Carabinieri 140905095025
CRONACA 5 Novembre Nov 2014 1730 05 novembre 2014

Lecce, pastore ucciso per gioco: fermato il datore di lavoro

Il proprietario di una masseria colpì a morte un giovane albanese mentre faceva tiro al bersaglio in campagna.

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Un'auto dei carabinieri.

Avrebbe perso la vita per un gioco pericoloso e crudele finito male. Senza nessun movente.
Il giovane pastore Qamil Hyray, freddato da un colpo di pistola il 6 aprile 2014 nelle campage di Porto Cesareo, Lecce, è stato ucciso dal suo datore di lavoro che amava fare il tiro al bersaglio nella sua masseria.
ARRESTATO DATORE DI LAVORO. Il proprietario della masseria in cui lavorava la vittima, Giuseppe Roi, di 31 anni, è stato arrestato il 5 novembre dai carabinieri in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Lecce Simona Panzera su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Capoccia.
È accusato di omicidio volontario nella forma del dolo eventuale.
MIRATO A FRIGORIFERO. Secondo l'accusa, infatti, avrebbe sparato con una pistola calibro 22 mirando ad un frigorifero che era stato messo in campagna, pur essendo consapevole che il giovane, che era anche suo amico, si trovava lungo la traiettoria dei proiettili. Secondo le testimonianze raccolte, Roi, amante delle armi, usava fare il tiro al bersaglio con gli oggetti più vari.
Quel giorno aveva scelto un frigorifero che era stato appositamente portato all'aperto, nel terreno attorno alla masseria.
COLPITO DA SECONDO PROIETTILE. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori il primo colpo sparato da Roi si è andato a conficcare nel frigorifero.
Hyraj, che si trovava vicino ad un muretto e stava accudendo il gregge e si trovava lungo la linea di tiro, sentendo il rumore si sarebbe girato di botto collocandosi così proprio sulla traiettoria del secondo colpo che lo ha raggiunto al centro della fronte, uccidendolo.
TENTATIVO DEPISTARE INDAGINI. A quel punto Roi, resosi conto dell'accaduto ha avvertito il 118 cercando di confondere le acque.
Suo padre, infatti, Angelo Roi, di 68 anni, che è stato denunciato per simulazione di reato, avrebbe tentato di depistare le indagini denunciando di avere subito un furto di pecore.
La denuncia, poi rivelatasi falsa, era volta a fare ipotizzare che il giovane fosse stato ucciso perchè aveva sorpreso i ladri oppure per un regolamento di conti tra allevatori rivali.
SUBITO ESCLUSO MOVENTE CRIMINOSO. Le indagini portarono subito ad escludere un movente legato alla criminalità: Qamil Hyraj era un ragazzo perbene, dedito al lavoro, che non aveva alcun contatto con la malavita.
In sette mesi, grazie anche alle testimonianze di altre persone che lavoravano nella masseria, gli investigatori sono arrivati ad individuare in Roi il responsabile: avrebbe giocato al tiro al bersaglio accettando il rischio di colpire, come poi è avvenuto, il pastore.

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