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BATTAGLIA 7 Novembre Nov 2014 1659 07 novembre 2014

Aborto, in Italia accesso sempre più difficile

I medici non obiettori: «Donne costrette a cambiare regione o andare all'estero».

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Una donna in gravidanza.

In Italia le interruzioni di gravidanza sono sempre più difficili.
Molte donne sono costrette a emigrare in un'altra regione o addirittura all'estero per ottenere quello che la legge 194 in teoria garantisce. Lo hanno affermato i medici della Laiga, (Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l'Applicazione della legge 194) riuniti in congresso a Napoli.
90% DEI MEDICI OBIETTORI. «In alcune zone come Lazio, Campania, provincia di Bolzano i medici obiettori sono oltre il 90%, e questo spesso costringe le donne ad andare in un'altra regione», ha spiegato la presidente Silvana Agatone, «per le interruzioni nei primi tre mesi solo il 64% degli ospedali italiani è disponibile, mentre la legge prevederebbe che fossero il 100%. Per quelle superati i 90 giorni, che si fanno in presenza di gravi patologie del feto o rischi per la mamma, le strutture disponibili sono molte meno, e cominciano i pellegrinaggi che portano addirittura all'estero».
STATISTICHE FALSATE. Secondo Agatone le statistiche del ministero della Salute, che parlano di pochi aborti a settimana per i medici non obiettori, sono falsate: «Ci sono centri che fanno 70 interruzioni a settimana, e altri che mettono a disposizione al massimo due posti letto», ha spiegato, «nelle seconde è ovvio che risulta che i medici hanno fatto pochi aborti, ma quello che non si vede è che probabilmente le donne sono state costrette ad andare da un'altra parte».

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