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IN TRIBUNALE 31 Ottobre Ott 2014 1148 31 ottobre 2014

Stamina, Vannoni: «Volevo solo aiutare»

Processato per truffa. «In Piemonte c'erano pressioni contro il progetto. Ero un paziente entusiasta».

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Davide Vannoni, fondatore di Stamina foundation.

Davide Vannoni, fondatore di Stamina foundation, si è presenato, per la prima volta, di fronte al tribunale di Torino, in veste di imputato.
L'accusa è di tentata truffa ai danni della Regione Piemonte per i finanziamenti richiesti nel 2007 per avviare le prime ricerche delle cellule staminali.
La Regione aveva inserito un emendamento nell'approvazione del bilancio per assicurare 500 mila euro all'Associazione medicina rigenerativa di Vannoni, che voleva importare in Italia la metodologia clinica sulle staminali che aveva sperimentato in prima persona in Ucraina.
«VOLEVO PORTARE LA TERAPIA DALL'UCRAINA».Vannoni ha risposto alle domande del pm Avenati Bassi, accompagnato dai legali Liborio Cataliotti e Pasquale Scrivo, respingendo con forza le accuse. «Lavoravo molto con la Regione, ma non conoscevo i politici», ha dichiarato.
«Il primo contatto l’ho avuto con Paolo Peveraro, tra la fine del 2006 e i primi mesi del 2007 per il tramite di Giorgio Rossetto», allora sindacalista della Uil, e «gli illustrai la possibilità di finanziare un laboratorio per la ricerca sulle staminali, visto che avevo provato in prima persona la terapia in Ucraina».
«ERO UN PAZIENTE ENTUSIASTA». «All'inizio solo un paziente entusiasta per la terapia che avevo ricevuto e che mi aveva permesso di recuperare il 30% della funzionalità dei muscoli facciali. Un risultato, a detta di tutti, eccezionale», ha spiegato Vannoni, che soffre di parziale paresi del volto.
Voleva allestire in Piemonte un laboratorio di ricerca sulle cellule staminali adulte e fare arrivare dall'Ucraina i due specialisti lo avevano curato. L'accusato ha raccontato di essere stato sostenuto da buona parte del mondo scientifico, in primis da Antonio Amoroso, responsabile del centro trapianti piemontese.
«LA REGIONE HA CAMBIATO IDEA DI COLPO». La sede del laboratorio era stata individuata nel centro Antidoping «Bertinaria» di Orbassano, utilizzato per le Olimpiadi 2006 e poi lasciato inutilizzato: «Si pensò a quella sede perché costava alla Regione 2 milioni di euro l’anno e aveva locali funzionali, così avremmo potuto utilizzare i finanziamenti per comprare i macchinari», ha spiegato.
Pochi mesi dopo, però, la Regione aveva deciso di cambiare idea. Amoroso aveva lasciato il centro trapianti e i progetti torinesi del guru delle staminali furono oggetto, secondo Vannoni, di «ostracismo scientifico, come è successo oggi per Stamina».
«OPPOSIZIONE DEI RICERCATORI TORINESI». Vannoni ha continuato sostenendo che il suo «progetto è stato ostacolato da un gruppo di potere di ricercatori torinesi, quelli del centro di biotecnologie dell'università, diretto dal professor Lorenzo Silengo.
Me lo disse chiaramente Anna Paschero, il braccio destro di Mercedes Bresso: furono loro», ha spiegato, «a mettersi di traverso e a esercitare pressioni perché i personaggi autorevoli del comitato scientifico che avevo messo in piedi si dimettessero facendo naufragare il mio progetto».
«NON SONO UN MEDICO». Nel corso del processo, Vannoni ha dovuto dare altre spiegazioni. Nel primo progetto in inglese presentato alla Regione Piemonte nel 2007 per ottenere il finanziamento per il laboratorio, si parla di ricerche sui topi, non sull'uomo, uno studio per la rigenerazione delle cellule della colonna del ratto in seguito a un trauma.
In quello stesso progetto, presentato in una versione italiana, si menzionano anche pazienti umani, persone affette da patologie neuro degenerative. «Cosa significa», ha chiesto il pm, «che nel vostro laboratorio avrebbero fatto sperimentazione sull'uomo e sull'animale contemporaneamente?». Vannoni ha così risposto: «Non posso entrare in un campo così specifico. Come lei sa, non sono un medico».

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