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TERRORISMO 4 Novembre Nov 2014 1100 04 novembre 2014

Isis, i jihadisti del Sinai aderiscono allo Stato islamico

Con un comunicato, la formazione Ansar beit al Maqdis ha giurato fedeltà ad Al Baghdadi.

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Abu Bakr al-Baghdadi, autoproclamatosi Califfo dello Stato islamico.

L'Isis si allarga. La formazione jihadista in Sinai, Ansar beit al Maqdis, ha annunciato in un comunicato l'adesione allo Stato islamico e nomina Abu Bakr al Baghdadi «califfo di tutti i musulmani in Iraq, Siria e in tutti i paesi islamici». Il gruppo si impegna a proseguire le sue operazioni contro l'esercito e i servizi di sicurezza in Egitto.
Il comunicato lancia un appello agli abitanti di Egitto, Gaza e Libia, così come dei Paesi orientali e del Maghreb, a seguire l'esempio di Ansar beit al Maqdis e a nominare «l'emiro al Mo'menin (Baghdadi, ndr) principe di tutti i credenti per unificare i musulmani».
ATTENTATI NEL SINAI. Il 3 novembre era stato un comunicato dell'Isis ad annunciare che sarebbe stato istituito il Califfato islamico in Sinai, definendolo «il primo passo verso l'invasione di Gerusalemme», e contatti e alleanze erano già emerse nei mesi scorsi. Da oltre un anno Ansar beit al Maqdis (i partigiani di Gerusalemme) ha siglato diversi attentati contro le forze armate egiziane nella penisola del Sinai, sostenendo di voler vendicare la repressione dei Fratelli musulmani in Egitto.
Nessuna rivendicazione «ufficiale» invece per la strage di militari del 24 ottobre in cui sono morti almeno 30 soldati.
LIBERATI ALMENO 93 CIVILI. Secondo quanto emerso da fonti in Medio Oriente, i jihadisti dell'Isis hanno liberato almeno 93 civili curdi che erano stati rapiti a febbraio in Siria mentre lasciavano Kobane per andare nel Kurdidstan iracheno.
Lo ha riferito l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus). All'epoca erano stato rapiti più di 160 curdi, accusati dallo Stato islamico di far parte del «Pyd», il principale partito curdo in Siria e impegnato a combattere l'Isis a Kobane. Senza poter precisare il motivo del rilascio, Ondus precisa che 53 dei curdi sono potuti entrare in Turchia mentre 40 sono rimasti in territorio siriano. Sconosciuta la sorte della settantina di altri sequestrati.

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