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ISTRUZIONE 3 Novembre Nov 2014 0750 03 novembre 2014

Ricercatori universitari: il 90% è precario a vita

Stabilizzazione in ateneo è un'impresa. E aumentano i trasferimenti all'estero.

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Secondo l'Apri, solo 1 ricercatore universitario su 10 ottiene un posto in Italia.

La statistica è impietosa. E scoraggerebbe anche il ricercatore universitario più brillante. In Italia appena uno su 10 è destinato a trovare un posto fisso: per il restante 90%, invece, la stabilizzazione è quasi impossibile. Che tradotto significa lasciare il Paese verso luoghi dove il loro lavoro è più apprezzato.
A svelarlo è stato uno studio dell'Associazione precari della ricerca (Apri) pubblicato dal quotidiano La Stampa.
SOLO 224 FORTUNATI. Dalla ricerca è emerso che in Italia ci sono 2.450 ricercatori a tempo determinato di tipo A che hanno contratti triennali poi rinnovabili per altri due anni ma senza speranza di avere altro. Poi ci sono 15.237 titolari di assegni di ricerca che lavorano in facoltà dopo essersi procurati i fondi: eppure anche loro non sono destinati a ottenere il posto fisso. Infine ci sono 224 ricercatori a tempo determinato di tipo B che hanno contratti di tre anni e che possono condurre alla promozione a professore associato (nell'arco dei 36 mesi devono conseguire l'abilitazione scientifica nazionale).
Secondo i calcoli dell'Apri, quindi, significa che 99 ricercatori su 100 saranno espulsi dal sistema. Un peggioramento rispetto al 2013, quando il dato era 96 su 100.
IL SILENZIO DEL GOVERNO. Nonostante i dati drammatici, il governo non sembra riuscire a trovare una soluzione.
La riforma Gelmini avrebbe dovuto risolvere il precariato nelle università, prevedendo anche che il 40% delle risorse degli atenei per il turnover sarebbe stato destinato per i posti destinati ai ricercatori.
Poi Francesco Profumo ha imposto di creare un posto per ricercatore ogni nuovo professore ordinario per dare spazio ai giovani.
RISCHIO NUOVI PRECARI. Tuttavia, la Conferenza dei rettori ha appena chiesto di abolire quest'ultima norma. E il governo di Matteo Renzi ha ceduto, rendendo valido anche per i ricercatori di tipo A, quelli che, appunto, non hanno speranze di avere una stabilizzazione.
«Nessun ateneo avrà interesse ad assumere ricercatori di tipo B», ha commentato Luigi Maiorano, presidente dell'Apri, «è inutile che si facciano annunci per risolvere il problema dei precari».

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