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CULTURA 6 Novembre Nov 2014 1500 06 novembre 2014

Opera di Roma, sindacati: Fuortes pronto a ritiro esuberi

Secondo fonti sindacali il sovrintendente potrebbe evitare i tagli in cambio di accordo condiviso su contratto.

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Il sit-in di protesta contro i licenziamenti dei lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma.

Importanti novità per la vicenda del personale dell'Opera di Roma, alle prese da mesi con tagli e licenziamenti.
Secondo fonti sindacali, durante un incontro andato in scena il 6 novembre sarebbe stata avanzata questa ipotesi: in cambio di un accordo condiviso per ridisegnare il contratto integrativo, il sovrintendente Carlo Fuortes proporrà al Cda del Teatro dell'Opera di ritirare il licenziamento collettivo di orchestra e coro.
TRATTATIVA AGGIORNATA AL 10. La trattativa è stata aggiornata a lunedì 10 novembre, giorno della manifestazione nazionale a Roma dei lavoratori di tutti gli Enti lirici e sinfonici italiani.
«Siamo contrari alla politica dei due tempi, per cui prima si taglia e poi si vede», ha detto Alberto Manzini di Slc Cgil, «siamo d'accordo a rivedere il contratto integrativo e contestualmente a trattare sulle linee del nuovo modello produttivo del Teatro ma non ci arrendiamo a diminuzioni dell'organico».
TEATRO: «DISPONIBILITÀ PER ACCORDO». Il Teatro dell'Opera ha spiegato in una nota che «è stata confermata nuovamente la disponibilità, a fronte di una proposta che risolva interamente i gravissimi problemi economici e organizzativi del Teatro, a sottoscrivere un accordo che possa evitare il licenziamento collettivo di Orchestra e Coro. Così come ribadito dal Cda il 22 ottobre».
APERTURE DI SIGLE SINDACALI. Nella riunione del 6 novembre, si legge ancora nel comunicato del Teatro dell'Opera di Roma, «le sigle sindacali hanno accennato ad alcune aperture fino ad oggi mai prospettate, ma ancora non è stata presentata una proposta organica unitaria da parte di tutte le sigle sindacali».
L'ADDIO DI MUTI. I sindacati nei mesi scorsi si erano divisi sul piano industriale di Fuortes: Cgil e Fials da una parte, Cisl e Uil dall'altra. Con vittoria di queste ultime nel referendum tra i lavoratori e mancata accettazione del risultato dai rivali. Quindi gli scioperi estivi alla Boheme, il danno economico e d'immagine e a fine settembre l'addio di Riccardo Muti, che rinuncia a dirigere Aida e Le nozze di Figaro. Un colpo duro per il Teatro, evocato per giustificare i licenziamenti. Con i sindacati ad accusare Fuortes di incompetenza e violazione della legge sugli enti lirici. Fino alla possibile svolta del 6 novembre.

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