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CASO 7 Novembre Nov 2014 2340 07 novembre 2014

Bin Laden, l'identità del killer diventa un giallo

Rob O'Neill rivendica l'azione. Ma c'è una nuova versione. Polemica nei Navy Seal.

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Osama Bin Laden, morto il 2 maggio 2011.

L'identità del vero esecutore di Bin Laden diventa un caso. E tra i Navy Seal si accende una guerra di versioni su chi abbia materialmente ucciso il leader di al Qaeda: due militari della segretissima unità delle Forze Speciali che il primo maggio 2011 parteciparono al raid di Abbottabad sostengono entrambi di aver sparato il colpo letale che ha tolto di mezzo il capo di al Qaeda.
Robert O'Neill, un militare pluridecorato, in una serie di interviste on e off the record ha fatto sapere di aver freddato bin Laden con tre colpi ravvicinati alla fronte. Ma una fonte vicina a un suo compagno d'armi ha rivelato che due altri commando erano entrati nella stanza dove si trovava il super-terrorista e uno di loro, non O'Neill, avrebbe sparato la pallottola finale. La tesi di O'Neill è stata raccolta il 7 novembre dal Washington Post dopo che il sito militare Sofrep aveva rivelato l'identità dell'uomo finora rimasta top secret, come dovrebbe essere del resto per tutte le Forze Speciali.
ALTRI COMMANDO APRIRONO IL FUOCO CONTRO BIN LADEN. Secondo il Post, O'Neill ha ammesso che almeno altri due Navy Seal aprirono il fuoco contro bin Laden. Uno di questi è Matt Bissonette, l'autore del libro No Easy Day sul raid di Abbottabad, pubblicato nel 2012 sotto uno pseudonimo. Il libro non identificava la provenienza del colpo finale.
DUE VERSIONI DIVERSE SULL'OPERAZIONE. «Due persone raccontano due storie diverse per due diverse ragioni. Non voglio entrare in quel che dice O'Neill», si era tirato indietro Bissonette in una intervista il 6 novembre con la Nbc in cui aveva confermato l'esistenza di una narrazione alternativa.
E domenica 9 novembre è previsto l'intervento dell'ex militare su Sixty Minutes della Cbs in vista della pubblicazione di un nuovo libro, stavolta di memorie della sua carriera nelle forze speciali, intitolato No Hero.
SEGRETEZZA VIOLATA: LA CONDANNA DELLE FORZE SPECIALI. Intanto cresce il tam tam in vista dell'intervista che O'Neill ha in programma alla Fox in coincidenza con la programmazione del documentario The Man Who Killed Usama Bin Laden martedì 11 e mercoledì 12 novembre in tarda serata sulla rete di Rupert Murdoch. Il commando, che ha lasciato le Forze Speciali nell'estate 2013 dopo 16 anni di servizio, ha partecipato a 400 missioni in quattro teatri di guerra ed è uno dei Seal più decorati della storia. Ma il piano di uscire in televisione con la sua versione della storia lo ha messo ai ferri corti con la macchina militare. Per le Forze Speciali Usa il silenzio è sempre stato motivo di speciale orgoglio, la conoscenza delle loro imprese riservata a un piccolissimo gruppo di addetti ai lavori. Ed ecco dunque che in una lettera a tutti i membri passati e presenti dell'unità il contrammiraglio Brian Losey e il Force Master Chief Michael Magaraci hanno rammentato l'impegno alla segretezza e messo alla gogna i due ex commilitoni, senza identificarli per nome, che l'hanno violata: «Fa parte del nostro codice morale non far pubblicità al nostro lavoro, anche dopo che abbiamo lasciato il servizio».

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