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TRATTATIVA 31 Ottobre Ott 2014 1339 31 ottobre 2014

Stato-mafia, la deposizione di Napolitano: «Gli attentati erano un ricatto»

Depositato il verbale del capo dello Stato (testo): «Volevano destabilizzare il sistema».

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Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

La Corte d'Assise di Palermo ha depositato le trascrizioni del verbale dell'udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia, dove è stato sentito il capo dello Stato Giorgio Napolitano, e reso disponibili i documenti per accusa e difese.
Nella prima parte della sua deposizione (leggi il testo integrale) il presidente della Repubblica ha dichiarato che il suo ex consigliere giuridico Loris D'Ambrosio era «animato da spirito di verità». Con D'Ambrosio, ha detto, «eravamo una squadra di lavoro».
LA LETTERA DI D'AMBROSIO. Quanto alla lettera in cui l'ex consigliere esprimeva preoccupazione per «indicibili accordi», il capo dello Stato ha raccontato di aver constatato di persona il «profondissimo stato di ansietà e anche di indignazione di D'Ambrosio perché era un uomo che aveva dedicato tutta la sua vita al servizio dello Stato. Non ebbi con lui discussioni sul passato».
«GLI ATTENTATI ERANO RICATTI». Nella sua testimonianza, a proposito degli attentati dell'estate 1993 a Roma e Milano, il capo dello Stato ha detto ai giudici: «La valutazione comune alle autorità istituzionali in generale e di governo in particolare, fu che si trattava di nuovi sussulti di una strategia stragista dell'ala più aggressiva della mafia, si parlava allora in modo particolare dei corleonesi, e in realtà quegli attentati, che poi colpirono edifici di particolare valore religioso, artistico e così via, si susseguirono secondo una logica che apparve unica e incalzante, per mettere i pubblici poteri di fronte a degli aut-aut, perché questi aut-aut potessero avere per sbocco una richiesta di alleggerimento delle misure soprattutto di custodia in carcere dei mafiosi o potessero avere per sbocco la destabilizzazione politico - istituzionale del paese e naturalmente era ed è materia opinabile».
DESTABILIZZAZIONE DEL SISTEMA. Durante la deposizione il pubblico ministero Di Matteo ha chiesto al presidente della Repubblica: «Quindi lei ha detto che si ipotizzò subito che la matrice unitaria e la riconducibilità ad una sorta di aut-aut, di ricatto della mafia, ho capito bene?». E Napolitano risponde: «Ricatto o addirittura pressione a scopo destabilizzante di tutto il sistema, probabilmente presumendo che ci fossero reazioni di sbandamento delle autorità dello Stato».
«VIA D'AMELIO ACCELERÒ L'APPROVAZIONE DEL 41 BIS». «Sono convinto che la tragedia di via D'Amelio rappresentò un colpo di acceleratore decisivo per la conversione del decreto legge 8 giugno 1992 sul carcere duro», ha aggiunto nella sua testimonianza davanti ai magistrati Napolitano. «Ci fu la convinzione che si dovesse assolutamente dare questo segno all'avversario, al nemico mafioso».

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