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SCONTRO 3 Novembre Nov 2014 1503 03 novembre 2014

Caso Cucchi, la famiglia in procura: Ilaria querelata dal Sappe

Pignatone: «Possibile inchiesta bis». Ma poi elogia i pm. E la sorella s'infuria.

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Da destra la sorella di Stefano Cucchi Ilaria, il papà Giovanni e la mamma Rita Calore.

Da un lato, la soddisfazione per la possibile apertura di un nuovo filone d'indagine sulla morte del fratello Stefano. Dall'altro, la stizza per le dichiarazioni del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, che pur lasciando spazio a futuri sviluppi dell'inchiesta, ha sottolineato come «i pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy abbiano svolto un lavoro egregio», confermando di avere «estrema fiducia in loro».
È questo lo stato d'animo col quale Ilaria Cucchi ha vissuto la giornata del 3 novembre, contrassegnata dalla visita in procura della famiglia del geometra romano, arrestato nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009 e morto una settimana dopo all'ospedale Pertini.
«PRONTI A UNA RILETTURA». Appena 24 ore prima, lo stesso Pignatone, aveva dichiarato «inaccettabile una morte che avviene quando si è affidati Stato» e si era detto disponibile a «riaprire le indagini». Quindi, nel pomeriggio, è stato lui stesso a incontrare la famiglia Cucchi. «Con animo sereno e senza pregiudizio, né positivo né negativo, procederemo a una rilettura complessiva degli atti dell'inchiesta, dal primo all'ultimo foglio, per le eventuali posizioni che non sono state oggetto di processo. E all'esito di questo esame, una volta conosciute le motivazioni della sentenza della corte d'assise di Appello di Roma, faremo le nostre valutazioni». Tuttavia, dopo un successivo incontro di circa 40 minuti con i pm che hanno condotto l'inchiesta sulla morte di Cucchi, Pignatone ha voluto precisare: «I pm Barba e Loy hanno svolto un lavoro egregio, ho estrema fiducia in loro». E proprio questa dichiarazione, in serata, ha fatto indignare Ilaria Cucchi: «Non sono passate nemmeno due ore e il dottor Pignatone ha già capito che i pm Barba e Loy hanno fatto un ottimo lavoro. I casi sono due: o il dottor Pignatone è riuscito in nemmeno due ore a studiare alla perfezione tutto il fascicolo relativo alla morte di Stefano, oppure forse oggi abbiamo perso tutti del tempo».
ILARIA QUERELATA DAL SAPPE. Solo poche ore prima, il sindacato di polizia penitenziaria Sappe aveva depositato a Roma una querela nei confronti della sorella di Stefano, a tre giorni dall'assoluzione di tutti gli imputati per la morte del giovane . A renderlo noto era stata la stessa sigla sindacale in un comunicato, nel quale aveva spiegato: «Dopo essersi improvvisata aspirante deputato, prendiamo atto che Ilaria Cucchi vorrebbe ora vestire i panni di pm, magari consegnando quelli da giudice al suo difensore per confezionare una sentenza sulla morte del fratello Stefano che più la soddisfi».
«GARANTISMI A INTERMITTENZA». «Bisogna finirla con essere garantisti a intermittenza, rispettando le sentenze solo quando queste fanno comodo», ha affermato Donato Capece, segretario generale del Sappe. «Bisognerebbe mostrare pubblicamente anche le 250 fotografie fatte prima dell'esame autoptico (che dimostrano che sul corpo di Stefano Cucchi non c'era nulla) e non sempre e solo quella, terribile, scattata dopo l'autopsia e che presenta i classici segni del livor mortis. E quali sono le presunte nuove prove sulla morte del giovane che non sono state portate in dibattimento».
«PROPOSTA DEMAGOGICA E STRUMENTALE». Capece, nel sottolineare che il Sappe per scelta ha avuto fino a oggi un «profilo basso» sulla vicenda, non accetta «giudizi e illazioni contro la polizia penitenziaria, i cui appartenenti sono stati assolti due volte dalle gravi accuse formulate nei loro confronti» e trova pretestuosa anche la proposta di intitolare una strada di Roma a Stefano Cucchi: «È una proposta demagogica e strumentale»; «L'insieme delle dichiarazioni diffuse da Ilaria Cucchi», ha aggiunto Capece, «pare, con ogni evidenza, voler istigare all'odio e al sospetto nei confronti dell'intera categoria di soggetti operanti nell'ambito del comparto sicurezza, con particolare riferimento a chi, per espressa attribuzione di legge, si occupa della custodia di soggetti in stato di arresto o detenzione. Questo non lo possiamo accettare. Proprio per questo abbiamo deciso di adire le vie legali nei confronti della signora Cucchi: a difesa dell'onore e del decoro della polizia penitenziaria».
Ilaria Cucchi, commentando la notizia della querela, si è limitata a osservare: «Non sono io che getto fango sull'onore della categoria».

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