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MOBILITAZIONE 3 Novembre Nov 2014 2155 03 novembre 2014

Sciopero degli infermieri, 30 mila interventi saltati

Oltre 30 mila interventi saltati negli ospedali pubblici. Stipendi fermi dal 2009.

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Un momento dello sciopero nazionale indetto dai sindacati degli infermieri.

Oltre 30 mila interventi programmati per la giornata di lunedì 3 novembre negli ospedali pubblici di tutta Italia sono saltati a causa dello sciopero nazionale degli infermieri. Circa mille i camici verdi e azzurri che hanno manifestato davanti a Montecitorio, per chiedere al presidente del Consiglio Renzi «di rimettere il lavoro al centro della politica».
CONTRATTI BLOCCATI DAL 2009. I numeri li ha stimati Andrea Bottega, segretario del sindacato di categoria Nursind, cui aderiscono circa 22 mila infermieri dipendenti pubblici. Che lamentano «un blocco contrattuale che va avanti dal 2009» e «turni massacranti per il mancato turnover di chi va in pensione, mentre oltre 25 mila giovani infermieri sono oggi senza lavoro». Un problema ribadito anche dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: «È essenziale», ha detto il ministro, «permettere il turnover all'interno delle professioni sanitarie, perché congelare così l'accesso al di sotto dei fabbisogni diventa un problema di qualità sanitaria per i prossimi anni, nel momento in cui stanno tra l'altro andando in pensione migliaia di persone».
ADESIONE ALLA SCIOPERO IN TUTTE LE MAGGIORI CITTÀ. Allo sciopero hanno aderito gli infermieri in «tutte le maggiori città italiane, e negli ospedali sono state garantite solo le urgenze», ha proseguito Bottega. Molti poi sono gli infermieri che avrebbero voluto partecipare ma non hanno potuto, secondo il segretario Nursind dell'ospedale Spallanzani di Roma, Adriano De Iuliis. «Molti colleghi, madri e padri di famiglia, non possono rinunciare a un giorno di lavoro e a 50 euro in busta paga. Questo fa capire quanto sia critica la situazione dal punto di vista degli stipendi».
I DISAGI? «UN PREZZO DA PAGARE». Gli inevitabili disagi per i pazienti sono per Bottega «il necessario prezzo da pagare». Chiedere condizioni di lavoro più dignitose significa, infatti, «battersi anche per un Servizio Sanitario che sia realmente in grado di curare chi ne ha bisogno». Lo sciopero degli infermieri, così come la mobilitazione che sabato 8 novembre vedrà protagonisti anche i medici, «sono campanelli d'allarme di cui il governo e il parlamento non possono solo prendere atto», ha dichiarato la deputata dell'Udc Paola Binetti, capogruppo in Commissione Affari Sociali della Camera del Gruppo Per l'Italia. Servono gesti concreti da parte della politica e «la legge di Stabilità sarà il banco di prova per dimostrare concretamente che le istituzioni non sono sorde».

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