Stefano Cucchi 141031163641
SENTENZA 1 Novembre Nov 2014 1244 01 novembre 2014

Caso Cucchi, Ilaria: «Devono uccidermi per fermarmi»

La sorella di Cucchi: «Devono uccidermi per fermarmi». Verso l'azione legale contro il ministero. Il presidente della Corte: «Nessuna prova, stop alla gogna».

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Roma: Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, in lacrime lascia l'aula dopo la sentenza del processo d'Appello (31 ottobre 2014).

Non si arrende Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, all'indomani della sentenza della Corte d'appello di Roma che ha assolto tutti gli imputati (medici, infermieri e agenti della penitenziaria) accusati della morte del fratello, arrestato il 15 ottobre 2009 perché trovato in possesso di droga e deceduto una settimana più tardi all'ospedale Sandro Pertini di Roma. «Mi devono uccidere per fermarmi», sono le parole di Ilaria.
Ma Luciano Panzani, presidente della Corte di Appello di Roma, ha replicato: «Gli imputati sono stati assolti perché non c'erano prove. Ora non ci sia nessuna gogna mediatica e nessun invito a 'far pagare i magistrati per i loro errori'».
«SONO MOLTO MOTIVATA». «Non ce l'ho con i giudici di appello», ha aggiunto Ilaria, «ma adesso da cittadina comune mi aspetto il passo successivo e cioè ulteriori indagini, cosa che chiederò al procuratore capo Pignatone». Ilaria ha annunciato che «il prossimo passo è la Cassazione e la Corte europea». Per la sorella di Stefano «non è finita qui. Se lo Stato non sarà in gradi di giudicare se stesso, faremo l'ennesima figuraccia davanti alla Corte europea. Sono molto motivata».
«FALLIMENTO DELLA PROCURA». «Mi sono svegliata con l'idea che in realtà abbiamo vinto. L'assoluzione per insufficienza di prove non è il fallimento mio o del mio avvocato, ma il fallimento della procura di Roma».
La sorella del geometra romano non ha intenzione di arrendersi alla sentenza: «Chiederò al procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone», ha aggiunto, «che assicuri alla giustizia i colpevoli della morte di mio fratello, perché due sentenze hanno riconosciuto il pestaggio e lo Stato italiano non può permettersi di giocare allo schiaffo del soldato, come ha detto in aula ieri il mio avvocato. Mio fratello è morto e non si può girare e indovinare chi è stato, devono dircelo loro». Ilaria ha poi dichiarato: «Tante volte ho attaccato il lavoro dei pm e sono stata molto criticata per questo, anche in aula dai difensori. Oggi ho l'ulteriore prova che avevo ragione».

L'avvocato della famiglia: «Azione legale contro il ministero della Giustizia»

Roma: Rita Calore, mamma di Stefano Cucchi, durante il dibattimento del processo d'Appello (31 ottobre 2014).

Anche il legale della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo, ha annunciato di non avere nessuna intenzione di fermarsi alla sentenza. «Il caso Cucchi non finisce qui. Ora aspetteremo le motivazioni della sentenza per preparare il nostro ricorso per Cassazione ma intraprenderemo anche un'azione legale nei confronti del ministero» della Giustizia, «affinché si possa riconoscerne la responsabilità rispetto alla morte di Stefano», ha dichiarato l'avvocato.
Secondo la difesa della famiglia Cucchi da entrambi i processi è emerso che comunque un pestaggio nelle celle del tribunale c'è stato: si chiama quindi in causa il ministero della Giustizia affinché riconosca la sua responsabilità dal punto di vista di un risarcimento danni.
COISP: «LA COLPA? GUARDARE IN FAMIGLIA». E dopo le dichiarazioni choc del sindacato di polizia Sap, anche il Coisp non ha risparmiato accuse alla famiglia Cucchi. «Basta con le pesanti recriminazioni contro il sistema istituzionale. Basta con il rifiuto delle sentenze», ha attaccato Franco Maccari, presidente del sindacato di polizia. «Se si vogliono sondare le ragioni di certe sciagure, si guardi prima di tutto altrove, magari in famiglia».

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