Corte Giustizia Europea 130416151319
SENTENZA 6 Novembre Nov 2014 2229 06 novembre 2014

Rifiuti, stop ai fondi Ue per la Campania

Lo ha deciso la Corte europea. I giudici hanno respinto il ricorso dell'Italia. Polemica a Napoli.

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La sede della Corte di giustizia europea, in Lussemburgo.

Non si sbloccheranno gli oltre 46 milioni di euro di finanziamenti Ue che la Commissione aveva stanziato e poi sospeso per la gestione dei rifiuti in Campania, ritenuta carente. Al punto che nel 2007 la stessa Bruxelles aveva aperto una procedura d'infrazione per danni all'ambiente e alla salute. A Napoli, intanto, subito è scoppiata la polemica sulle responsabilità tra le forze politiche. L'ultima conferma della perdita dei fondi Ue è arrivata, sette anni dopo l'apertura del contenzioso con Bruxelles, dalla Corte Ue. Lussemburgo ha infatti dato ragione al 'no' opposto dall'esecutivo comunitario all'esborso dei fondi dello sviluppo regionale (Fesr) accantonati proprio per le misure necessarie allo smaltimento dei rifiuti in Campania, ma non realizzate.
PROCEDURA D'INFRAZIONE. Nel 2000 la Commissione aveva approvato il programma di utilizzo dei fondi Ue per la Campania, che includeva varie azioni per il sistema regionale di gestione dei rifiuti, per migliorarne e promuoverne raccolta e smaltimento. Le spese erano state fissate a oltre 93 milioni di euro, di cui il cui 50% (ossia 46,6 milioni) cofinanziati dai fondi strutturali. Nel 2007, però, Bruxelles ha aperto una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia, in quanto non ha garantito in Campania «uno smaltimento dei rifiuti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza recare pregiudizio all'ambiente».
VIOLAZIONE DELLA DIRETTIVA. E questo venendo meno all'impegno di creare una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento, che doveva essere realizzata proprio grazie ai 46 mln provenienti dalle tasche europee. Sin dal 2008 la Commissione ha quindi brandito la minaccia del taglio dei fondi, in quanto oggetto stesso della procedura d'infrazione. Si arriva così al 2010, quando cade la prima sentenza della Corte di giustizia che conferma la violazione della direttiva sui rifiuti. La Commissione afferma quindi che non pagherà, a meno che l'Italia non ponga rimedio alla situazione. Il Tribunale Ue nel 2013 respinge una prima volta il ricorso dell'Italia e, il 6 novembre 2014, la Corte Ue ha respinto anche il secondo ricorso contro la decisione del Tribunale.

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