Cantieri Napoli 141104213843
TESTIMONIANZA 9 Novembre Nov 2014 0800 09 novembre 2014

Napoli, i nuovi schiavi del lavoro nei cantieri edili

Otto ore a 50 metri sotto terra. Spesso senza contributi, sicurezza o sindacato. L'operaio Giovanni costruisce la metro: «Ogni giorno devo salvarmi la pelle».

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Nei cantieri edili italiani si muore di più il lunedì e il venerdì. Si muore per caduta dall’alto (41,88%), travolti da gru, carrello elevatore o ruspa (25,13%) o per il crollo di una struttura (9,95%).
Il 45,9% degli incidenti, secondo la Fillea Cgil, si verifica nella tarda mattinata, cioè poco prima dell’interruzione per il pranzo.
Quasi 200 mila sono i lavoratori edili in nero. Dall'inizio del 2014 ci sono stati 450 infortuni.
MORTO A DUE PASSI DAL SINDACO. Il più recente è accaduto nel cantiere del metrò di piazza Municipio a Napoli, a due passi dall’ufficio del sindaco Luigi de Magistris: a precipitare da un’impalcatura senza parapetto è stato Salvatore Renna, 41 anni, padre di due bambini, colpevole di aver fatto due passi all’indietro senza guardarsi alle spalle.
Salvatore lavorava di sabato, cioè quando è vietato, e dopo le 17.30, cioè in un orario illegale.
UNA VITA IN BILICO SU ASSI DI LEGNO. Giovanni, invece, nei cantieri è entrato a 13 anni. Dopo aver lavorato in nero, ha strappato un contratto da edile. Di cognome si chiama Addezio, ha 63 anni e tre figli - fa l’operaio specializzato a 50 metri sotto il livello del suolo.
Sta costruendo la linea 6 della metropolitana di Napoli.
Ha confessato a Lettera43.it le sue paure, la rabbia, la delusione, i sogni di chi si sta facendo vecchio in bilico su due assi di legno. E non sa mai se stasera «porterà a casa la pelle».

Giovanni Addezio.

