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POLITICA 3 Novembre Nov 2014 0615 03 novembre 2014

Riforma della scuola, rischio esodati

Assunzioni per 150 mila precari. Ma 120 mila insegnanti abilitati rischiano di non avere nulla. Il paradosso della riforma Renzi.

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Il premier Matteo Renzi nella scuola Pino Puglisi accolto dal sindaco Leoluca Orlando per inaugurare l'anno scolastico a Palermo.

Viola vuole insegnare e l'Italia di Matteo Renzi dovrebbe essere per lei il migliore dei mondi possibili.
A 31 anni è una di quelle migliaia di insegnanti descritti nella riforma del governo: «Preparati, sintonizzati sul mondo globale di oggi, che hanno scelto l’insegnamento e la scuola non per il posto fisso, ma perché (...) hanno deciso di scommettere sul contributo che ciascuno di loro può dare».
SELEZIONE E ABILITAZIONE. Nel 2012 si è abilitata all'insegnamento della lingua inglese, frequentando un corso per cui è stata selezionata con tre prove successive che hanno scremato 45 professori in tutta la regione Veneto su un totale di 700 candidati. Ha pagato una retta di 2.800 euro, ha svolto un tirocinio, ha sostituito professori alle scuole medie e superiori.
Ma ora del suo corso di studi non sa bene che farsene.
ESODATI IN ARRIVO. La riforma che il primo ministro italiano ha definito «la più importante» del suo programma di governo rischia infatti di avere un 'effetto collaterale', tanto abnorme e insensato quanto la legge Fornero che ha cercato di rimettere in equilibrio la nostra spesa previdenziale.
Dopo gli esodati delle pensioni, infatti, rischiano di arrivare quelli della scuola, solo con 30 anni di meno e energie da mettere al servizio del Paese.

Un esercito di assunzioni oggi, un esercito di nuovi esodati domani

Il ministro Boschi circondata dagli alunni della Mameli.

Le linee guida sulla 'Buona scuola' presentate dall'esecutivo cercano di rimediare a due degli innumerevoli problemi del sistema italiano: il precariato storico e il sistema di reclutamento dei professori.
Il primo è urgente: il 26 novembre la Corte di Giustizia dell’Unione è pronta a condannare l'Italia per il mancato rispetto della direttiva 70 del 1997 sul lavoro determinato.
In sostanza l'accusa è di aver sfruttato per anni docenti con contratti a termine per una durata superiore ai 36 mesi, fondando la scuola italiana su supplenti che passano l'estate a sperare in un rinnovo dell'incarico per l'anno successivo. Per questo, il governo Letta prima e quello Renzi poi hanno messo come primo punto dell'agenda scolastica l'assuzione di 150 mila insegnanti entro il settembre del 2015.
L'EFFETTO INFORNATA. Ma l'esercito di precari da mettere in regola comprende solo chi si è iscritto alle graduatorie a esaurimento entro il 2006 e chi ha ottenuto il titolo di abilitazione frequentando una scuola di specializzazione per l'insegnamento fino al 2009.
Una moltitudine di professori, con 41 anni di media, che riempiranno in un solo anno molte delle caselle vuote della scuola italiana andando a coprire non solo le cattedre libere, ma anche le famose supplenze annuali. Quelle brevi, che portano in classe insegnanti meteore per qualche mese o giorno, il governo vorrebbe invece eliminarle.
L'ELIMINAZIONE DELLE SUPPLENZE. Il risultato di questo combinato, però, è che i professori abilitati negli ultimi cinque anni e quelli che si abiliteranno nel 2015 rischiano di non essere più chiamati a lavorare per cinque anni o più.
Il governo ha fissato un nuovo concorso per assumere altri 40 mila professori nel triennio tra il 2016 e il 2019, ma lo stesso ministero dell'Istruzione calcola che all'appuntamento si presenteranno circa 200 mila candidati.
Di fatto entro il 2019 potremo avere un numero di 'esodati della scuola' pari quasi al numero degli attuali precari.

Regole cambiate e cattedre tagliate cambiano il destino degli insegnanti

Insegnanti in piazza contro il ministro Gelmini.

