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POLEMICA 10 Novembre Nov 2014 2322 10 novembre 2014

Non paga la retta: 17enne fuori da scuola

Parma, la madre ha difficoltà economiche. L'Istituto: eravamo pronti a esentarlo. 

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Studenti in classe.

Un ragazzino è rimasto fuori dalla classe per cinque ore mentre i suoi compagni erano a lezione perché sua mamma non avrebbe i soldi per pagare la retta scolastica. Protagonista uno studente di 17 anni iscritto all'Istituto Professionale 'Primo Levi' di Parma. Una scuola pubblica ma, spiega la madre, «mio figlio è stato fuori perché non aveva il libretto che viene dato quando si fa il versamento di 130 euro. Gli è stato detto che non poteva entrare fino a quando non pagava la retta». Ben diversa la versione della scuola: «L'abbiamo invitata per vedere se almeno riusciva a pagare la parte obbligatoria della cifra, 25-30 euro per assicurazione e libretto. Mai vista, ma abbiamo letto tutto sul giornale».
PROBLEMI ECONOMICI. La donna ha lanciato la denuncia dalle colonne della Gazzetta di Parma dove ha spiegato anche le difficoltà che sta vivendo la sua famiglia dal punto di vista economico. «L'anno scorso ho pagato metà retta, 60 euro, facendo sacrifici, ma questa volta non siamo riusciti a pagare - ha spiegato la madre del ragazzo 'escluso' - O prendevo i libri o pagavo la tassa. E ho preso i libri: 200 euro».
LA REPLICA DELLA SCUOLA. L'istituto scolastico ha ribadito la sua versione e ha specificato ancora: la somma richiesta era pari a 130 euro, compresi i contributi volontari per far funzionare la scuola, ma alla famiglia dello studente era stato chiesto di venire a parlare in presidenza per concordare almeno il pagamento di quelli obbligatori, per libretto e assicurazione, tra i 25 e i 30 euro. «La madre - ha ribadito il vicepreside, Massimo Barezzi - non si è vista in presidenza, ma la storia è finita sul giornale». «Già l'anno scorso - ha spiegato Barezzi in relazione a quanto sostenuto dalla donna per l'anno precedente - era successa la stessa cosa con diversi studenti. E in alcuni casi abbiamo soprasseduto anche alla parte obbligatoria dei 130 euro, non solo ai costi dei contributi volontari. La nostra è una scuola che fa entrare in officina i suoi studenti, ci sono i trucioli di metallo che sono molto taglienti, e l'assicurazione è obbligatoria. Ma in certi casi, per l'acclarata indisponibilità di denaro, abbiamo deciso di soprassedere. Sarebbe stato forse anche il caso della famiglia dello studente. Purtroppo non è stato possibile parlare con la madre».
CITTADINO ANONIMO PRONTO A PAGARE. In molte occasioni, si è difeso il preside Giorgio Piva, le famiglie in difficoltà sono state aiutate dall'Istituto e la riscossione delle quote è sempre dilazionata e a discrezione delle famiglie stesse. Questa volta, però, ha concluso, «non è stata fatta alcuna richiesta». Ma in aiuto della famiglia, e per risolvere definitivamente il problema, interviene un anonimo cittadino. «Sono pronto a pagare io i 130 euro se mi viene assicurato l'anonimato - ha spiegato all'Ansa - Questi soldi fortunatamente io posso ancora spenderli e mi sembra giusto usarli perché un ragazzo non resti fuori da scuola».

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