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ESTERI 9 Novembre Nov 2014 1100 09 novembre 2014

Ucraina, a Donetsk nuovi combattimenti

Colpi di artiglieria nella roccaforte dei separatisti. Preoccupazione dell'Osce.

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Ribelli filorussi all'aeroporto Sergey Prokofiev di Donetsk.

Tornano a soffiare i venti di guerra nell'Ucraina orientale, dove è sempre più precaria la fragile tregua tra filo-Kiev e separatisti filo-russi. L'Osce intanto si è detta preoccupata dopo l'arrivo nelle regioni ribelli di una decina di carri armati e una colonna di 40 mezzi, carichi di uomini e pezzi di artiglieria.
SCONTRI A DONETSK. L'aspetto sicuro è che a Donetsk è tornata sotto le bombe, con un intenso fuoco di artiglieria ripreso nel corso delle ultime 48 ore.
I bombardamenti sono ripresi all'indomani delle 'elezioni' indette a Donetsk e Lugansk, il 2 novembre, un voto 'illegale' per l'Occidente e che invece Mosca considera 'valido' a tutti gli effetti.
Secondo alcune fonti, un colpo di artiglieria sarebbe caduto a poca distanza dall'ufficio di Alexander Zakharchenko ma è rimasto illeso.
FULCRO ZONA AEROPORTO. Solo il 5 novembre alcuni proiettili sono caduti su una scuola, causando la morte di due scolari e il ferimento di altri quattro.
I combattimenti, anche se di minore intensità rispetto al passato, sono ripresi anche nella zona dell'aeroporto, teatro della vera e propria battaglia tra le forze rivali che tentano di conquistarlo da giugno 2014.
FORTE PREOCCUPAZIONE DA OSCE. I testimoni parlano di continui scambi di colpi, da una parte e dall'altra.
Il presidente di turno dell'Osce, il ministro degli Esteri svizzero Didier Burkhalter, si è detto «fortemente preoccupato dalla recrudescenza delle violenze nell'Est».
Il presidente ucraino Petro Poroshenko, dal canto suo, ha accusato i ribelli di aver «stracciato» l'intesa che ha portato a firmare il cessate il fuoco, il 5 settembre, e ha inviato rinforzi militari nelle città nei pressi delle regioni ribelli per fronteggiare una possibile avanzata. APPELLO AL DIALOGO DA GENTILONI. Sul piano diplomatico, il neo ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha rilanciato l'appello al dialogo: «Non possiamo illuderci che le sanzioni facciano cambiare posizione politica a Putin ma bisogna tenere aperti tutti i canali diplomatici con Mosca».
L'Italia ha svolto un ruolo importante nell'applicazione delle sanzioni «che hanno avuto un peso per l'economia russa» ma «l'Europa deve graduare le reazioni con la Russia. Dobbiamo essere molto esigenti», ha sottolineato il neoministro.

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