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INDAGINI 18 Novembre Nov 2014 1912 18 novembre 2014

'Ndrangheta, come i clan si infiltrano in Lombardia

Cosche a Monza, Lecco, Como e Pavia. Radicate da 40 anni. L'antimafia svela mappe e intrecci delle 16 cellule al Nord. Tra riti criminali e affiliazioni. Video.

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Una fase dell'affiliazione dell'ndrangheta.

C'è una data, negli atti dell'inchiesta che ha portato all'arresto di 44 presunti affiliati alla 'ndrangheta tra Lombardia e Sicilia - associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi sono i capi di imputazione - che meglio di altre spiega la portata del fenomeno 'ndrangheta in Lombardia e l'importanza delle indagini condotte dal Ros di Milano, con il coordinamento della procura antimafia del capoluogo guidata da Ilda Boccassini: 1'8 settembre 1975.
FONDATE LE PRIME FILIALI. È il giorno in cui nacque il 'locale' - cioè la cellula dell'organizzazione criminale sul territorio - di Calolziocorte, Comune di 13 mila abitanti in provincia di Lecco, dove 39 anni fa, per stessa ammissione degli affiliati pedinati e intercettati dai carabinieri, la 'ndrangheta calabrese fondò una delle sue prime filiali lombarde, moltiplicatesi a decine negli anni, come diverse inchieste hanno dimostrato: a Como, Lecco, Monza e nell'intera regione.
RADICAMENTO DA 40 ANNI. Nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere (ai domiciliari per te indagati), il gip Simone Luerti descrive un «radicamento» profondo della criminalità organizzata calabrese nella Regione e una «capacità intimidatoria già ampiamente acquisita da almeno 40 anni».
PRIME INDAGINI NEL 1994. Parlare di sola infilitrazione della 'ndrangheta in Lombardia, insomma, non è più possibile. L'indagine dei pm Paolo Storari e Francesca Celle, coordinati da Ilda Boccassini, viene da lontano.
È la prosecuzione, annota il gip, «della nota operazione denominata 'I fiori della notte di San Vito'», che nel giugno 1994 colpì centinaia di affiliati al clan Mazzaferro, «una sorta di embrione nella provincia comasca di quella che poi sarà chiamata 'La Lombardia', l'articolata struttura di 'ndrangheta a cui si riferiscono tutti i locali e le 'ndrine in Regione».

La maggior parte dei processi conclusa con sentenze di condanna

Milano (Askanews) - Quaranta arresti nelle fila della 'Ndrangheta, soprattutto in Lombardia. L'operazione 'Insubria' dei carabinieri del Ros ha inflitto un colpo significativo ai clan mafiosi, mettendo una volta di più in luce la profonda penetrazione anche nel Nord Italia. A colpire in particolare i video dell'affiliazione e le registrazioni effettuate dai militari, nelle quali gli 'ndranghetisti parlano in modo che appare quasi cinematografico. 'Noi non possiamo mai cambiare', dicono i personaggi filmati.Al centro delle indagini ci sono tre gruppi 'ndranghetisti radicati nel Comasco e nel Lecchese, con diffuse infiltrazioni nel tessuto locale e saldi collegamenti con le cosche calabresi di origine. Una situazione che, insieme alla ritualità delle affiliazioni con riferimenti massonici e giuramenti, rende ancora più inquietante lo scenario della diffusione della 'Ndrangheta in tutto il Paese.

Dal 1994, decine di inchieste si sono susseguite, e la maggior parte dei processi che ne sono scaturiti si è conclusa con sentenze di condanna.
È solo di giugno la decisione della Cassazione di confermare in via definitiva le condanne dell'indagine 'Infinito', la maxi operazione anti-'ndrangheta condotta tra Milano e Reggio Calabria.
NEL 2010 BLITZ A PADERNO. Nel 2010 portò all'arresto di circa 200 persone accusate di una pluralità di reati, dall'usura al riciclaggio alla corruzione.
In quella inchiesta i carabinieri intercettarono una riunione di 'ndranghetisti nel circolo Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano, nell'hinterland milanese, per designare il nuovo capo, all'ombra della foto dei due giudici palermitani uccisi dalla mafia.
DA MILANO A PAVIA, 16 'LOCALI'. E sempre con quella operazione, l'antimafia milanese riuscì a ricostruire una mappa abbastanza esaustiva della presenza della 'ndrangheta in Lombardia, arrivando a individuare l'esistenza di almeno 16 'locali': Milano, Cormano, Bollate, Bresso, Corsico, Legnano, Limbiate, Solaro, Piotello, Rho, Canzo, Mariano Comense, Erba, Desio, Seregno e Pavia.
Successi che concedono speranza all'Italia onesta e a chi combatte contro i clan. Ma che fanno risuonare anche pericolosi campanelli d'allarme.
Perché nonostante gli sforzi di magistrati e forze dell'ordine, la criminalità organizzata continua ad assoldare uomini e a fare affari in Lombardia.
Si rigenera con l'usura, le estorsioni, la corruzione, il riciclaggio.

Ago, coltello e fazzoletto per il rito di iniziazione criminale

Milano (Askanews) - Un video documenta le regole di affiliazione alla 'Ndrangheta. E' stato diffuso dai Ros dei carabinieri un filmato in cui è ripresa, per la prima volta, la cerimonia per il conferimento della Santa, il più alto grado di affiliazione della 'Ndrangheta. Un rito registrato in Lombardia, non sui monti della Calabria, che racconta di giuramenti e veleni.

La retata portata a termine il 18 novembre è figlia dell'indagine Infinito. Segno che pure la mano dura dello Stato non basta a sradicare un fenomeno così datato nel tempo.
Ora all'elenco delle 16 locali in Lombardia se ne aggiungono altre tre: Calolziocorte, in provincia di Lecco, Cermenate e Fino Mornasco (Como).
L'AFFILIAZIONE DEI NOVIZI. E dopo le riprese choc degli 'ndranghetisti riuniti nel circolo di Paderno Dugnano dedicato a Falcone e Borsellino, i filmati del Ros consegnano alla storia un'altra, inquietante, testimonianza della fenomenologia mafiosa: la cerimonia di affiliazione dei “novizi”, ripresa in un terreno agricolo in provincia di Lecco, a Castello di Brianza, di proprietà di Michelangelo Panuccio, e chiamata dai sodali “mangiata” (video).
Il conferimento della “Santa”, qualifica di medio grado nella gerarchia criminale, a Giovanni Butta, avviene alle 11.40 di una domenica mattina, la domenica prima di quella delle Palme.
IL CELEBRANTE È IL CAPO. Il celebrante è il capo locale, indagato ora agli arresti, Antonino Mercuri, detto “Pizzicaferro”. Un ago, un coltello e un fazzoletto sono gli oggetti necessari per il rito.
Mercuri dice: «buon ve... buon vespero e santa sera ai santisti... ai santisti... buon vespero... giusto appunto questa santa sera... giusto appunto questa santa sera nel silenzio... nel silenzio della... della no... nel sile... nel... nel silenzio della notte... e sotto la... sotto la luce delle stelle e lo splendore della luna... è...».
Una sorta di dichiarazione di apertura dei lavori, di appartenenza alla società di tutti i presenti. Poco dopo, arriva la vera affiliazione.

Citati Garibaldi e Mazzini. E per chi sgarra c'è il suicidio

Un agente della Direzione distrettuale antimafia.

Ancora Mercuri rivolgendosi a Butta: «A nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora passo la mia prima votazione sul conto di Buttà Giovanni. Se prima lo conoscevo da camorrista di sgarro fatto e fedelizzato... completo... eh... d'ora innanzi lo conosco per un camorrista... per, per un santista, fatto e... per un camorrista appartenente e non appartenente a questo corpo di società... datemi la mano».
«GIURO DI RINNEGARE TUTTO». Il dialogo tra i due prosegue con il giuramento.
Mercuri: «Dite appresso a me. Giuro». Butta: «Giuro». Mercuri: «Di rinnegare». Butta: «Di rinnegare». Mercuri: «Tutto fino alla settima generazione». Butta: «Tutto fino alla settimana generazione». Mercuri: «Tutta la società criminale da me, fino a oggi, riconosciuta». Butta: «Tutta la società criminale da me fino a oggi riconosciuta». Mercuri: «Per salvaguardare l'onore e le cose dei miei saggi fratelli». Butta: «Per salvaguardare l'onore e le cose dei miei saggi fratelli».
Butta promette fedeltà, ma il rito non è finito.
Il giovane deve capire che da quel momento, per chi tradisce, la giustizia non sarà più quella degli uomini, ma quella della sacra famiglia criminale.
O IL VELENO O LA PISTOLA. Mercuri: «La montagna... monte... monte... monte santo. Ci sono due strade... oggi, da questo momento in avanti, non vi giudicano gli uomini... si 'n cesti cosa (se succede qualche problema, ndr) vi giudicate da solo. Ci sono due alternative. Se, facendolo... face... se nella vita nostra ci sarà una trascuranza grave, non devono essere i fratelli vostri a giudicarvi. Dovete essere voi a sapere che avete fatto la trascuranza. Vi giudicate voi quale strada dovete seguire».
Al nuovo affiliato vengono prospettate due soluzioni in caso di tradimento: «O vi avvelenate», dice Mercuri, o, prosegue, verosimilmente mostrando una pistola: «Vedete qua ne ha... quanti colpi ha in canna, ne dovete riservare sempre uno! Se casomai, non ce la fate a fare una cosa... quello è per voi!»

Affiliato pure il figlio 17enne del boss

Alla cerimonia nelle campagne lecchesi ha partecipato anche un ragazzo minorenne, che sarebbe affiliato al locale di Calolziocorte (Lecco).
«Ciò dimostra la difficoltà delle nuove generazioni a sottrarsi alle cosche», ha spiegato Ilda Boccassini presentando i risultati dell'indagine.
ASSOLDATO IL NIPOTE. La presenza di minori tra le fila della 'ndrangheta in Calabria è quasi «una prassi», spiegano gli investigatori, ma nel Nord Italia è la prima volta che un fatto del genere «viene riscontrato dalle indagini».
A introdurlo nel sodalizio criminale sarebbe stato il padre, Salvatore Pietro Valente, arrestato.
Oltre al figlio 17enne, l'uomo avrebbe fatto affiliare alla 'ndrangheta anche il «giovane nipote» Nicholas Montagnese, anch'egli arrestato.
PRESENTI I VECCHI CAPI. Nuove leve e consumati criminali. Al meeting 'ndranghetista di Castello di Bianza hanno preso parte non solo i giovani da iniziare, ma anche vecchi boss di stanza in Svizzera: alberghi di lusso e ville, cinque minuti per superare il confine e venire a sistemare gli affari in Italia.
Tra i presenti alla riunione c'erano anche Peppe Larosa - boss di Giffone, piccolo paese in provincia di Reggio Calabria, detto 'Peppe la Mucca', che secondo l'inchiesta è il dominus delle cosche calabresi tra il Comasco e il Lecchese tanto che i suoi sottoposti precisano: «A lui bisogna dire tutto» - e Michele Chindamo, considerato il capo del locale di Fino Mornasco, nel Comasco.
I due dimostrano una certa esperienza in fatto di segretezza e indagini. Attenti alle possibili trappole tese dalle forze dell'ordine, a quello che scrivono i giornali, alla direzioni in cui si muovono le indagini, si premurano anche di bonificare l'auto da eventuali cimici utilizzando un particolare strumento.

Il terrore di essere intercettati: «Uso solo telefonini svizzeri»

Larosa invita tutti a spegnere i cellulari e a disfarsene, rivelando anche dettagli particolari sulle sue utenze e le sue modalità di comunicazione: «Io dopo che sono uscito dal carcere... telefonini stop! Solo quelli svizzeri».
E ancora: «Qualche telefonata la faccio così... con quello di mia moglie... ai famigliari, va... sennò... telefonino, stop! Già... con questi satellitari già ci vedono pure quello che abbiamo mangiato oggi... immaginati con i telefonini... e poi dici 'minchia li hanno fottuti'».
«CELLULARI? COME CARABINIERI». Chindamo è ancora più esplicito e si mostra informato su tutte le indagini svolte dalla procura di Milano: «Avere in tasca un cellulare... è come avere in tasca un carabiniere (...) questa qua era la Boccassini... il pubblico ministero che ha fatto il blitz all'epoca...», dice riferendosi all'inchiesta Infinito.
Chindamo è lo stesso che intercettato nel 2013 scandisce al telefono una frase che il gip Luerti descrive come «rassegnata accettazione di un ineluttabile destino criminale» e testimonianza dell'«immobilismo di un fenomeno criminale che non solo non può, ma soprattutto non vuole cambiare».
Dice Chindano: «La musica può cambiare, ma per il resto... siamo sempre noi... non è che... non è che cambia... noi non possiamo mai cambiare».

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