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ORRORE 7 Novembre Nov 2014 2358 07 novembre 2014

Studenti spariti in Messico: uccisi e bruciati dai narcos

Tre sicari confessano l'omicidio dei 43 ragazzi scomparsi a Iguala il 26 settembre.

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Dei 43 studenti uccisi non si avevano notizie fin dal 26 settembre.

I 43 studenti spariti lo scorso 26 settembre a Iguala, nello stato di Guerrero (sud del Messico) sono stati uccisi da sicari del gruppo narco Guerreros Unidos, e i loro corpi sono stati bruciati, alcuni mentre erano ancora vivi, in una discarica della vicina località di Colula.
A svelare l'orribile fine dei ragazzi è stato il procuratore generale, Jesus Murillo Karam. «Sono conscio dell'enorme dolore che produce questa notizia», ha detto Murillo, sottolineando che formalmente gli studenti saranno considerati desaparecidos finché non si potranno identificare i loro resti, il che non sarà facile perché, dopo averli uccisi, i sicari narcos hanno ricevuto l'ordine di spezzettare le ossa delle loro vittime, per fare sparire ogni traccia della strage.
L'EX SINDACO DI IGUALA «MANDANTE DELLA STRAGE». In una conferenza stampa a Chilpancingo, capitale di Guerrero, il procuratore federale ha spiegato che tre uomini arrestati dalla gendarmeria all'inizio di novemre hanno confessato di aver ucciso gli studenti, attaccati e poi detenuti dalla polizia municipale di Iguala su ordine del sindaco della cittadina, José Luis Abarca, considerato il mandante della strage insieme alla moglie, Angeles Pineda Villa, e al suo responsabile della sicurezza pubblica, tuttora latitante.
I RAGAZZI FATTI PASSARE PER MEMBRI DI UNA BANDA RIVALE. Murillo ha spiegato che i tre sicari - Patricio Retes, detto El Pato; Juan Osorio, detto El Jona e Agustin Garcia Reyes, detto El Chereje - hanno raccontato di aver preso in consegna gli studenti e averli portati alla vicina località di Cocula. Circa 15 studenti sarebbero morti per asfissia prima di arrivare alla discarica di rifiuti di Cocula, dove i sicari «hanno chiesto loro a che gruppo (criminale) appartenevano, ma loro dicevano che non appartenevano a nessuna banda». Da Iguala, infatti, avevano informato che nel gruppo si erano infiltrati uomini di Los Rojos, una banda rivale.
IN DUE BRUCIATI ANCORA VIVI. «I detenuti hanno detto che è lì che hanno ucciso quelli che erano sopravvissuti, e hanno buttato i corpi nella parte bassa della discarica, dove li hanno bruciati. Hanno fatto turni di guardia per assicurarsi che il fuoco bruciasse per ore, versandoci sopra combustibile, pneumatici e altri oggetti», ha detto il procuratore, sottolineando che alcuni studenti erano ancora ancora vivi quando è stato dato loro fuoco.
RESTI RITROVATI NEL FIUME SAN JUAN. Le fiamme hanno bruciato tutta la notte e il calore sprigionato era tale che i sicari hanno dovuto aspettare la sera del 27 settembre per rimuovere le ceneri, spezzare i resti delle ossa e versarli in buste nere di plastica per la spazzatura, che hanno poi gettato nel vicino fiume San Juan, dove sono state ritrovate da sommozzatori della polizia. Murillo ha aggiunto che lo stato in cui si trovano i resti dei studenti uccisi, rende difficile la loro identificazione; per questo motivo saranno inviati a un laboratorio specializzato in Austria per analizzare le tracce di Dna.

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