnu (National nurses united), il sindacato che conta 180 mila iscritti in 12 stati americani e a Washington Dc, ha accusato gli ospedali di mettere a rischio i propri dipendenti con un «atteggiamento di sufficienza» verso l'emergenza. Finora due infermiere americane sono state contagiate per aver curato un malato di ebola, ma entrambe sono guarite.
NUOVE LINEE GUIDA ANTI-EBOLA DELL'OMS. Nel frattempo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha aggiornato le linee guida per gli operatori sanitari che hanno a che fare con il virus. Sono state quindi raccomandate misure ancora più rigide come, ad esempio, quella di indossare due paia di guanti e proteggere la bocca, il naso e gli occhi da eventuali contatti con i fluidi.
MEDICI SENZA FRONTIERE A FAVORE DI KACI HICKOX. Inoltre negli States ha suscitato molte polemiche il caso di Kaci Hickox.
L'infermiera ha rifiutato la quarantena che le è stata imposta dalle autorità del Maine al suo ritorno dalla Sierra Leone, dove si è occupata di curare persone affette dal virus. Hickox ha chiesto di essere libera di uscire di casa, dal momento che sta bene e non ha alcun sintomo.
La protesta dell'infermiera è sostenuta anche da Medici senza frontiere. Secondo l'organizzazione umanitaria, infatti, la decisione di molti Stati americani di isolare in casa per 21 giorni i sanitari sani di ritorno dai Paesi colpiti dall'epidemia, sta avendo un effetto collaterale drammatico, che potrebbe tradursi in un crollo del numero di volontari impegnati in prima linea nella lotta all'epidemia.
«SEGNALI INCORAGGIANTI». Mentre le polemiche in America continuano, è arrivata una notizia positiva dai Paesi dell'Africa Occidentale colpiti dall'epidemia.
L'ambasciatore americano all'Onu, Samantha Power, ha riferito di aver notato «segnali incoraggianti» che l'ebola possa essere sconfitta. L'aiuto internazionale e gli sforzi delle autorità locali per combattere questa febbre emorragica altamente contagiosa «hanno cominciato a salvare vite umane» ha dichiarato la diplomatica.

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