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INTERVISTA 11 Novembre Nov 2014 0800 11 novembre 2014

Rosetta, Ercoli Finzi: «Non siamo soli nell'universo»

È stata la prima donna a laurearsi in ingegneria aeronautica. E ha progettato il trapano del lander Philae. La scienziata Ercoli Finzi attende l'atterraggio sulla cometa.

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È stata la prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica. Ed è anche una delle protagoniste dell'avventura di Rosetta, tanto da aver seguito il programma della missione spaziale - unica nel suo genere - fin dall'inizio.
Amalia Ercoli Finzi, professoressa del Politecnico di Milano, attende con trepidazione il momento del contatto con la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (leggi l'approfondimento).
MADE IN ITALY SULLA SONDA. La missione Rosetta, gestita dall'Agenzia spaziale europea, è stata realizzata con il contributo determinante dell'Italia, che ha progettato parte degli strumenti scientifici della sonda e del lander Philae. Tra questi il trapano S2D, che dovrà penetrare nel suolo della cometa dopo la discesa del robot. La trivella è stata costruita da Selex Es, azienda del gruppo Finmeccanica, ed è stata messa a punto proprio dalla professoressa Ercoli Finzi. Che a Lettera43.it, in attesa dell'atterraggio della sua 'creatura', ammette: «Sono un po' sotto pressione».

  • Amalia Ercoli Finzi.


DOMANDA. Quali sono le sue sensazioni a poche ore dall'atterraggio di Philae?
RISPOSTA.
Vivo l'attesa allo stesso tempo con gioia e smarrimento.
D. Ci spieghi meglio.
R. La missione Rosetta è partita più di 10 anni fa, il 3 marzo 2004, e finalmente siamo giunti all'inizio dell'ultima fase: quando ci si avvicina alla meta c'è sempre una sensazione di panico.
D. Perché?
R. La missione è molto complessa, compresa naturalmente la fase di atterraggio. Stiamo a vedere, io però sono ottimista, perché tutti - da chi ha progettato la missione a quanti dirigono le operazioni da terra a noi che abbiamo realizzato gli strumenti - hanno lavorato bene.
D. Quindi di cosa bisogna aver paura?
R. Il problema è quel tanto d'imprevisto sempre presente in questo tipo di missioni scientifiche d'altissimo livello. Insomma, nell'attesa, dormo poco e faccio la novena (ride). Anche quella è una cosa importante.
D. Quante probabilità ci sono di trovare sulla cometa i cosiddetti mattoni della vita?
R. Sulle probabilità di trovare degli aminoacidi su questa cometa in particolare, non posso sbilanciarmi, è la prima volta che si tenta un'esplorazione del genere.
D. Ma ce ne sono nello Spazio?
R. Che ci siano i 'germi' della vita nello Spazio, ne sono assolutamente convinta. Statisticamente, la presenza di forme di vita analoghe alla nostra è una cosa su cui si può contare. Il problema semmai è un altro.
D. Quale?
R. Andare a incontrarle, data la vastità spaziale e temporale del nostro universo. La vita è intorno a noi ed è un grandissimo dono, che andrebbe apprezzato e custodito molto meglio di come stiamo facendo. La mia speranza è che il giorno in cui dovessimo incontrare degli altri esseri potremo essere per loro un esempio buono, e non un esempio cattivo, come purtroppo spesso accade.
D. Che importanza ha avuto il contributo dell'Italia alla missione Rosetta?
R. Un contributo fondamentale, sia a livello di concepimento della missione, sia di costruzione degli strumenti.
D. Per esempio?
R. Sono italiani i pannelli solari che forniscono l'energia che è servita finora per raggiungere la cometa e per alimentare gli strumenti di Rosetta, e che serve adesso per far funzionare anche gli strumenti del lander. Sono italiani il trapano S2D, progettato da me, e altri tre strumenti: Virtis, Giada e Wac.
D. Una prova delle capacità scientifiche del nostro Paese?
R. Una dimostrazione delle grandi capacità che l'Italia ha non solo in campo tecnologico, ma anche di lavorare con gli altri, di organizzarsi, di far parte di un'equipe. Nel caso di Rosetta un'equipe europea, ma visto il contributo dato anche dagli Stati Uniti, possiamo dire un team internazionale. È solo qui, all'interno, che a volte non riusciamo a esprimerci all'altezza delle nostre possibilità.
D. Quanto è costata complessivamente la missione Rosetta?
R. La missione è costata 1,3 miliardi di euro. Di questi, poco più di 1 miliardo sono stati forniti dai Paesi membri dell'Esa, che ha gestito i fondi. Il resto è, invece, il costo degli strumenti, che è stato pagato direttamente dagli Stati che ne hanno la responsabilità.
D. Sono un mucchio di soldi di questi tempi.
R. Può sembrare una grandissima cifra, ma bisogna tener presente che sono stati distribuiti su un progetto durato almeno 15 anni. Ci tengo a sottolineare che ogni italiano, per tutta l'attività spaziale svolta dal nostro Paese, paga 10 euro di tasse all'anno. Una cifra assolutamente abbordabile.
D. Lei è stata la prima donna a laurearsi in ingegneria aeronautica in Italia. Nel settore delle esplorazioni spaziali le competenze femminili sono adeguatamente valorizzate?
R. In questo ambito scientifico ci sono colleghe di grandissimo valore. Una su tutte è Angioletta Coradini, che è mancata da poco, planetologa eccezionale e stimata internazionalmente. Il problema delle donne, in questo settore, non è tanto ottenere un riconoscimento per il lavoro svolto, ma costruirsi una base, un bacino d'utenza.
D. Mancano le donne che vogliono impegnarsi in questo genere di lavoro?
R. Non sono ancora abbastanza le ragazze che decidono di impegnarsi in una carriera tecnico-scientifica. Ma una volta che ci sono dentro, se sono in gamba, sono apprezzate e rispettate. Però, siamo ancora troppo poche. Non ci siamo ancora alla parità di genere, ma stiamo migliorando.

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