Renato Vallanzasca 141114204101
SENTENZA 14 Novembre Nov 2014 2041 14 novembre 2014

Vallanzasca condannato per furto di mutande a dieci mesi

La pena potrebbe costargli il carcere a vita.  Lui: «Incastrato per rivelazioni su Pantani».

  • ...

Renato Vallanzasca in tribunale a Milano.

Nuova condanna per Renè.
Renato Vallanzasca, protagonista della mala milanese tra gli anni '70 e '80, è stato condannato a 10 mesi dal tribunale di Milano con l'accusa di tentata rapina impropria per aver rubato due paia di mutande e altri oggetti di scarso valore in un supermercato a Milano nel giugno 2014.
RISCHIO STOP BENEFICI. Se paragonati ai 4 ergastoli e ai 296 anni di carcere a cui è stato condannato, come conseguenza della sua lunghissima storia criminale, quei 10 mesi di reclusione inflitti dal tribunale aVallanzasca, sembrano poca cosa. Eppure è proprio questa nuova condanna, come ha spiegato anche il suo legale, che potrebbe «costargli il carcere a vita», perché rende molto più difficile la concessione di qualsiasi beneficio nel suo percorso detentivo. Il giudice delle direttissime Ilaria Simi De Burgis ha inflitto a 'René' 10 mesi, andando anche oltre la richiesta del pm Angelo Renna che era di 8 mesi per aver rubato in un supermercato due paia di mutande, concime per piante e delle cesoie: una tentata rapina impropria, così qualificata dai magistrati, per un bottino del valore di 66 euro.
RIVELAZIONI SUL CASO PANTANI. Io non sono uno che crede ai complotti, ma certo quello che mi è accaduto è strano», ha commentato Vallanzasca durante l'interrogatorio in aula, cercando di spiegare il senso di una memoria depositata al giudice nella quale dice, in sostanza, di essere stato «incastrato». E lega la vicenda dell'arresto alle sue rivelazioni nel caso Pantani: nei giorni scorsi, infatti, l'ex 're' della Comasina ha depositato poche pagine per dire, in sostanza, che il suo arresto per quel furto potrebbe essere stato una «macchinazione» collegata alle sue dichiarazioni ai pm di Forlì. La procura romagnola sta ora indagando su un presunto complotto ordito ai danni di Marco Pantani per escluderlo dal Giro d'Italia nel '99 con l'alterazione delle analisi del sangue. Vallanzasca aveva infatti raccontato di essere stato avvicinato da un camorrista, quando era detenuto ad Opera, che gli aveva detto di non puntare sul 'Pirata' in caso facesse scommesse clandestine, perché il ciclista sarebbe stato escluso dal Giro. Il pm Renna ha replicato depositando il 14 novembre atti del fascicolo della procura di Forlì, tra cui i due verbali 'omissati' resi da 'Renè', per dimostrare che la nuova inchiesta sul caso Pantani «è nata due mesi dopo questo fatto modestissimo». Per il pm il «presunto complotto ai suoi danni di cui parla Vallanzasca lambisce il confine della calunnia», e a smentire questa «macchinazione» ci sono «i fatti, il lavoro dei carabinieri e della procura di Milano».
«SONO STATO INCASTRATO». La difesa, rappresentata dall'avvocato Ermanno Gorpia, invece, ha sottolineato che il suo assistito «ha centinaia di nemici e se è vero che l'indagine di Forlì è successiva, lui aveva già rilasciato interviste sul caso Pantani tempo fa». Già a luglio Vallanzasca aveva detto in aula di essere stato «incastrato», raccontando di essere stato avvicinato mentre era al supermarket da un giovane che «mi chiamava 'zio Renato'», e che avrebbe messo gli oggetti rubati nella sua borsa. «Perché mi è stata fatta una cosa del genere non lo so, io so soltanto che entro Natale avrei dovuto discutere della mia liberazione condizionale e potevo tornare libero», aveva spiegato, lamentando che le immagini delle telecamere del negozio che l'avrebbero potuto scagionare 'sono sparite', non sono state acquisite.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso