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DISORDINI 18 Novembre Nov 2014 1706 18 novembre 2014

Corvetto, la rabbia degli inquilini abusivi

Occupano case dell'Aler. E vivono ogni giorno con l'angoscia di essere sgomberati. L43 tra le madri di Corvetto. Periferia sud di Milano.

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Cassonetti bruciati. Bidoni rovesciati a bloccare le strade. Sirene. Traffico chiuso. Camionette della polizia e agenti antisommossa.
Benvenuti a Corvetto, uno dei quartieri caldi degli sgomberi a Milano. Poche fermate di metropolitana da Porta Romana.
La mattina del 18 novembre è partito il tam tam di telefonate tra gli inquilini abusivi: «Sgomberano, venite».
In realtà gli obiettivi della polizia sono due centri sociali: il Corvaccio, dove continua la «resistenza», e il Rosanera, già sgomberato.

  • Le testimonianzedegli inquilini abusivi di Corvetto raccolte da L43.

«Io ai domiciliari in una casa abusiva»

In via Ravenna le persone sono arrabbiate. Tanto. Sono soprattutto donne e continuano a informarsi l'una con l'altra sui bambini «bloccati a scuola e alla materna», dove a causa dei disordini non arrivano i pranzi dalle mense.
Molte di loro sono diventate madri giovanissime e hanno «sfondato» perché non sapevano dove andare.
«PER FARSI APRIRE UNA CASA BASTANO 50 EURO». Come Chiara, ormai ex abusiva. Aveva fatto domanda con sua madre per una casa popolare dell'Aler dopo uno sfratto. Ma non è stata accettata. E così ha pagato una cinquantina di euro e si è fatta aprire un appartamento sfitto.
È rimasta in quelle condizioni per sette anni. «Addirittura sono stata ai domiciliari nella mia casa abusiva», sorride amara.
Anche se la storia che raccontano altri è diversa. Per ottenere un posto si può pagare fino a 1.000 euro, alimentando un vero e proprio racket. Ma sono solo voci. Che nessuno si sente di confermare.
«PAGO LE UTENZE REGOLARMENTE». Nel piazzale, dietro il cordone di polizia, c'è anche Claudia. Ha 26 anni e lavora con un contratto part-time in una mensa scolastica. Ha occupato un appartamento nel quartiere con i suoi due bambini e campa con 800, 900 euro al mese.
Paga, come quasi tutti, le utenze regolarmente. E, paradossalmente, ha ottenuto la residenza nella casa in cui vive da abusiva. Ha fatto domanda all'Aler per l'assegnazione di un'abitazione ma non ha avuto risposta.
Anche perché chi occupa, a meno di deroghe straordinarie, non può accedere alle graduatorie. Ha provato a pagare un affitto simbolico. «Cento, 150 euro, quanto potevamo», dice. «Ma loro si sono tenuti i soldi. E mi hanno detto che è inutile».
Come lei anche C. (vedi la testimonianza nel video sopra, ndr). Ha 33 anni ma ne dimostra di più. Sta aspettando di entrare in graduatoria dopo 12 anni di abusivismo grazie alla legge 15, che dà la priorità a chi ha familiari portatori di handicap. Ma la risposta deve ancora arrivare.
Alla giunta Pisapia chiedono di essere messe in regola. Di poter pagare un canone concordato e accedere a una casa popolare. Magari con una sanatoria.
Per non essere condannate a essere abusive a vita.

La rabbia contro i centri sociali: «Non siamo le loro pecore»

Qualcuno se la prende con gli extracomunitari e i rom: «Arrivano da 4 mila chilometri e a loro danno la casa subito. Noi restiamo fuori».
Ma è una guerra tra poveri, alla fine. E le donne di Corvetto lo sanno.
«Ci mettono gli uni contro gli altri», commentano aspettando la carica della polizia. «Il fatto è che qua non si vive più».
Criticano l'azione dei centri sociali. «Non fanno altro che gettare benzina sul fuoco. Ma loro stasera una casetta dove andare ce l'hanno, tornano da papà e mamma. Noi no». E ancora: «Noi non siamo le loro pecore».
Ogni giorno le famiglie occupanti si svegliano con l'angoscia di perdere la casa. Che arrivino «quelli dell'Aler» a murare la porta dell'appartamento.
LO SGOMBERO IN VIA MOLISE. E mentre a Corvetto i centri sociali continuano le schermaglie con la polizia e a gridare slogan, a meno di due chilometri - in via Molise - «quelli dell'Aler» entrano in un appartamento occupato da 15 giorni da una giovane coppia di egiziani. Lei, 33 anni, incinta di tre mesi è sola in casa. I funzionari sistemano una lastra di metallo davanti alla porta e raccolgono tutti gli effetti personali sul pianerottolo.
«Ecco», dice Teresa con il magone, «oggi non dovevamo lasciare la palazzina».

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