Nell'Italia dei paradossi, questo è forse tra i peggiori. Una riforma nata per far entrare nella scuole la meritocrazia rischia di chiudere le porte in faccia all'ultima generazione di insegnanti formata dallo Stato. La storia è lunga e i colpevoli sono tanti.
Per 13 anni, dal 1999 al 2012, non ci sono stati concorsi pubblici per assumere insegnanti. Ma il sistema delle 'graduatorie', liste di precari organizzate per punteggi dati da titoli e anni di supplenza, continuava a funzionare: più punti collezionava un precario, più poteva aspirare a salire in 'classifica' e ottenere prima o poi un ruolo.
Dentro al calderone delle graduatorie c'era di tutto, ma l'orizzonte era uno solo: alla fine della scalata c'era l'agognata cattedra. Poi nel 2006, è arrivata la stretta, infilata nel pastone della legge finanziaria del secondo governo Prodi (ministro dell'Istruzione Beppe Fioroni): le graduatorie permanenti sono state trasformate in graduatorie a esaurimento.
Detto fuori dal linguaggio ostico della burocrazia della scuola, le liste sono state bloccate con l'idea di svuotarle e 'sistemare' i precari storici.
DALLE SSIS AL PAS. Intanto però restavano aperte le scuole di specializzazione, cioè le Ssis, corsi di due anni introdotti nel 1999 dal costo di circa 2.500 euro grazie al quale gli aspiranti insegnanti ottenevano l'abilitazione. Maria Stella Gelmini le ha chiuse nel 2009 e ha istituito al loro posto il Tfa, che dura solo un anno ma ha lo stesso prezzo: dai 2 mila ai 3 mila euro (i costi sono decisi in autonomia dalle università). E una prova di selezione più dura perché gli accessi sono contati calcolando il fabbisogno di professori per le diverse classi di insegnamento negli anni a venire.
Nel 2013, poi, Maria Chiara Carrozza ha creato un altro corso ancora: il Pas, un percorso di abilitazione speciale dedicata a coloro che avevano alle spalle almeno tre anni di supplenze.
Ma mentre gli insegnanti usciti dalle Ssis a colpi di ricorsi hanno ottenuto di essere inseriti tra i precari storici, quelli di Pas e Tfa no.
E se con una mano il governo cambiava le regole del reclutamento, con l'altra riduceva i posti della scuola.
TAGLI E BLOCCO DEI TURN OVER. La Finanziaria del 2008, firmata Giulio Tremonti, ha portato il numero massimo di alunni per classe a 33, aprendo la strada alla razionalizzazione del numero di professori.
Il ministro Gelmini ha tagliato 100 mila cattedre (il dato è confermato da uno studio Ue del 2013).
Peccato che poi con il governo dei tecnici, il ministro Fornero abbia anche bloccato il turn over.
E arriviamo a oggi. Per far fronte alla procedura d'infrazione aperta dalla Commissione europea, il governo Renzi si trova ad assumere 150 mila precari in un colpo solo, al punto di dover dirottare gli insegnanti in sovrannumero di alcune materie verso la docenza di corsi 'affini'.
Il risultato è che chi non è rientrato nelle graduatorie a esaurimento rischia di dover ripensare il suo progetto di vita. «Il meccanismo è infernale e la beffa per noi è doppia», dice a Lettera43.it, Arianna Cipriani del coordinamento Tfa di Roma: «Ci hanno abilitato, abbiamo finanziato le università e poi ci hanno tolto la prospettiva».

Il concorso del 2015? 200 mila candidati per 40 mila posti

Insegnanti in piazza contro i tagli.

Il governo ha annunciato che un nuovo concorso nazionale si terrà nella primavera del 2015.
Contando che il fabbisogno di insegnanti è di circa 13-14 mila professori l'anno, il ministero dell'Istruzione stima di poter assumere altri 40 mila tra maestri e professori nel trienno 2016 - 2019.
«Una selezione nazionale», ha scritto lo stesso Miur nella bozza di riforma, «a cui si stima che parteciperanno quasi 200 mila candidati».
Il concorso è aperto, infatti, a 30 mila laureati del vecchio ordinamento che hanno conseguito un titolo entro il 2001-2002: dopo il blocco dei concorsi una legge del 1999 dava loro diritto a partecipare al primo bando nazionale utile, cioè quello del 2015.
Oltre a loro ci sono 8.900 laureati in Scienze della formazione primarie dopo il 2010 -2011, che però potrebbero anche essere inseriti nelle 150 mila assunzioni di settembre. Poi ci sono 55 mila diplomati alle magistrali, 69 mila abilitati attraverso il Pas, 10.500 del primo Tfa. E altri 22.500 insegnanti abilitati che dovrebbero uscire dal Tfa di quest'anno.
LE UNIVERSITÀ GUADAGNANO. I corsi dovevano essere avviati già a settembre, ma le università - che guadagnano molto a fronte di un Master di un solo anno - hanno approfittato dell'occasione e hanno persino offerto più posti rispetto a quelli previsti dal Miur.
Solo in Lombardia, ha calcolato la Cgil, le posizioni per le classi di italiano sono lievitate da 629 a 1.130.
L'incidente la dice lunga su come gli atenei stiano gestendo la mucca da mungere dei corsi per le abilitazioni. In ogni caso, secondo gli annunci del governo, il concorso del 2015 dovrebbe tenere conto soprattutto del merito.
Ma se va bene, e tra i 40 mila venissero assunti tutti insegnanti abilitati, ne rimarrebbero 120-130 mila a spasso almeno fino al 2019, di cui 80 mila tra professori di medie e superiori.
INSEGNANTI IN ESUBERO. Inoltre, chi conosce il labirinto della 'scuolburocrazia' sa che l'esito effettivo del concorso, cioè l'immissione in ruolo, dipenderà anche dalle regioni e dalle classi per cui si concorrerà. «Il piano di assunzioni del 2015», spiegano dal coordinamento Tfa, «riguarderà anche chi appartiene a classi di insegnamento che sono già in esubero, per esempio quelle di filosofia, di inglese, di educazione fisica, e di educazione artistica».
Il risultato è che chi ha frequentato il Tfa - in media sono professori con 37 anni di età - e si è abilitato in una di queste materie rischia di vedersi negare l'accesso alla professione. Viola sospira: «Se penso allo spazio del cervello che dedico a tutte queste informazioni... chissà magari in futuro farò altro, ma volevo insegnare».
Per il primo ciclo di Tfa sono stati selezionati 10.500 professori su 115.500 candidati. E per il secondo in partenza quest'anno, 22.500 su 160 mila candidature.
Tutta gente che ha creduto nelle promesse dello Stato, ci ha investito tempo e soldi e dedizione. E oggi si trova a rimpiangere persino le supplenze a singhiozzo: «Non vogliamo la garanzia di essere assunti, ma almeno la dignità», ha osservato Cipriani, «vogliamo almeno aspirare a una precarietà dignitosa».

@GioFaggionato

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