Carcere Poggioreale 140116135733
EUROPA 13 Novembre Nov 2014 1643 13 novembre 2014

Carcere, la Corte europea respinge tutti i ricorsi dei detenuti italiani

Per i giudici di Strasburgo i nuovi provvedimenti nazionali sul sovraffollamento sono sufficienti.

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L'esterno del carcere di Poggioreale, a Napoli.

La Corte europea dei diritti umani ha respinto tutti i 3.564 ricorsi ricevuti negli ultimi anni dai carcerati italiani contro il sovraffollamento degli istituti penitenziari. Secondo i giudici europei, i rimedi risarcitori introdotti in Italia sono validi e i ricorrenti possono ora ottenere giustizia dai tribunali nazionali.
ITALIA CONDANNATA PER IL CASO TORREGGIANI. Una prima tranche di ricorsi era già stata respinta tra il 16 e il 23 ottobre. La decisione di non dare seguito ai ricorsi ricevuti è stata presa poiché a Strasburgo si ritiene di non avere motivi per considerare che i rimedi risarcitori introdotti in Italia non funzionino: si tratta di quelli introdotti con le leggi 146 del 2013 e 92 del 2014, dopo che la stessa Corte aveva condannato l'Italia con la sentenza Torreggiani per aver sottoposto a trattamento degradante sette detenuti avendoli tenuti in celle dove disponevano di tre metri quadrati a testa.
UN ANNO DI TEMPO PER PRENDERE PROVVEDIMENTI. Nel condannare l'Italia, i giudici avevano dato al governo e al parlamento un anno di tempo per assicurare ai detenuti la possibilità di sanare la violazione e ottenere un risarcimento. Il governo è riuscito a dimostrare che le misure introdotte sono sufficienti, e dunque i tribunali italiani possono adesso prendere in carico tutti i ricorsi giunti in sede europea.
LA SODDISFAZIONE DEL MINISTRO ORLANDO. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, da Washington, dove partecipa alla riunione dei ministri della Giustizia Ue e Usa, ha dichiarato: «La decisione della Corte di respingere tutti i ricorsi ricevuti negli ultimi anni dai detenuti italiani sancisce definitivamente la serietà e la correttezza messe in campo dal governo nell'affrontare la drammatica emergenza del sovraffollamento carcerario. Ma nessuno pensi che ora l'azione riformista del nostro sistema penitenziario sia terminata. C'è ancora moltissimo da fare».

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