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ESTERI 17 Novembre Nov 2014 0859 17 novembre 2014

Ucraina, Putin lancia l'ipotesi della federazione

Il presidente russo propone la decentralizzazione. E chiede lo stop ai sentimenti russofobi.

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Vladimir Putin.

Dopo il G20 in Australia, dove non sono mancate le polemiche sull'intervento russo in Ucraina, Vladimir Putin è itervenuto nuovamente sulla questione. «Se qualcuno sostiene in modo surrettizio la russofobia, in Ucraina accadrà una catastrofe. Sarà una vera catastrofe», ha detto in una intervista alla tv tedesca Ard.
«CREARE UN SINGOLO SPAZIO POLITICO». «Avviciniamo insieme le posizioni delle parti», ha auspicato il presidente russo riferendosi al conflitto nell'est ucraino tra Kiev e i ribelli filorussi. «Proviamo a creare un singolo spazio politico in questi territori. Noi siamo pronti a muovere in questa direzione, ma solo insieme», ha spiegato.
«Ci è stato ripetuto più volte: i separatisti filorussi devono fare questo e questo, voi potete influenzarlo in questo modo, voi dovete agire in questo modo. Io ho sempre risposto loro: cosa avete fatto per influenzare i vostri clienti a Kiev. O sostenete solo i sentimenti russofobi?».
«SERVE FEDERALIZZAZIONE». L'Ucraina ha bisogno di una federalizzazione: lo ha ribadito il leader del Cremlino in una intervista alla tv tedesca Ard, di cui le agenzie russe hanno diffuso alcuni stralci. «Non capisco la contrarietà di alcune forze politiche in Ucraina persino a sentir parlare della possibilità della federalizzazione», ha spiegato Putin, che la ritiene un modo per consentire alla gente che vive in questi territori di «sentirli come la loro patria, a prescindere dalla lingua che parla».
«Ultimamente abbiamo sentito che la questione in materia dovrebbe essere non la federalizzazione ma la decentralizzazione», ha proseguito. «È davvero tutto un gioco di parole. È importante capire cosa significano queste nozioni: decentralizzazione, federalizzazione, regionalismo. Si possono coniare decine di altri termini», ha aggiunto, sottolineando che «le persone che vivono in questi territori devono capire che hanno diritto a qualcosa, possono decidere qualcosa per se stessi nella loro vita».

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