DOMANDA. Lei dove lavora?
RISPOSTA. In galleria, 50 metri sotto il livello del suolo. Stiamo costruendo un tratto della metropolitana di Napoli, quello al cosiddetto Arco Mirelli. Di fronte al mare, anzi no: sotto.
D. Quando ha cominciato?
R. A 13 anni rimasi orfano di padre. Mi accettarono come apprendista.
D. E la scuola?
R. Ho la licenza elementare. Poi, basta. Me ne dispiace.
D. Quali sono le sue mansioni?
R. Noi operai edili regolari siamo specializzati, ma ci chiedono di fare un po’ di tutto: carpentieri, ferraioli, manovali da intonaco.
D. Perché?
R. Supportiamo quelli dei subappalti, che vengono ingaggiati a tempo ogni volta che l’azienda rischia di non riuscire a rispettare le scadenze.
D. Come mai voi dipendenti fate da supporto ai precari del subappalto?
R. Bisogna bruciare i tempi. E fare poche domande.
D. A quali condizioni?
R. Noi regolari lavoriamo 40 ore a settimana, cioè 8 ore al giorno. Gli altri, fino a 11-12 ore. E spesso anche di sabato, quando è vietato stare in cantiere.
D. E le paghe?
R. Un edile regolare guadagna circa 1.200 euro al mese, senza contare le indennità di sottosuolo. Uno dei subappalti, circa 800. Spesso senza contributi, attrezzature per la sicurezza né sindacato o altre voci.
D. I contratti di subappalto come sono?
R. A termine: due, tre mesi. Alcuni sono costretti a lavorare pur stando in cassa integrazione. Altri sono obbligati ad aprire la partita Iva per caricarsi le spese. Altri ancora subiscono il cosiddetto distacco internazionale.
D. Che roba è?
R. Risultano assunti da una filiale straniera, ma nei fatti lavorano in Italia.
D. In Sicilia l’84% delle imprese edili risulta, per l’Inps, non in regola. Perché l’azienda-madre ingaggia le ditte in subappalto?
R. Perché risparmia fino al 50% del costo del lavoro. Accelera i tempi. Evita di pagare le penali dovute ai ritardi nella consegna.
D. A che ora si smette il lavoro, in cantiere?
R. Alle 16.30. Lo stop è tassativo.
D. Salvatore, l’operaio morto nel cantiere del metrò in piazza Municipio a Napoli, è precipitato dall’impalcatura dopo le ore 17.
R. Appunto. Ed era pure sabato, cioè giorno festivo.
D. Come fa una ditta di subappalto a offrire servizi a prezzi così scontati?
R. Risparmia sulle paghe, sulla qualità dei materiali, sui turni di lavoro, sulle condizioni di sicurezza.
D. Cioè?
R. Non fornisce il vestiario di prevenzione: i guanti, per esempio. O le scarpe anti-infortunistica. Si va sulle impalcature con i vestiti di casa e le scarpe con le suole consunte.
D. Quanto è diffuso il subappalto nei cantieri edili?
R. Due terzi e un terzo.
D. Due terzi in regola e un terzo no?
R. No, il contrario.
D. Che cosa incute più paura, quando si lavora sotto terra?
R. L’umidità, la melma, le crisi di panico, la montagna di pietre e terra che sta sopra la testa.
D. Quale è il pericolo più perfido?
R.
La stanchezza, che annebbia la mente e non fa pensare. Sui ponteggi, restare concentrati salva la vita.
D. Lei è mai precipitato?
R. Sì, ma per fortuna ci ho rimesso solo un dito.
D. Ha visto compagni precipitare?
R. Molte volte.
D. Sono previste visite mediche per chi lavora sotto terra?
R. Per noi regolari, due volte all’anno. Analisi del sangue, cuore, fiato, orecchie. Sotto terra i rumori sono assordanti, nonostante le cuffie.
D. Se si risulta ammalati, che cosa accade?
R. Si viene spostati a mansioni meno impegnative. Altrimenti...
D. Altrimenti?
R. In molti tendono a nascondere i propri malanni per paura di perdere i 200 euro di indennizzo dovuto a mansioni speciali o di essere licenziati.
D. Gli operai dei subappalti vengono sottoposti o no a vista medica?
R. Qualche volta.
D. Qualche volta no?
R. No, qualche volta sì.
D. La vostra psiche viene controllata?
R. Non in maniera specifica.
D. Come si vive sotto terra?
R. All’inizio, le crisi di panico, il tremore e i malori sono frequenti.
D. Come ci si organizza, per stare un po’ meglio?
R. Portiamo con noi i beverini, cioè grandi contenitori di acqua fresca e bevande disintossicanti. Per il caffè, si provvede con un fornellino da campo. Noi dipendenti abbiamo ricetrasmittenti per comunicare e le cuffie per attutire i rumori. Su otto ore di turno, si risale alla luce per un’ora. E si mangia un boccone.
D. E per la pipì?
R. C’è un water chimico, si fa il turno.
D. Paura dei crolli?
R. Chi è esperto sa che oggi esistono macchinari sofisticati che sanno prevedere i crolli.
D. Però?
R. Anche il più esperto, laggiù, ha l’orecchio sempre teso a cogliere il minimo scricchiolio.
D. Quando finisce una galleria, che cosa si prova?
R. Soddisfazione, perché l’abbiamo costruita con le nostre mani. Ma anche paura, perché il lavoro è finito e non si sa se ce ne sarà presto un altro.
D. Dicono che il numero dei morti in cantiere sia diminuito.
R. Balle. È calato il numero di quelli che lavorano. A Napoli, come ovunque al Sud, l’edilizia è ferma: Bagnoli, centro storico, Porto, Napoli Est, Pompei. È tutto in impasse, per assenza di fondi.
D. Che cosa è migliorato in cantiere, rispetto a 30 anni fa?
R. Quasi niente.
D. Nei cantieri si vedono pochi extracomunitari: come mai?
R. Per il colore della pelle: il nero attira troppa attenzione. Per i caporali e i loro padroni, accendere i riflettori non va mica bene.
D. Lei ha tre figli. Glielo consiglia o no un lavoro al cantiere?
R. Se è col contratto regolare, sì.
D. E se invece è in nero?
R. No, però so che oggi trovare lavoro è difficile.
D. Ha molti rimpianti?
R. Mi accontento. So di non aver studiato né di aver fatto molto per meritarmi una vita migliore.

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