Macchina Incidente 141114171430
LETTERA 14 Novembre Nov 2014 1723 14 novembre 2014

Per mio figlio Carmine, morto in moto, ingiustizia è fatta

Fece un incidente nel 2005. Ma aveva la precedenza. L'automobilista non è stato condannato. La mia storia.

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Le foto dell'incidente.

Salve, sono Gerardo Spina, un papà a cui è morto il figlio nel 2005.
Un incidente stradale lo ha portato in cielo, lasciandoci nel più profondo dolore. Penserete: sono cose che capitano spesso.
Su questo concordo, giornalmente accadono incidenti spesso mortali. Penserete: e quindi? Quello che non è usuale è quanto è accaduto dopo.
Purtroppo le persone contro cui mi sono (per forza di cose) dovuto confrontare e scontrare appartengono alla categoria degli “intoccabili”. Mi spiego.
MIO FIGLIO AVEVA LA PRECEDENZA. Mio figlio era un 24enne operaio di una ditta che lavorava laminati in acciaio. A bordo di una moto, mentre viaggiava su una strada con diritto di precedenza, impattò contro un'auto che usciva da una stradina laterale e che aveva l’obbligo dello stop. È deceduto sul colpo.
Dopo il mortale incidente del 26 giugno 2005 sono avvenute le cose più inimmaginabili possibili per uno Stato che si definisce di diritto e civile. Ne elenco qualcuna.
PRIMA IL DISSEQUESTRO, POI IL PERITO. L’automobile coinvolta viene dissequestrata il 19 luglio 2005 (si avete letto bene, dopo soli 24 giorni), ma non è tutto: il perito del tribunale viene nominato dal pm il 21 settembre 2005, cioè dopo il dissequestro dell’automobile, e nonostante questa evidente contraddizione la perizia viene effettuata.
Ma quando il perito si dichiarò a favore dell’automobilista, il tutto venne preso per buono dal giudice monocratico, mentre le cose a sfavore furono accantonate (il perito arrivò perfino a dire che la «turbativa» l’aveva creata l’auto, ma la cosa fu ignorata).
HO DENUNCIATO IL MARESCIALLO. Il 19 febbraio 2008 venne chiamato a testimoniare il maresciallo dei carabinieri che era intervenuto sul luogo dell’incidente e che ha fatto i rilievi del caso.
E qui ho ascoltato delle cose assolutamente fuori del normale, che nessun padre avrebbe potuto accettare. Premetto che il maresciallo nel 2005 ha redatto un verbale in cui affermava che arrivato sul posto constatava che mio figlio era già deceduto a seguito dell’impatto.
Ebbene nel 2008 in tribunale dichiarò invece che «l’automobile era stata spostata per consentire il transito dei veicoli, in quanto non ci si era resi conto della gravità dei fatti».
Dopo averci pensato per mesi (il mio avvocato mi consigliava di desistere e ora capisco il perché), ho deciso di denunciare il maresciallo per aver omesso sul verbale questo spostamento dell’automobile.
Poi ho fatto un ragionamento anche con l’ausilio di un perito. Se l’automobile è stata spostata quasi fuori strada, e il presunto punto di impatto era vicino alla striscia di mezzeria (peraltro striscia continua), mio figlio si è trovato quest’auto davanti in un punto in cui non avrebbe dovuto essere.
MIO FIGLIO UNICO COLPEVOLE. Di conseguenza mi aspettavo anche una, seppur minima, condanna dell’automobilista.
Il mio ragionamento era: come ho sentito io, anche il giudice ha sentito di questo spostamento (omesso nel 2005) e sicuramente ne terrà conto (ancora una volta mi sbagliavo).
Invece no, non ne ha tenuto conto, assolvendo l’automobilista e facendo risultare mio figlio unico colpevole, dichiarando tra l’altro nella sentenza di assoluzione: «Ma la macchina aveva ripreso la marcia, liberando completamente la corsia di destra e occupando definitivamente quella di sinitra».
Dimenticando che il maresciallo ha dichiarato lo spostamento dell’auto. E a me viene da dire e scrivere: ingiustizia è fatta.
HANNO ROTTO LA LAPIDE IN STRADA. Negli anni successivi all’incidente hanno spaccato la lapide posta vicino al luogo dell’incidente, una seconda volta l'hanno portata addirittura via, è stata vandalizzata la terza e quarta volta, tanto per non farmi mancare nulla (a cui sono seguite ben quattro denunce, a vuoto e senza colpevoli).
Sono passati quasi 10 anni, la salute vacilla, ma resta il mio desiderio di giustizia per questo mio figlio sfortunato, a cui non riesco a far avere giustizia (cosa di cui me ne dolgo ogni volta che vado a mettere dei fiori in suo ricordo).
Cordiali saluto da un papà che da 10 anni cerca di avere voce per denunciare queste ingiustizie.


Gerardo Spina
Cesinali (Av)



P.s. Mi scuso se nella lettera parlo sempre al singolare. Mia moglie non ha mai accettato questa dipartita di nostro figlio. La sera toglie la chiave da dietro la porta, così come si faceva quando il nostro Carmine rientrava dopo di noi.

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